Aermacchi MB 326 K primo prototipo - A.M.I. R.S.V. - 1974 - scala 1/48
Dal sempre valido stampo E.S.C.I. in scala 1/48, oggi ripreso da Italeri, il modello del primo prototipo della versione monoposto del celeberrimo Aermacchi MB. 326, riprodotto nella configurazione esibita al Salone di Farnborough del 1974 .
Testo, modello e foto di Gabriele Luciani
Sulla spinta del più che lusinghiero successo ottenuto con il suo MB 326, la Aermacchi, il 22.8.1970, faceva volare il primo prototipo della versione monoposto dello stesso 326, dotata del motore Viper 540 e inizialmente di due cannoni Aden da 30 mm. fissi in caccia, capace anche di trasportare fino a 1814 kg. di carichi esterni da distribuirsi in sei piloni alari. Con la versione G del 326, la ditta varesina aveva già iniziato a sviluppare il concetto di addestratore/assaltatore leggero, ma con questo nuovo velivolo si intendeva realizzare proprio un aereo specificatamente destinato al ruolo di assaltatore leggero. La variante monoposto, denominata K, era quindi la discendente di un cavallo di razza e da un punto di vista operativo, si poneva da subito all'altezza di predecessori blasonati come il poderoso Republic F-84F, surclassando il FIAT G.91 R all'epoca in dotazione fra l'altro all'A.M.I.. Ciò malgrado , in Italia gli venne preferito il coevo e controverso Aeritalia G.91 Y e solo i due prototipi del 326 K, vennero presi in carico dal Reparto Sperimentale di Volo di base a Pratica di Mare: con le insegne di questo reparto e le coccarde tricolori, nei primi anni 70 gli stessi due prototipi presenziarono ai diversi saloni aeronautici dell'epoca, in un periodo di estrema vitalità per l'industria del settore (nascevano infatti in quel periodo l'M.R.C.A. "Tornado", il Mirage F 1, i caccia U.S.A. della serie "10", i russi presentavano in pubblico il primo supersonico civile, il Tupolev Tu. 144 e svelavano i Mig.23 e Mig.25...). Dopo i primi voli con le superfici esterne in alluminio con alcune zone in rosso lucido, i due 326 K furono riverniciati con una colorazione mimetica simile a quella dei 326 G brasiliani, zairesi e zambesi, con colori inspirati allo schema USAF TO 1-1-4 SEA, inoltre in fusoliera avevano contemporaneamente codici di colore nero militari e civili (il primo prototipo N.C. 6477/218 e M.M. 54390 era l'RS-24 I-AMKK, mentre il secondo prototipo N.C. 6478/219 e M.M. 54391 era l'RS-25 I-KMAK) spesso sostituiti o accompagnanti dai numeri di partecipazione alle varie rassegne, caratterizzandosi così per un aspetto esterno del tutto inconsueto per un velivolo militare italiano...Negli anni successivi i due K del R.S.V., dotati di cannoni DEFA sempre da 30 mm, hanno cambiato colore e forma dei loro codici di linea, ricevendo pure qualche modifica dei contorni dei colori della mimetica, rimanendo in servizio per oltre venti anni ed essendo radiati al termine della loro vita operativa, venendo utilizzati come monumenti: il primo prototipo è a Zagarolo mentre il secondo è rimasto a Pratica di Mare. Il 326 K in restauro dal 2009 a Vola Fenice è in realtà un esemplare non completato, apparteneva all'ultimo lotto di tre velivoli per il Dubai, ordine cancellato per la scelta dell'Emirato in favore dei Bae Hawk, e da anni era presso il reparto montaggio dell'Aer. Macchi; per un walkround inerente lo stesso esemplare si veda il link http://www.modellismosalento.it/index.php/it/walkaround/walkaround-aerei/554-aermacchi-mb-326-a-di-volafenice-2 .
