Aermacchi C.205 SCALA 1/32 - Italeri cat. no. 2519
Come era lecito aspettarsi dopo l'uscita del C.202 in 1/32, Italeri ha proposto nella stessa scala il diretto discendente del Folgore, l'Aermacchi C.205 con un modello che rispecchia le caratteristiche che distinguevano il Veltro della III serie nella configurazione degli anni 1943-1944 . Ecco la presentazione di questo kit molto atteso da chi dedica le sue attenzioni ai soggetti italiani.
Foto e testo di Gabriele Luciani
Alla fine del 1941 l'entrata in servizio nella Regia Aeronautica del Reggiane 2001 e dell'Aermacchi C.202 Folgore, consentì finalmente ai piloti da caccia italiani di misurarsi alla pari con gli avversari, ma la consapevolezza del rapido progesso tecnolgico in atto durante gli anni del conflitto non poteva certo lasciare tranquilli non solo i vertici della stessa R.A. ma anche i progettisti italiani. Uno di loro, l'ing. Mario Castoldi , "padre" del Folgore, era ben consapevole che il salto di qualità fra la sua precedente realizzazione, il C.200 Saetta (in pratica il migliore caccia italiano prodotto in larga serie negli anni 1940 e 1941) e il C.202, era dovuto esclusivamente all'adozione di un valido motore come il DB.601A di produzione tedesca al posto dell'asfittico F.I.A.T. A 74 . Mario Castoldi quindi, venuto a conoscenza dello sviluppo in Germania del motore DB-605A (accreditato ben 1475 CV), una profonda evoluzione del DB-601, ritenne opportuno anche in questa occasione di suggerire alla R.A. di acquisire quanto prima la licenza di produzione del nuovo propulsore tedesco, proprio per un ulteriore sviluppo del C.202. Ottenuta la licenza di produzione del DB-605A , la cui realizzazione fu affidata alla FIAT, nell'autunno del 1941 viene quindi avviato un programma teso alle realizzazioni di un nuovo caccia con questo motore: malgrado le esperienze pregresse, anche in questa occasione non si arrivò a far concetrare gli sforzi dei produttori su un unico modello e le tre maggiori ditte aeronautiche italiane FIAT, Aermacchi e OMI "Reggiane" ricevettero ordini per tre differenti prototipi, rispettivamente il G.55, il C.205 (si pensava inizialmente ad una nuova versione del Folgore che avrebbe dovuto avere anche un'ala di superficie maggiorata) e il Reggiane 2005. La Aermacchi però si rese conto che comunque il suo C.202 con poche modifiche poteva ospitare in fusoliera il DB-605A: denominato dapprima C.202 Bis e poi C.205V "Veltro", il nuovo caccia viene realizzato usando come prototipo un Folgore prelevato dalla IX serie costruttiva e che fece il primo volo con il DB-605 il 14.4.1942. All'esterno le differenze più evidenti fra il C.202 ed il C.205V erano concentrate nella zona del motore: oltre ad una elica differente (ovvero la Piaggio P2001) con un riduttore più grosso e tale da richiedere una cappotta più bombata, il Veltro presentava un impianto di refrigerazione dell'olio motore sdoppiato in due contenitori posti sempre sotto il muso e di forma cilindrica; il C.205 inoltre adottava un carello posteriore retrattile,il becco di compensazione del timone era maggiorato e come Marco Gueli ha evidenziato in un suo articolo su Ali Antiche n. 39 del G.A.V.S. la posizione dei portellini di ispezione della radio era diversa e più arretrata; anche le carenature delle gambe dei carrelli principali hanno alcune differenze rispetto a quelle del C.202 , di cui quella più evidente è la presenza di due intagli rettangolari; nelle ali del Veltro inoltre trovavano posto in pianta stabile due mitragliatrici da 7,7 mm oltre alle solite due armi da 12,7 mm in fusoliera. Mentre l'Aer.Macchi e le sue sussidiarie Breda e SAI Ambrosini continuavano a produrre il Folgore, vennero costruiti anche in Italia i DB-605A e fu a questo punto