Adriano Visconti : L’Aviatore di Tripoli di Giovanni Massimello (Parma: Edizioni Storia Militare, 2018) I.S.B.N. 9788894337600

Visconti   Presentiamo il nuovo libro sul Maggiore Pilota Adriano Visconti a firma  di Giovanni Massimello, un volume indispensabile per poter conoscere una  delle figure più  importanti nella storia militare italiana

Testo e foto di Gabriele Luciani

 

Dopo oltre venti anni dal suo primo lavoro su Adriano Visconti, allora redatto con il generale Giovanni Pesce, l’ing. Giovanni Massimello torna ad occuparsi, sempre per le Edizioni Storia Militate, di quello che, con certezza, si può definire il pilota italiano da caccia più carismatico nel corso della seconda guerra mondiale. La nuova Opera consente di focalizzare ulteriormente l’attenzione su questo Aviatore e porta anche alla diffusione della obiettiva conoscenza della Sua breve esperienza terrena che racchiude il meglio delle caratteristiche peculiari di un Uomo e di un Militare degno di questi nomi, come il senso del dovere, la lealtà, il cameratismo e lo spirito di sacrificio, anche se, nell’ultima e più drammatica parte della Sua esistenza, queste alte doti morali furono dallo stesso Adriano Visconti purtroppo accostate, sia pure inconsapevolmente e con i migliori intenti (primo fra tutti quelli della strenua difesa delle città del settentrione italiano dalla indiscriminata offesa aerea anglo-americana) ad una causa che solo dopo il compiersi dei fatti, si è dimostrata essere storicamente errata…

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Proprio per queste motivazioni , la figura di questo aviatore, nato a Tripoli l’11.11.1915 e vigliaccamente ucciso a Milano il 29.4.1945, è una di quelle che qualsiasi cultore di storia delle aviazioni militari italiane, non può assolutamente esimersi dall’esaminare, basandosi però su fonti serie , come appunto il recente libro di Giovanni Massimello. In questa occasione, già a partire dal sottotitolo (L’Aviatore di Tripoli), si avverte subito che l’Autore, grazie anche al fattivo contributo del Dott. Gianni Tripodi,figlio della sorella di Adriano Visconti, ha descritto alcuni degli aspetti più strettamente personali del Pilota, parlando delle Sue origini e delle tradizioni militari della Sua famiglia, nonché degli anni giovanili vissuti in colonia dove dal 1911 risiedeva il padre Galeazzo Visconti con la famiglia, fino alla ammissione al corso “Rex” della Regia Accademica Aeronautica di Caserta.