Come l'MB- 326 biposto, anche il K è sempre stato uno dei soggetti maggiormenti graditi da parte dei modellisti italianofili proprio per via della sua particolare colorazione ma more solito quando si tratta di velivoli con le insegne tricolori, le riproduzioni negli anni passati non sono state molte... La prima ad uscire nel 1977 fu il discretto kit Cunardmodel dei F.lli Gualdoni, in scala 1/72, uno stampo artigianale in plastica iniettata a bassa pressione, prodotto in quantità limitatissime e per pochi anni, come i 326 ed il 339 della stessa ditta varesina con cui il medesimo K condivideva ali e carrelli. Solo nel 1995 la Supermodel realizzò un buon kit in plastica iniettata, anche in questo caso il modello aveva il 75 % delle parti in comune con gli stampi del 326 e del 339 della ditta del compianto Giorgio Radicchi. Dopo la morte di questo rinomato artigiano bolognese, tutti gli stampi Supermodel sono stati acquistati dalla Italeri che ha riproposto nel 2012 anche il K con un nuovo foglio decals. In resina uscì a fine anni 90 un kit della PD Model caratterizzato dalla scomposizione della fusoliera con il tronco di coda posteriore stampato come pezzo a parte . In scala 1/48 la Ente Scambi Coloniali Internazionali nel 1981 deliziò i modellisti con uno dei suoi migliori modelli, dedicato proprio all'MB.326 K: come ha recentemente evidenziato Michele D'Aronco in un suo pregevole studio del 2013 sulla storia della Ente Scambi Coloniali Internazionali, la ditta milanese aveva intrapreso sin dal 1977 una collaborazione con la giapponese Suntak Co Ltd. Questa società, come altre ditte nipponiche operanti nella realizzazione di master e stampi per modellismo, realizzava gli stessi master e stampi in modo tale da riprodurre incise sui kits le pannellature dei velivoli reali che raffiguravano. Oggi questa tecnologia è largamente diffusa ma all'epoca la maggior parte se non la totalità dei kits presenti sul mercato era in rilievo o con incisioni troppo profonde ed irreali (come i prodotti della Matchbox...). La produzione della Suntak Co Ltd per di più era di ottima qualità e uno dei prodotti per conto della Ente Scambi Coloniali Internazionali fu proprio lo stampo dell'MB-326 K, uno dei soggetti proposti da Enzo Maio noto disegnatore aeronautico e collaboratore della stessa Ente Scambi Coloniali Internazionali. Fu quindi comprensibile e fondato l'entusiasmo dello stesso architetto Maio che traspariva dalla sua recensione di questo modello apparsa sul numero di marzo 1982 della rivista Aerei, un articolo che ancora oggi ricordo (anche per aver riportato in esso una frase di Pierlugi Moncalvo, in quegli anni direttore regionale dell'I.PM.S. iTALY ovvero "anche se qualcuno dice che la fusoliera è più lunga di un centimetro io me lo faccio lo stesso!!! ") e che all'epoca mi spinse a comprare questo kit, il mio quarto modello in scala 1/48, tenuto poi per anni ad impolverarsi nel mio magazzino di modelli da montare...La recente riedizione anche di questo stampo, ancora oggi abbastanza valido, da parte di Italeri (presso la ditta bolognese sono depositati quasi tutti gli stampi ex E.S.CI. ...), mi ha finalmente spinto a realizzare il 326 K in 1/48...Il kit riproposto da Italeri è rimasto inalterato, con il cambiamento del foglio decals con soggetti diversi da quelli proposti nel 1981 dalla E.S.C.I. : malgrado la stessa ditta milanese si fosse fatta un nome nel modellismo statico fin dal 1972 proprio con la produzione di un elevato numero di fogli decals suppletivi, la qualità di molti di quelli inseriti nei kits della E.S.C.I. lasciava molto a desiderare in fatto di adesività , anche con l'uso degli emollienti e del fondo lucido...Ben diversa oggi la situazione con i fogli decals offerti da Italeri che sono divenuti invece uno dei punti di forza della più recente produzione, anche per l'assortimento offerto. Nel 326 K E.S.C.I. le opzioni erano solo due ovvero il primo prototipo N.C. 6477/218 e M.M. 54390 con i codici neri RS-24 ed I-AMKK , ed un KC sud-africano dei primi anni 70 con la mimetica a due toni. Il foglio Italeri è più articolato con la possibilità ora di riprodurre il primo prototipo N.C. 6477/218 e M.M. 54390 con i codici RS-33 a bassa visibilità (in carico al R.S.V. nel 1990, è ancora oggi in questa livrea ) o il 326 K secondo prototipo N.C. 6478/219 e M.M. 54391 con i codici RS-25 in bianco in carico al R.S.V. nel 1979. Le coccarde tricolori non mi convincono del tutto in particolare per la tonalità del verde centrale (troppo accesa...) e per le dimensioni tanto da ritenere opportuna la loro sostituzione con quelle Tauromodel...Le altre opzioni sono per due KC Impala Mk. II sudafricani con la mimetica a due toni ed in due diversi periodi di impiego, un terzo Impala mk.II brasiliano (si tratta sempre di esemplari venduti recentemente dal Sud Africa al Brasile ) un LD del Dubai con mimetica a tre colori le coccarde con il verde all'esterno (anche in questo caso troppo smeraldo...). Sontuosa l'offerta di scritte di servizio ed ottima l'adesività delle decals con anche un film di sostegno ridottissimo e alla fine invisibile...