che il gen. Rino Corso Fougier, sottosegretario di Stato all'Aeronautica e capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, nel tentativo di razionalizzare finalmente la produzione aeronautica concentrando le poche risorse disponibili, ordinò una prima serie di cento Veltro alla Aermacchi. Inoltre , per quasi tutto il corso del 1942, si tentò più volte di "convincere" la FIAT-Aeritalia a produrre il C.205 V, riuscendo alla fine a commissionare nell'ottobre 1942 alla ditta torinese trecento esemplari (era la II° serie, con MM. da 90050 a 90349) del Veltro . La FIAT -Aeritalia dopo il 1940 si era arenata nel vano tentativo di realizzare un suo motore in linea, l'A.38, un propulsore che non vedrà mai la luce...nel frattempo pur di mantenere impegnate le maestranze, ancora nel 1942 venivano costruiti aerei oramai anacronistici come il C.R. 42 e il G.50, ed anzi nel tentativo di risolvere in qualche modo la situazione la FIAT-Aritalia installò il DB-601 sui due citati velivoli ma oramai (e per fortuna,viste le scadentissime prestazioni ottenute anche con il motore tedesco...) i due prototipi (il CR.42 con il DB-601 e il G.50V ) erano in forte ritardo rispetto ai C.202 e al Reggiane 2001. Con molta riluttanza la FIAT-Aeritalia accettò come detto solo nell'ottobre del 1942 di produrre il C.205 V il cui primo esemplare di serie, che aveva volato il 5.10.1942, venne all'uopo trasferito a Torino per fungere da riferimento per la successiva produzione in serie. Tutte le buone intenzioni di realizzare finalmente una standardizzazione della caccia della R.A. andarono in fumo dopo il pesante bombardamento dell'8.12.1942 che non solo distrusse l'esemplare del Veltro portato a Torino, ma anche le prime attrezzature predisposte per la produzione dei C.205 : alla fine prevalsero le solite rivalità fra i costruttori, arrivando così di nuovo al paradosso che ben tre tipi diversi di caccia vennero prodotti ed impiegati anche nel 1943 prima dell'armistizio dalla R.A., ovvero il Reggiane 2005, il F.I.A.T. G. 55 e l'Aermacchi C.205 V che già nel gennaio 1943 raggiungeva i reparti operativi. Pochi mesi prima, la Aermacchi con poche modifiche interne ed esterne alle semi ali del C.205V era riuscita inoltre ad installare sul Veltro il tanto agognato dai piloti italiani armamento pesante, ovvero due cannoni Mauser MG151/20 da 20 mm, per quella che poi sarà la III° serie del C.205V che l'8.9.1942 veniva commissionata in centocinquanta esemplari (MM dalla 92153 alla 92302, prodotti dal 25.6.1943 sino al 6.9.1943 sino alla MM 92221 , i restanti sino al 21.2.1944) venendo distribuiti ai reparti dal luglio 1943 . A differenza del C.202, il C.205 V fu costruito solo dalla Aermacchi e malgrado la perdita delle colonie, tutti i Veltro sia della serie I che della serie III, furono dotati delle attrezzature antisabbia (filtro sulla presa d'aria del motore e apposite carenature a copertura della parte soffitto degli interni dei vani carrelli principale) visibili nella Tav. 26 del Manuale di "Istruzioni e Norme per il montaggio, la regolazione e la manutenzione del velivolo Aer.Macchi C.205V"; inoltre, la mimetica applicata in fabbrica fu sempre quella ad anelli di fumo di colore Verde Oliva Scuro 2 sul fondo Nocciola Chiaro 4 per le superfici superiori e Grigio Azzurro Chiaro 1 per quelle inferiori. Un'altra ottantina di C.205 della serie III furono poi costruiti sino al febbraio 1944 mentre nel marzo del 1944 la Aermacchi completò una piccola ed ultima serie (la IV°) di 15 caccia C.205, del tutto simili a quelli della serie III ad eccezzione di un ulteriore e piccolo sportellino ovale sul cofano motore superiore destro: contrassegnati dalle MM. 98218-98232, vennero collaudati fra il 10.3.1944 e il maggio dello