I primi due capitoli, in particolare quello che esamina la frequentazione del corso d’accademia, fanno comprendere molto della formazione del carattere del futuro comandante Adriano Visconti che ben presto si forgiò in un Uomo carismatico e volitivo, un ufficiale capace di avere la stima dei suoi collaboratori anche se con alcuni tratti spigolosi. Non fu fra i primi del Suo corso, invero molto duro e selettivo, ma riuscì ad avere buone valutazioni in alcuni aspetti fondamentali dell’iter accademico tanto da esser destinato a quella che era l’assegnazione più ambita dagli Aquilotti, ovvero la linea caccia. Ciò malgrado, pur di rientrare in Libia per esser così di nuovo vicino alla famiglia, il neo sottotenente pilota accettò di transitare nel 50° stormo d’assalto della Regia Aeronautica, iniziando così una carriera miltare incredibilmente intensa svoltasi dapprima nei cieli africani (i fatti descritti nel terzo capitolo del libro), poi in quelli del Mediterraneo per terminare nei cieli dell’Italia settentrionale; se non fosse tutto asseverato da documenti ufficiali, la narrazione di tali vicende parrebbe un soggetto degno di un romanzo (ed invece come detto è Storia vera!) o di un lungometraggio che forse in altri paesi, ben più attenti ai loro eroi di guerra, si sarebbe già realizzato…Giovanni Massimello descrive la carriera di Adriano Visconti con sobria chiarezza e con opportuni riferimenti ai coevi episodi della storia d’Italia e delle sue aeronautiche, come le difficoltà d’uso del Breda 65, e le traversie della R.A. in Libia descritte nel terzo capitolo del libro…In questo teatro operativo già il 21.6.1940, c’è la concessione di una medaglia di bronzo al valor militare ad Adriano Visconti , seguita ad ottobre e a dicembre dello stesso anno da ben due altre medaglie, ma queste volte addirittura d’argento. Se non bastassero le concessioni di queste onorificenze (e le relative motivazioni delle stesse) fra le più alte solitamente concesse a “viventi”, ad inquadrare il valore dell’ufficiale, Giovanni Massimello riporta pure le testimonianze di chi ha conosciuto l’allora Tenente Visconti: oltre alle doti di coraggio , lo stesso Adriano Visconti “denotava la capacità del comando”…Con il quarto capitolo, si passa all’esame del ritorno ai ruoli caccia e alla ricostituzione in Italia del 54 st cui apparteneva la 76° sq. : a questo reparto venne assegnato il tenente Visconti l’’8.3.1941, rimanendovi per oltre due anni, pilotando dapprima i Macchi C.200 e poi il successivo 202, sempre sui cieli del Mediterraneo centrale. Anche in questo ciclo di operazioni Adriano Visconti confermò il Suo valore, pure nel corso di missioni fotografiche di importanza strategica sull’isola di Malta: la concessione “sul campo” della terza medaglia d’argento, tre abbattimenti di altrettanti velivoli inglesi ( 15/6/1942 un Bristol Blenhein , due Spitfire V il 13/8/1942 , sempre ai comandi di un C.202 ) , sono alcuni dei fatti salienti di un intenso impegno operativo che fu tale anche da far conoscere ed apprezzare sempre più lo stesso ufficiale, a soli ventisette anni, anche da parte dei suoi superiori che concessero al Pilota anche una seconda medaglia di bronzo il 15.8.1942. Il nome di Adriano Visconti diveniva il riferimento pure per i colleghi di nuova assegnazione alla 76° sq. tanto che gli stessi in seguito ne sarebbero rimasti fedeli gregari…Il quinto ed il sesto capitolo della monografia di Giovanni Massimello passano ad esaminare i momenti nei quali la carriera militare di Adriano Visconti ha delle svolte fondamentali: le Sue capacità sono oramai così note che, il 18.3.1943, lo S.M. delle R.A. ritiene opportuno promuoverlo al grado di capitano e nominarlo comandante della 76° sq. , all’epoca dislocata in Tunisia; nel corso di questo breve ma cruento ciclo d’operazioni a vana difesa dell’ultimo lembo di terra d’Africa ancora in mano all’Italia, il capitano Visconti abbatte l’8.4.1943 un P.40 e il il 29.04.1943 uno Spitfire V , e questa quinta vittoria riportata come dal libretto di volo (già rinvenuto e citato nella prima Opera di Giovanni Massimello e Giuseppe Pesce) , lo può far considerare un “asso” della caccia (come da tradizione instaurata dalla prima guerra mondiale in tutte le aviazioni militari per i piloti da caccia al conseguimento del loro quinto successo personale) e gli valse la concessione della quarta medaglia d’argento al valor militare ! Dopo un aver conseguito il 6.5.1943 la sesta vittoria a spese di un altro Spitfire V, la situazione in Tunisia divenne drammatica: con i resti della 76 squadriglia Adriano Visconti era di base a Korba ed ottenuta l’autorizzazione al rientro in Italia, con gli specialisti del reparto fu in grado di rimettere in condizioni di volo cinque Folgore; fu deciso che oltre ai rispettivi piloti, nelle carlinghe dei caccia fosse trasportato un ulteriore passeggero per evitare anche allo stesso la inevitabile prigionia; fra i sorteggiati ci fu anche Adriano Visconti che partì per Pantelleria l’11.5.1943 trasportando il tenente Egeo Fioroni. Nel successivo mese di giugno il capitano Visconti venne inizialmente destinato all’abilitazione sul Bf.109 che in quei mesi stava entrando in linea con la R.A. e per questo fu dislocato presso il 150° gr. ct. in Sicilia dove fra l’altro l’asso italiano incontrò un famoso asso tedesco, il Major Johannes “Macky” Steinhoff, c.te dello Jagdgerschwader 77. Il pilota germanico lasciò una chiara ed univoca testimonianza (riportata da Giovanni Massimello) sull’altissimo valore come Uomo e Militare di Adriano Visconti, asseverando pure che il medesimo pilota italiano era