Al di là del foglio decals, lo stampo è rimasto inalterato con tutti suoi pregi ma anche i suoi pochi difetti...Si tratta sempre di 81 pezzi divisi in tre telai, uno comune al kit del 326 biposto, il secondo dedicato quasi esclusivamente alla riproduzione dei carichi alari ma anche dei piani di coda del K che presentavano dei becchi di compensazione alle estremità dei piani mobili di coda (furono introdotti con il secondo prototipo ma presto retrofittati al primo), delle prese d'aria per il motore alle radici alari di tipo maggiorato, dei serbatoi alari di maggiore capienza. I difetti si concentrano per lo più nell'abitacolo con la riproduzione della strumentazione del pannello e delle consolles laterali affidata solo a decals ed con un seggiolino veramente mediocre, da sostituire ad esempio con quello molto migliore in resina, della belga PJ Production (481212 - Martin Baker Mk4) anche se si decide di lasciare chiuso il canopy. Le pannellature del modello che negli anni 80 erano ritenute ottime sono sempre ancora molto valide anche per gli standards attuali e sono idonee alla configurazione del K, così come si può constatare dal raffonto del kit con le tavole di Angelo Brioschi pubblicate sulla monografia n. 13 della serie Ali d'Italia e dedicata al velivolo dell'Aer.Macchi, ottima fonte di documentazione. Altro supporto documentale si può avere dalle diverse pubblicazioni ancora oggi reperibili come ad esempio la monografia edita nel 1976 da Intergest a firma di Antonio Falzoni e Silvio Lora-Lamia sull'MB- 326 con diverse foto dei due prototipi del K; io ho poi riventuto una pubblicazione aziendale interna dell'Aer.Macchi, edita nel 1975, con un interessante reportage sulla partecipazione del primo prototipo del K con i codici neri RS-24 ed I-AMKK, lo stemma dell'R.S.V. dell'A.M.I. al salone di Farnborough nel 1974, configurazione da me scelta.

Il kit si assembla facilmente con poco uso di stucco tranne che per invece la giunzione del pezzo riproducente la copertura del vano anteriore superiore del musetto alla fusoliera: le scatole dell’avionica presenti all’interno del medesimo musetto non sono poi così entusiasmanti e comunque è meglio sfruttare questo spazio per appesantire la parte anteriore del modello per farlo stare sulle tre gambe del carrello. Su questo c’è da dire che le ruote presentano il battistrada ma anche dei segni degli estrattori dello stampo che quindi vanno eliminati con un pochino di stucco…Sulla costruzione di questo kit non ci sono particolari rilievi da evidenziare se non di dover eliminare le strisce di plastica che coprono i buchi per i piloni alari: anche durante i saloni i K venivano presentati pure in volo con i carichi alari. Una piccola ma importante modifica è realizzare lo zoccolo presente sul davanti delle gondole dei cannoni DEFA da 30 mm presenti sul muso; si trattava di una protezione per le vampate dei cannoni medesimi che va autocostruita con stucco e basandosi sulle foto del velivolo reale. Ho terminato così in poco tempo l'assemblaggio generale, passando alla fase della colorazione che ho iniziato stendendo su tutto il modello una mano di grigio chiaro Model Master 1728 che serve per diversi scopi: evidenziare problemi di stuccature, dare una migliore base ai colori della mimetica ma anche per la riproduzione dell'usura operativa. Per questo ultimo aspetto, passo anche sulle pannellature ed in modo irregolare del nero opaco per il pre shading, in effetti una tecnica semplice ma molto efficace...

Dopi i primi voli, i due prototipi del 326 K vennero come detto riverniciati con una colorazione mimetica simile a quella dei 326 G brasiliani, zairesi e zambesi, con colori inspirati allo schema USAF TO 1-1-4 SEA: le superfici inferiori quindi erano in un grigio chiarissimo F.S. 36622 da me riprodotto con un colore Humbrol a smalto oggi purtroppo non più reperibile il n. 97 steso in modo volutamente irregolare per non coprire del tutto il pre shading e ottenere così fin da subito la riproduzione dell'usura della stessa vernice .

Per la mimetica delle superfici superiori come d'uso sono partito con il colore più chiaro ovvero il tan 30219 riprodotto con lo smalto Model Master 1742...