stesso anno; il decimo (MM. 98227) ed uno degli ultimi cinque costruiti vennero abbandonati, dopo il loro rispettivo volo collaudo, a Lonate Pozzolo (la foto dei resti delle loro fusoliere di questi due caccia, è stata pubblicata a pag. 26 della monografia N.27 dedicata al C.205 nell'ambito della collana Ali D'Italia); gli ultimi quattro Veltro di questa serie forse non furono nemmeno consegnati alla A.N.R.. Questi quindici C.205 realizzati dalla Aer.Macchi (così come gli ultimi G.55 "Centauro" costruiti anche loro sempre nella marzo-aprile del 1944 dalla FIAT Aeritalia) erano poi caratterizzati da uno schema mimetico a bande trasversali e larghe di due colori, distribuite "a spina di pesce" sulle superifici superiori dei velivoli e che Ferdinando D'Amico e Gabriele Valentini sulla monografia Air War over Italy 1944-45 hanno denominato "herringbone". Su “Camouflage and Markings of the Aviazione Nazionale Repubblicana 1943-1945” sempre di Ferdinando D'Amico e Gabriele Valentini, ci sono diverse foto (alcune di quelle dei Centauro sono state pubblicate già negli anni 70 in diverse pubblicazione ma sempre male interpretate...) che testimoniano come questo particolare schema fosse stato usato anche sul G.55 che un colladautore civile consegnò agli alleati: proprio le immagini di questo Centauro evidenziano l'uso del Nocciola Chiaro 4 e del Verde Oliva Scuro 2. Quasi tutti i C.205 prodotti prima dell'armistizio vennero consegnati a vari reparti della R.A. appartenenti al 1° st, 3° st. 4° st. 51° st., usati dalla primavera del 1943 nella strenua difesa del territorio nazionale fino all'8.9.1943. I C.205 dei reparti della R.A. che dopo l'Armistizio rimasero in linea in Sardegna e poi tutti nel Salento, vennero inizialmente usati contro i tedeschi nei Balcani fino alla metà del 1944 quando per il logorio operativo i Veltro furono sostituiti da aeromobili anglo-americani e furono progressivamente concentrati nel 5° st. finendo per essere usati come velivoli da addestramento. In precedenza, il Servizio Tecnico Caccia della R.A. durante il 1944, nel tentativo di aumentare la scarsa autonomia del Veltro, tolse ad alcuni C.205, per lo più della III serie, le mitragliatrici da 7,7 mm in fusoliera installando al loro posto un serbatoio realizzando così la versione GA (Grande Autonomia), mentre ad alcuni della I serie vennero installati due travetti subalari per trasportate due serbatoi sganciabili da 100 litri ciascuno (erano i C.205 Scorta) Al nord invece, i C.205 prodotti dopo il settembre 1943 furono assegnati ad un reparto tedesco (il secondo gruppo dello JG/77 ) che li usò sino al 31.12.1943 quando questi caccia furono trasferiti al 1° gr. ct. della A.N.R. che li usò sino all'estate del 1944; un altro reparto della A.N.R. che usò il Veltro fu la sq. aut. "Montefusco" nata nel gennaio 1944 e poi confluita nell'aprile sempre del 1944 nel 1° gr. ct., reparto che ebbe in dotazione anche i C.205 della IV° serie; dopo l'estate del 1944 nessun velivolo da caccia di fabbricazione italiana fu poi usato dalla A.N.R..Mentre i velivoli della R.A. conservarono la loro mimetica di fabbrica, quelli della A.N.R. nel marzo del 1944 furono ridipinti in reparto con colori e schemi mimetici simili a quelli coevi della Lufthwaffe. Terminata la guerra solo due C.205 rimasti al Nord furono recuperati insieme ai 30 Veltro sopravvissuti del 51° st. della Regia Aeronautica che vennero concentrati nel maggio 1946 presso il 5° st. della R.A. all’epoca basati a Galatina. Nel luglio del 1947 il reparto si trasferisce a Treviso lasciando nel Salento i suoi Veltro che vennero riassegnati alla Scuola Caccia di Galatina dove, riverniciati in alluminio, prestarono servizio sino al 1951 quando furono definitivamente radiati .