noto ed apprezzato anche dagli altri colleghi tedeschi e già da mesi prima…Lo S.M. della R.A. , presa il 26.6.1943, la decisione di costituire un apposito reparto da ricognizione alle sue dirette dipendenze (quella che poi diverrà la 310 Sq.) richiamò il capitano Adriano Visconti a Guidonia, dando in pratica allo stesso carta bianca per la composizione del personale pilota del medesimo reparto! I velivoli questa volta erano dei C.205 appositamente modificati con la eliminazione della radio di bordo e l’installazione di una fotocamera nella parte bassa della fusoliera in posizione centrale. A metà luglio quattro di questi Veltro arrivarono a Guidonia per la 310 sq. i cui piloti, oltre all’addestramento all’uso del velivolo ebbero pure modo di partecipare alla difesa aerea di Roma anche nei mese di agosto fino al 25 dello stesso mese quando tre 205 e tre piloti del reparto fra cui il comandante, vennero dislocati sul campo di Decimannu per ricognizioni da effettuare sulle coste algerine e tunisine. Dopo aver effettuato diverse di tali missioni sino al 7.9.1943, l’improvvisa ed inattesa comunicazione via radio della firma dell’armistizio colse la sera dell’8.9.1943 in piena sorpresa gli uomini del capitano Visconti che come tantissimi altri comandanti italiani quel giorno cercò inutilmente di mettersi in contatto con i propri superiori che nel caso della 310 sq. erano a Roma…Invece di rientrare in continente da soli e con i tre velivoli, lasciando così i nove specialisti del reparto in Sardegna (e quasi certi di essere catturati dagli ex-alleati tedeschi) , i piloti del reparto ritennero di ripetere quanto fatto in Tunisia; svuotando le fusoliere dei ricognitori, otto degli specialisti (il nono era il maresciallo fotografo che volle rimanere a terra per tentare di salvare le prezione macchine fotografiche) presero posto all’interno dei tre C.205 ed il 9.9.1943 gli stessi velivoli con ben undici persone trasportate raggiunsero indenni Guidonia dove invece già regnava il caos post armistiziale, lo stesso in cui in quei giorni, gran parte del paese era caduto…Sul settimo capitolo della monografia ci sarebbe da scrivere non una presentazione ma un ulteriore libro…Si tratta infatti della descrizione dei motivi che protarono Adriano Visconti ed tanti altri militari sia della R.A. che delle altre FF.AA. italiane a non abbandonare la propria uniforme dopo l’armistizio ed aspettare il maturare degli eventi, per prendere una ponderata decisione sul proprio futuro. Molti militari italiani in quei drammatici giorni si chiesero come poter rimanere fedeli al giuramento dato ad un re che per aveva abbandonato al proprio destino non solo milioni di propri concittadini e soldati ma addirittura la figlia Mafalda, pur di salvare se stesso e la continuità dinastica di casa Savoia; va inoltre rilevato che tale giuramento terminava con la frase “per il bene indissolubile del re e della Patria” e per molti militari era decisamente più importante la seconda entità rispetto al monarca…Inoltre con la sottoscrizione dell’armistizio e la relativa resa incondizionata agli anglo-americani, il Regno d’Italia aveva perso qualsiasi sovranità divenendo a tutti gli effetti un fantoccio in mano all’AMGOT che solo lentissimamente concesse qualche possibilità al governo del M.llo Badoglio che quindi anche da un punto di vista giuridico non aveva più alcuna valenza effettiva (fatto questo riconosciuto anche da una famosa e nota sentenza del Consiglio di Stato degli anni 50) . A tutto questo si aggiunge, fatto non secondario, che molti italiani (così come le più importanti organizzazioni ebraiche statunitensi ad esempio) non conoscevano pienamente l’effettiva portata delle persecuzioni razziali naziste e ritennero doveroso continuare a combattere con il precedente alleato tedesco, sia pure per un senso dell’onore del rispetto di tale alleanza. Per non parlare poi del comportamento degli anglo-americani che continuavano a bombardare con pesanti incursioni aeree indiscriminatamente anche obiettivi civili o di scarsissimo valore miltare ubicati nella parte del territorio italiano non ancora da loro conquistato (si parla tanto dei crimini commessi in Italia dai tedeschi ma quelli perpetrati dai militari anglo-americani e dai loro alleati, fin dalla occupazione della Sicilia e ben oltre la seconda guerra mondiale sempre in Italia spesso non furono da meno e rimasero sempre impuniti…). .Oggi è facile dirsi che si sarebbe stati pronti a confluire senza esitazione alcuna in una delle Italie esistenti negli anni 1943-45 (quella del Regno del Sud, quella della Repubblica Sociale Italiana, quelle delle formazioni partigiane) quando in realtà aderire ad una o ad una altra parte fu nella realtà una scelta difficilissima, dovuta alle più varie motivazioni, alcune (come quelle di Adriano Visconti e dei tanti aviatori della Aviazione Nazionale Repubblicana nata il 23.9.1943 dopo la costituzione della R.S.I. ) intrise di buona fede e senso del dovere: c’è invece da credere che molti degli attuali “leoni da tastiera” che popolano i vari social network con post roboanti e pieni della loro crassa ignoranza, si sarebbe invece parcheggiati, come d’altronde la maggioranza degli italiani, sia in uniforme che in borghese, in quella comoda zona grigia del disimpegno attendista in attesa di accorrere in aiuto del vincitore…Adriano Visconti non fu in grado di rimanere in disparte e pur se fino all’armistizio di convinta fede monarchica, ritenne gradualmente di non seguire il governo badogliano ma sempre più convintamente di tornare a combattere contro i vecchi nemici anglo-americani.