anche lui steso con lo stesso sistema del grigio chiaro delle superfici inferiori.
Asciugatosi il tan, con mascherine e nastro Tamiya sono passato alla stesura dei due verdi della mimetica, seguendo le foto delle pubblicazioni su citate ma anche in parte lo schema pubblicato su Aerei Modellismo 10-1993.
Il primo è il verde chiaro F.S. 34102 mentre il secondo è il verde scuro F.S. 34079, riprodotti usando questa volta colori a smalto Humbrol, ovvero i n. 117 e 116, sempre stesi in modo irregolare e, una volta tolte le mascherature, ripassati a mano libera sempre ad aerografo per dare un effetto di sfumatura nelle zone di contatto.
L'esemplare da me riprodotto aveva le porzioni interne dei serbatoi alle estremità alari alari e il pannello davanti al tettuccio erano in nero opaco, mentre bordi delle prese d'aria del motore, dell'attacco alari e dei piani di coda, musetto e conetto anteriore dei serbatoi alari erano in grigio chiaro, tutti particolari che per essere riprodotti hanno richiesto una notevole dose di pazienza e nastro Tamiya...Terminata questa prima fase della colorazione ho stesso su tutto il modello una mano di trasparente acrilico lucido della Model Master per passare alla posa delle decals.
La configurazione da me scelta è quella del primo prototipo del K con i codici neri RS-24 ed I-AMKK, lo stemma dell'R.S.V. dell'A.M.I. al salone di Farnborough nel 1974, offerta dal foglio decals contenuto nel kit E.S.C.I. . i soggetti contenuti in questo foglio, come molti altri di quelli contenuti nei kits della ditta milanese, già negli anni 80 non erano molto adesive, figurarsi poi quelle del mio kit (comprato appunto 30 anni fa...) che inoltre non mi davano alcun affidamento sul fatto che una volta immerse in acqua non si sarebbero sgretolate...Nel nuovo foglio decals della riproposizione Italeri non ci sono più i codici che a me servivano e a questo punto ho ritenuto opportuno scannerizzare i codici RS-24 e la matricola I-AMKK del foglio decals E.S.C.I. per poi rifarli con una stampante laser ed un foglio decal trasparente Tauromodel. L'operazione è andata a buon fine e i risultati sul modello si vedono ...
Dal foglio E.S.C.I. però ho dovuto utilizzare lo stemma dell'R.S.V.: da una foto a colori del K esibito al salone di Farnborough nel 1974 ho notato che lo sfondo dello stemma non è nero ma celeste scuro come riprodotto dalla E.S.C.I. a suo tempo...Fortunatamente le due decals che lo riproducevano hanno retto il bagno in acqua ed il posizionamento con i liquidi emollienti !
Per le coccarde di nazionalità sono ricorso a fogli Tauromodel in quanto quelle del foglio decals Italeri hanno un verde che ritengo troppo "mela" e di dimensioni che dal riscontro con le foto d'epoca non mi sono sembrate analoghe a quelle del velivolo esibito nel 1974.
Del foglio Italeri ho usato le scritte di servizio che come le coccarde Tauromodel, posizionate con i liquidi emolienti per decals della Revell e della Gunzee Sangyo, hanno aderito magnificamente alle superfici del modello...
Con una mano di cera acrilica future ho poi sigillato colorazione e decals...
per poi passare ad un'altra fase dell'invecchiamento con la tecnica del colore a temepera nero diluito nel fiele di bue e passato a pennello su tutte le superfici del modello.
Dopo una ventina di minuti con uno straccetto imbevuto d'acqua ho rimosso il colore a tempera: con questo sistema viene smorzato il tono dei vari colori, specie nelle zone di contatto fa le varie tinte, rimane una realistica patina di
sporco e vengono maggiormente esaltate le pannellature anche quelle dove sono posate le decals.
Passato un trasparente opaco acrilico Model Master ho finito la fase della colorazione per passare all'aggiunta dei carichi subalari tratti da quelli contenuti nel kit .
Al di là del seggiolino infatti, non ho effettuati ulteriori aggiunte al kit se non la riproduzione delle canne dei cannoni DEFA...
Il canopy chiuso e il seggiolino PJ Production fanno "accettare" la riproduzione della strumenzione con decals...
Una volta terminata la costruzione anche come da scatola, sia pure con pochissime aggiunte, si può constatare come il kit E.S.C.I. oggi riproposto da Italeri catturi in pieno forme e dimensioni del 326 K !
Gabriele Luciani