In precedenza, nel giugno del 1948 i governanti dell'Egitto, nell'intento di rinforzare la propria aviazione militare contro quella israeliana si rivolsero alle fabbriche italiane ordinando dei caccia FIAT G.55 e Aermacchi. Fu così che la ditta varesina recuperò alcuni C.202 e C.205 dismessi dall'A.M. , installando sui Folgore destinati alla Royal Egyptian Air Force il FIAT RA 1050 RC58 (copia costruita su licenza del DB-605A) , il radiatore sdoppiato e l'elica Piaggio P2001 con la sua ogiva più bombata, lasciando per il resto inalterate le altre caratteristiche dei C.202 . Invece sui C.205 che dovevano essere forniti alla R.E.A.F. si rese fisso e carenato il carrellino posteriore e sia sui C.202 che sui Veltro , oltre ai travetti subalari, vennero montate le radio statunitensi RT.AN.104/VHF-SCR.522 che erano poste subito dietro il seggiolino pilota in una posizione analoga a quella dei medesimi apparati di produzione italiana montati anni prima sui Folgore: per questo motivo vennero modificate le fusoliere dei Veltro con l'installazione degli sportelli di accesso alle radio della stessa foggia di quelli del C.202. Anche l'asta dell'antenna era diversa da quella usata dai C.202/205 prima serie ed anche da quella dei C.205 III/IV serie. Fra il settembre ed il novembre 1948, un primo gruppo di 15 velivoli arrivò in Egitto, spediti via mare in cassoni dove erano inseriti con le ali smontate: dalle foto dell'epoca si nota che questi velivoli erano stati ridipinti con un primer scuro usato nelle fabbriche (Aermacchi, Ambrosini e Breda) che si occupavano nel 1948 del ricondizionamento dei velivoli destinati al medesimo paese arabo: una volta arrivati nelle file della R.E.A.F. i caccia italiani (così come i G.55) venivano ridipinti con schemi e colori simili a quelli della R.AF. per teatri desertici. Fra il gennaio e l'aprile del 1949 altri nove Aermacchi conclusero il primo lotto contrattuale costituito da sedici C.202 con il FIAT RA 1050 RC58 e otto C.205 (di questi tre erano della III° serie); alla fine del 1949 la R.E.AF. commissionò un secondo loto di altri 18 velivoli (sedici C.202 con il FIAT RA 1050 RC58 e tre C.205, uno della I° serie e due della III° serie) ma nel frattempo incominciarono a sorgere dei contrasti fra il committente e la Aermacchi...I velivoli italiani affidati a piloti poco esperti come quellio egiziani non ebbero risultati operativi di rilievo ed anzi a seguito di alcuni gravi incidenti vennero persi ben dieci aerei.Unicamente per questi motivi , un terzo lotto di venti esemplari (dieci C.202 con il FIAT RA 1050 RC58 e dieci C.205, quattro della I° serie e sei della III° serie) pur commissionato in data 12.5.1949, non venne alla fine ritirato dagli egiziani e questi aerei vennero quindi ripresi dall'A.M. e, ridipinti anche loro in alluminio con un lungo pannello antiriflesso in nero che partiva dal parabrezza ed arrivava sino all'ogica dell'elica, vennero nuovamente assegnati alle Scuole di Volo dove rimasero in linea per alcuni anni... Due C.202 rimotorizzati con il DB.605 (uno dei quali è quello della foto di cui appena sopra e che evidenzia gli sportellini radio tipo C.202) e un C.205 (ovvero la M.M. 92166 un C.205 serie III°, oggi conservato presso la Aermacchi, l'unico vero C.205 oggi esistente in Italia) con carellino posteriore reso fisso e radio statunitensi, appartenenti alla terza commessa egiziana, sono sopravvissuti sino ai nostri giorni e la loro presenza ha ingenerato alcuni errori da parte dei pochi produttori di kits che intendevano riprodurre il C.205 in scala, in quanto nessuno di questi velivoli superstiti è nella esatta configurazione che i C.205 avevano durante la seconda guerra mondiale ...uno dei velivoli della terza commessa egiziana poi non ritirata, ovvero la M.M. 92166 un C.205 serie III°, è scampato per sua fortuna alle distruzioni (molti residuati bellici vennero usati come bersagli al poligono di Furbara o per l'addestramento delle squadre anti incendio dell'A.M.) e/o alle demolizioni dei tanti velivoli, seguite alla loro radiazione : q presentando in fusolieria gli sportellini d'accesso alla radio della stessa forma di quelli del C.202.
