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Mikoyan-Gurevich MiG-21 bis “Fishbed” da kit Zevda scala 1/72

Il nostro Marco Rondinelli ci presenta una pregevole realizzazione del classico del classici delle forze aeree del Patto di Varsavia. Il mitico Mig 21, scopriamolo insieme

Modello, testo e foto di Marco Rondinelli

 

Il Mig 21 è un velivolo sviluppato in Unione sovietica a partire dagli anni ’50 ed è il caccia bisonico più prodotto nella storia dell’Aviazione, con più di 10 000 esemplari esportati in numerosissime forze aeree del Patto di Varsavia e filosovietiche.

Alla fine del 1953, l’aviazione sovietica (VVS) emanò una specifica per un caccia completamente nuovo e dalle ottime prestazioni, in modo da colmare il divario tecnologico con l’Occidente. I progettisti aeronautici sovietici si misero all’opera, come sempre per creare qualcosa di semplice, ma allo stesso tempo robusto e di facile manutenzione.

Nacquero così diversi prototipi dalla sigla Ye, di cui l’ultimo, lo Ye-6/1 fu la base di partenza vera e propria per quello che sarebbe diventato il Mig 21. I primi test di questo velivolo diedero buoni risultati, ma sfortunatamente il 20 maggio 1958 il motore dell’aereo ai comandi di Nyefyedov esplose danneggiando i controlli di volo e schiantandosi al suolo, con conseguente morte del pilota.

Vennero apportate numerose modifiche e miglioramenti allo Ye-6 che portarono infine allo sviluppo del Mig 21F-13, versione finale dello Ye-6T.

Il Mig 21 ricevette negli anni miglioramenti che portarono allo sviluppo di diverse versioni, operando in molte forze aeree e partecipando a tanti conflitti.

Il modello

Il kit è lo Zvezda in scala 1/72, non semplicissimo da montare ma attualmente uno dei migliori in circolazione, con fini incisioni in negativo e un livello di dettaglio generale buono.

Montaggio cominciato dal cockpit, dal discreto livello di dettaglio. Il sedile manca di cinture del pilota, che ho provveduto a ricostruire con nastro tamiya. Ho avuto problemi con la palpebra del cockpit, la quale non era ben raccordata al resto del pezzo; ho così utilizzato un po’ di plasticard per ricostruire interamente la parte su cui si basava, in modo da poterlo stuccare e levigare per raccordarlo al meglio con il resto del cockpit. Quest’ultimo è stato verniciato con il tipico colore degli interni dei velivoli russi, ottenuto con un mix di colori tamiya.

Lavaggi ad olio e drybrush hanno aggiunto il tocco di realismo al tutto. Prima di chiudere le semifusoliere è bene piombare a dovere il muso per bilanciare il modello.

Una volta chiusa, la fusoliera necessita di un po’ di stuccatura e levigatura, soprattutto nella zona del muso. Il fit delle ali è sicuramente migliore, infatti qui la quantità di lavoro si riduce al solo fine di colmare il divario tra i pezzi, dove comunque c’è una pannellatura.

Con i componenti principali montati, ho provveduto a stendere una mano di primer sull’intero modello, con lo stesso colore delle superfici inferiori: questo mi ha permesso di notare giunzioni dove era necessario livellare ancora un po’ le superfici.

Il kit offre 3 versioni, una russa, una finlandese ed una polacca. Io ho però optato per un’altra versione ancora, un velivolo appartenente alla DDR, l’aviazione della Germania Est durante la Guerra Fredda. Dopo che un amico modellista mi ha gentilmente procurato le decals necessarie, ho iniziato lo studio dell’esemplare da riprodurre.

I Mig della DDR sono stati soggetti negli anni a diversi “restauri”, vuoi perché le mimetiche ed i colori degli aerei sovietici non sono una scienza esatta (cosa, modellisticamente parlando, anche abbastanza “divertente” secondo me), vuoi perché molti esemplari hanno subito riverniciature per essere esposti a numerosi musei.

Ed è così che il mio esemplare appare in diverse foto e profili con una mimetica e determinati colori, per poi apparire come è oggi al museo con mimetica e colori completamente diversi. Ho così preferito seguire le foto ed i profili del velivolo quando era “operativo”, ottenendo la mimetica con una miscela di colori tamiya ed adoperando il fidato patafix per le mascherature.

Ho successivamente movimentato la mimetica con un graduale postshading, schiarendo entrambi i colori sempre di più man mano che mi avvicinavo con l’aerografo al centro della pannellatura, ma non soltanto seguendo in modo fisso questo schema, piuttosto osservando attentamente il “weathering” nelle foto presenti in rete.

Stesso discorso vale per le superfici inferiori.

Nel frattempo ho preparato gli altri componenti, tra cui i carrelli, dove ho aggiunto un po’ di fili di rame per aumentarne il dettaglio e limato le ruote per ricreare l’effetto peso.

Dopo aver lucidato il modello ho posato le decals, che sono state trattate con apposito liquido ammorbidente e fissante. Successivamente ho eseguito lavaggi ad olio sull’intero modello, utilizzando un grigio per le superfici inferiori ed un terra di siena misto a nero per quelle superiori; ho aggiunto un po’ di fumi con smoke tamiya soprattutto nella zona scarico del motore e cannone, per aumentare il realismo.

Dopo aver scelto e montato il carico bellico, ho passato la vernice finale opaca su tutto il modello; infine ho montato il canopy in posizione aperta.

Buon modellismo,

 

Marco Rondinelli


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