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Grazie al Suo carismatico prestigio che godeva fra i piloti e gli specialisti italiani, gli fu relativamente facile convincerne molti a seguirlo in questa Sua scelta, quando i vertici della A.N.R. gli chiesero ufficialmente nell’autunno 1943 di radunare i suoi commilitoni ( a partire da chi aveva comandato nella 310 sq. e nella 76 sq.) per la costituzione di quel reparto da caccia che divenne poi il 1 gr.ct. della A.N.R., uno delle formazioni da combattimento della stessa aviazione della R.S.I.. Alla vita di questo reparto, formato da tre squadriglie di cui la prima fu affidata al comando del Capitano Visconti, sono dedicati i capitoli 8 e 9 della monografia di Giovanni Massimello che come altri recenti testi, smonta la precedente agiografia degli anni 70 che aveva descritto le vicende delle formazioni della A.N.R. in toni trionfalistici. La realtà operativa fu sempre più difficile anche se inizialmente, grazie anche all’adozione di tecniche più idonee, come la guida caccia via radio dai radar basati a terra contro gli aerei nemici, non mancarono diversi successi, tanto che Adriano Visconti conseguì già il 3.1.1944 la sua settima vittoria a scapito di un P.38, ma vennero ben presto anche le inevitabili e sempre più crescenti perdite di Uomini e velivoli. Alla fine di febbraio del 1944 passò al Capitano Visconti il comando interinale del 1° gruppo che nei mesi successivi oltre che in vari spostamenti di sede, fu impegnato in combattimenti sempre più cruenti anche per via del numero sempre più preponderante di velivoli avversari. All’asso italiano vennero attribuiti altri tre abbattimenti (un P.47 e due P.38) e il 15.5.1944 arriva la promozione al grado di Maggiore ed la definitività del comando del 1° gr. ct.. La crescente disorganizzazione generale della R.S.I. e il sempre più chiaro atteggiamento dei tedeschi di usarne a proprio piacimento il suo territorio, l’altrettanto crescente malumore del personale della A.N.R. per l’allontanamento del prestigiosissimo colonnello Ernesto “Gamba di Ferro” Botto dal ruolo di sottosegretario dell’Aeronautica, il doloroso stillicidio di piloti e specialisti e l’isolamento degli stessi in un ambiente che se non ostile era addirittura indifferente a tutto quanto stava avvenendo, ingenerò una profonda crisi nel personale del 1° gr. ct.. Tutto questo fu evidenziato direttamente ed apertamente al nuovo sottosegretario e Capo di S.M. dell’A.N.R., il generale Tessari, chiedendo risposte chiare in ordine a vitali aspetti non solo della operatività dei reparti della A.N.R. , ma anche persino dei rapporti della R.S.I. con i tedeschi. Il 19.6.1944 la risposta arrivò con i soliti provvedimenti “all’italiana” ovvero congedi immediati di piloti, trasferimento e licenze per altri, tanto che la 1 e la 2 sq. del 1° gruppo in pratica cessarono di esistere…Il Maggiore Visconti fu tenuto in licenza sino al 25.7.1944, mentre fino al 4.8.1944 vi furono altri combattimenti e altre perdite, in alcuni casi ancor più dolorose, se possibile, in quanto almeno due velivoli del 1° gr. furono colpiti da “fuoco amico”… Il peggio ancora doveva arrivare: i tedeschi, che dal 10.8.1944 avevano sospeso la fornitura di carburante, il 25.8.1944, improvvisamente si presentarono in armi presso tutti gli aeroporti sedi dei reparti operativi dell’A.N.R. tentando di imporre al personale italiano il forzato arruolamento nelle file della Lufthwaffe. Il risultato fu che i gruppi da combattimento italiani rifiutarono di sottostare a tale assurda richiesta e il personale del 1° gr. distrusse i propri velivoli (G.55 e C.205) mentre quelli del 2° gr. (Bf.109 G-6) furono ripresi dai tedeschi, e la caccia italiana scomparve dai cieli per un lungo periodo…Il 9.9.1944 il Maggiore Adriano Visconti fu convocato dall’ambasciatore tedesco Rudolf Rahn potendo esporre allo stesso le Sue perplessità sulla situazione della A.N.R. e la Sua opinione su come poter riorganizzare la caccia italiana…Le parole del prestigioso comandante italiano vennero tenute così in considerazione che i vertici italiani e tedeschi si accordarono per il pronto e progressivo riequipaggiamento del 2° gr. con dei Bf-109 delle ultime sottoversioni della serie G-6 (in quanto i piloti del medesimo reparto erano già abilitati al combattimento sul caccia tedesco) mentre constatata l’impossibilità di rifornirsi organicamente di velivoli italiani per il 1° gr. fu deciso di fare addestrare il personale dello stesso in Germania per l’impoego con velivoli di produzione tedesca.