Le precedenti note storiche, non sono solo un ripasso ma hanno sempre una loro importanza nel modellismo, a maggior ragione, nel caso del C.205, in particolare quando si tratta di riproduzioni dello stesso in scala grande come la 1/32. Infatti questo velivolo della Aermacchi da anni viene considerato come uno degli aeromobili più importanti della storia dell'aeronautica italiana ed ha sempre attratto anche le attenzioni dei modellisti che dedicano le loro attenzioni ai velivoli nazionali. Ma in passato, la presunta identità con il C.202 e la presenza nei musei di due Folgore rimotorizzati nel dopo guerra dalla Aermacchi con il DB-605 per le commesse egiziane ha sempre tratto in inganno anche quelle poche ditte modellistiche che si sono interessate al Veltro che hanno infatti realiizato modelli del C.205 inficiati da diversi errori. Non sono moltissimi i kits di C.205 usciti nel corso degli anni e quasi tutti sono stati sempre realizzati sulla base di precedenti kits di C.202 ...Il primo, nel 1973, fu un kit in scala 1/72 di una ancora oggi misconosciuta ditta italiana la Delta, tutto sommato un discreto prodotto, per anni in assoluto la migliore riproduzione di un caccia Aermacchi della seconda guerra mondiale, ben presto divenuto molto ricercato, anche quando nel 1975 apparve il kit della Supermodel. La ditta bolognese aveva realizzato infatti in quell’anno il C.205 e poco dopo, basandosi sulla presunta quasi identità fra i due velivoli, anche quello del C.202 ma i due kits erano inficiati da diversi e pesanti errori nella riduzione in scala di forme e dimensioni delle ali e delle fusoliere dei due velivoli. Nel 1987 il negozio milanese Al Soldatino rintracciò gli stampi della Delta fra cui il C.205 che venne così reso nuovamente disponibile almeno per un altro decennio. Finalmente, nel 2002, Italeri, dopo aver realizzato l’anno precedente un kit del C.202, usando naturalmente molte parti di questo suo Folgore, ha realizzato una adeguata riproduzione del C.205 che con pochi aggiustamenti si può perfezionare al meglio. Lo stampo è stato ripreso dalla ditta ceca Bilek che lo ha riproposto con decals diverse da quelle Italeri. Nella scala 1/48 la prima riproduzione fu nel 1991 quella della torinese Tauromodel, che aveva realizzato l’anno prima un C.202 attesissimo in quanto annunciato nel lontano 1980 al Salone del Giocattolo di Milano : i due kits della Tauromodel sono in pratica quasi due short run, molto esatti nella riduzione in scala dei velivoli rappresentati ma consigliabili a modellisti abbastanza esperti per via di un montaggio non molto semplice. Nel 1996 la giapponese Hasegawa fa lo stesso percorso della Tauromodel, offrendo una degna riproduzione del Veltro basata naturalmente sul precedente suo C.202 uscito l’anno prima, ma che ha la necessità di essere corretto nella configurazione di alcune delle pannellature delle ali e della fusoliera per rappresentare correttamente un Veltro ; il kit è stato distribuito da Italeri (https://www.modellismosalento.it/it/recensioni/recensioni-kits/810-macchi-mc-205-veltro-italeri-scala-1-48-cat-no-2765.html ). Nella scala 1/32, per lo più sul mercato statunitense, sono comparsi nei primi anni duemila kit di Veltro offerti da produttori artigianali che come al solito spesso sfruttavano la comunanza di parti fra il C.202 e il C.205, proponendo modelli che già ai tempi della loro uscita avevano costi probitivi come quello in resina della Craftworks o il die cast della The Ultimate Soldier, fino a quando nel 2007 il negozio californiano Pacific Coast in collaborazione con il gruppo ceco MPM ha offerto uno short run del Veltro, sempre con molte parti in comune con un suo analogo kit del C.202 uscito nel 2006, due prodotti oggi non più reperibili. tutti questi prodotti in 1/32 non sono da anni più reperibili divenendo oggetto di ricerche estenuanti e quindi di compravendite con prezzi altissimi nel mercato dell’usato. L’uscita nel 2024 del modello Italeri in 1/32 del Veltro li fa passare tranquillamente tutti nel campo del collezionismo: la ditta italiana dopo aver proposto nel 2023 il C.202, evitando di incappare negli errori fatti da altri produttori, ha proposto un corretto Veltro serie III° nella configurazione del 1943-45, sfruttando in modo oculato molte delle componenti del suo kit del C.202 .
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