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Il 12.11.1944 il reparto del Maggiore Visconti arrivò ad Holzkirchen: il periodo di scuola volo viene analizzato nel decimo capitolo della monografia dove si parla anche della fase addestrativa iniziale a Rangdsorf, di alcuni piloti del 1° gr. destinati al Me.163 con motore a razzo. Solo per colpa del maltempo e del pericoloso avvicinamento dell’Armata Rossa, non fu possibile abilitare i piloti italiani alla conduzione del rivoluzionario velivolo tedesco, la cui cessione alla A.N.R. così non si concretizzò. Dopo tre mesi, cinquantasette piloti furono abilitati a pilotare ìl Bf.109 e ritornarono in Italia, raggiunti entro il febbraio del 1945 da una consistente fornitura di 109 nuovi di fabbrica e delle più recenti sottoversioni della serie G.10 e G.14, e tre addirittura della serie K-4 che a differenza di quelli coevi assegnati al 2° gr. ct, eliminarono quasi del tutto le insegne tedesche in fusoliera e sulle superfici superiori delle ali ricevendo le insegne di nazionalità della A.N.R..Tale particolare parrebbe secondario ma anche se non asseverato da alcun documento ufficiale, c’è da credere che questa scelta fu forse dovuta alla volontà del Maggiore Visconti di rimarcare l’italianità del Suo reparto. Non si può inoltre non evidenziare che mentre mesi prima gli anglo-americani avevano sbolognato alla Regia Aeronautica, solo per ragioni di opportunità anche politica, loro velivoli strausati come gli Spitfire V b e V c oltre a i Martin Baltimore, tutti dismessi da reparti che si stavano riequipaggiando su velivoli di serie più moderne, o altri velivoli controversi come i Bell P-39 (rifiutati persino dai piloti di colore statunitensi notoriamente fra i meno considerati…), i tedeschi invece fornivano alla A.N.R. velivoli nuovi di fabbrica e delle serie più avanzate…Ciò malgrado, i risultati operativi con il caccia tedesco non furono affatto positivi per il 1° gr. che riuscì a compiere poche e negative missioni di combattimento con consistenti perdite di Uomini e caccia: fu anzi in occasione della prima uscita operativa con i 109 del reparto effettuata il 14/3/1945 che il Maggiore Visconti venne abbattuto salvandosi con il paracadute ma rimanendo ferito in modo tale da non poter più ritornare a volare…Erano comunque gli ultimi giorni di guerra e come per molte altre formazioni militari italiane rimaste in armi nell’aprile del 1945, malgrado il disfacimento politico della R.S.I., lo sfondamento del fronte da parte degli anglo-americani e la fuga dei tedeschi, c’era il problema di restare incolumi fino al termine delle ostilità: per molti la sopravvivenza coincise con l’arrivo nelle città del nord -italiana degli stessi anglo-americani che già da Anzio avevano trattato i militari della R.S.I. che catturavano come regolari prigionieri di guerra. Purtroppo la variegata presenza di formazioni di guerriglieri di diverse ideologie (spesso in aperto e cruente contrasto fra loro stesse, vedasi le stragi di Porzius, gli infoibamenti di partigiani italiani da parte di comunisti indigeni e slavi, gli omicidi del Capitano Neri e di Gianna…) e contrapposte finalità (con i comunisti che, come già durante la guerra civile spagnola, conducevano una lotta di classe stalinista più che una di liberazione come fatta invece dalle altre e più consistenti forze partigiane composte per la stragrande maggioranza di ex militari del R.E.) , rinforzate dai tanti italioti che accorrevano a cose oramai concluse per darsi una patente di patriota libertario, creava un pericolosissimo clima che sfociò anche in atti di vera e propria criminalità per nulla giustificati. Il personale del 1° gr. ct, distrutto il 27.4.1945 i propri velivoli superstiti sull’aeroporto della Malpensa per non farli cadere in mano al nemico, era concentrato a Gallarate, rimanendo però una formazione coesa e ben armata tanto che le trattative di resa con i guerriglieri di varie formazioni (ben diciassette presunti “capi” guerriglieri si presentarono o tentarono di parlamentare…) furono lunghe e laboriose e sono descritte nell’undicesimo ed ultimo capitolo della monografia: Adriano Visconti commise in questi frangenti un grave errore di valutazione ritenendo infatti di avere a che fare con persone che, come lui, Uomo d’onore, avrebbero mantenuto fede ai propri impegni, cosa che invece avvenne solo per l’arrivo degli anglo-americani. Il personale del 1° gr.ct. infatti ebbe destini diversi : una volta formalizzate le condizioni della resa, il 29.4.1945 gli avieri ed i sotto ufficiali furono congedati e lasciarono quasi del tutto indenni Gallarate; i sessanta ufficiali e le due ausiliare furono condotti a Milano presso la Caserma Montebello dove, in violazione degli accordi di resa, furono costretti a consegnare le proprie armi d’ordinanza. Subito dopo questo fatto, avvenne l’assassinio di Adriano Visconti e del Suo aiutante maggiore, il S.ten. Valerio Stefanini e stessa sorte sarebbe toccata agli altri ufficiali che furono salvati all’ultimo istante, il giorno dopo, solo dall’arrivo di truppe inglesi, di ufficiali del Regio Esercito e dei Carabinieri che riuscirono a farli spostare dalla Montebello. Perché uccidere Adriano Visconti ? Chi diede l’ordine ? a queste domande da anni si danno risposte diverse e mai però asseverate da documenti o testimonianze che possano ritenere fondata una o l’altra tesi…Anche l’ing. Massimello le esamina in una postfazione della sua monografia: fra le tante che riporta c’è anche quella forse ancora più abbietta, ovvero l‘intenzione da parte di alcuni cd. “partigiani” di appropriarsi, senza la scomoda presenza di testimoni, della ingente cassa valori del 1° gr. ct (con oltre undici milioni di Lire dell’epoca !) della cui effettiva sorte non se ne seppe più nulla, così come dell’oro di Dongo…Sono questi infami appetiti la vera causa dell’assassinio del 29.4.1945 e di altri fatti analoghi ?

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Questo buon volume di Giovanni Massimello, non quindi è una mera riedizione di quello precedente redatto con il compianto Generale Pesce, non solo per la cinquantina di pagine in più che offre al lettore. Vi sono poi anche delle nuove foto, abbastanza rare o inedite come quella di un C.200 fotografico della 76 sq e quella di un C.205 fotografico della 310 sq. ; per anni poi i modellisti si sono chiesti come poter riprodurre in scala uno dei velivoli di Adriano Visconti (oltre al famoso Erla G.10 Wr.N. 491356) e a pag. 135-136 ci sono finalmente le foto di un C.205 del 1° gr. ct. nel cui abitacolo c’è lo stesso Pilota. Su un aspetto della vicenda terrena di Adriano Visconti però c’è ancora qualcosa da evidenziare, ovvero come è nata la leggenda delle Sue ventisei vittorie mentre come già appurato dal rinvenimento del libretto di volo da parte del medesimo Ing. Massimello già nel 1996, le stesse sono in realtà dieci ? Ci torneremo quanto prima, ma nel frattempo, a maggior riprova della validità della monografia edita da Storia Militare vanno evidenziato infine l’intervento del Generale Mario Arpino riportato all’interno della stessa monografia nonché la recente presentazione della stessa presso la Casa dell’aviatore di Roma alla presenza dei vertici dell’A.M.I. , due circostanze che la dicono lunga sulla validità dell’Opera in questione. 

Gabriele Luciani

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