Mostra Fotografica sul restauro del Ro 37 Bis

Dal 23 al 25 Aprile si svolgerà al Palazzo della Cultura di Galatina la mostra fotografica "Permettere al futuro di accarezzare le ali del passato" sul restauro dell'Imam Ro 37 Bis. La rassegna è organizzata in collaborazione dal 10° R.M.V. del 61° Stormo, dall'Associazione Arma Aeronautica Sez. di Galatina e con il patrocinio del Comune di Galatina. Clicca su Continue Reading per locandina e note informative

Si ringrazia l'ufficio stampa del 10° R.M.V.

Ro.37bis

20/01/2012 - Sabato 21 Gennaio, dopo quasi settant’anni e una storia da film d’azione, è stato presentato il velivolo storico Ro.37bis al Parco e Museo del Volo - Volandia che sorge accanto all’aeroporto di  Milano Malpensa. Il velivolo, restaurato e di proprietà dell’Aeronautica Militare, è un pezzo unico al mondo.


Il Ro.37bis è un velivolo caccia da ricognizione e bombardamento degli anni 30 e rappresenta un pezzo di storia militare e industriale italiana.

 

 

Il ritrovamento è stato reso possibile grazie alle segnalazioni di diversi appassionati e storici di alcune carcasse all'interno di un deposito di rottami nella periferia a nord est di Kabul, in Afghanistan. Nel 1937, infatti, l’Aeronautica afgana ne acquistò 16 esemplari della versione RO.37 bis con motori radiali Piaggio P.IX da 560 cavalli. 

 

 

Il restauro, è stato realizzato dalla ditta “Celin Avio” e dal personale dell’Aeronautica Militare del 1° Reparto Manutenzione Velivoli (RMV) di Cameri  (Novara) e del 10° RMV di Galatina (Lecce). In particolare, il 1° RMV ha curato il restauro del motore, partendo dai resti dei 3 motori recuperati, dei relativi accessori e della struttura di sostegno del motore stesso, mentre il 10° RMV ha avuto la responsabilità della ricostruzione delle strutture in legno delle ali e del relativo rivestimento in tela.


Resterà esposto al Parco e Museo del Volo, per poi andare in esposizione permanente al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle (Roma).

 

 

Scheda Tecnica

 

Scheda di approfondimento: la storia del ritrovamento e del restauro

 

L’esemplare di Ro.37bis che oggi vediamo perfettamente restaurato è il punto di arrivo di un percorso complesso e, per certi versi, fortunoso. Perché solo una concomitanza di favorevoli circostanze ha portato al ritrovamento a Kabul, in un deposito di rottami, di alcuni velivoli dello stesso modello venduti dall’Italia negli anni ’30 a quello che era allora il regno dell’Afghanistan. Mentre si era perfettamente a conoscenza di questa fornitura, si ignorava completamente che alcuni Ro.37bis, sebbene in pessime condizioni di conservazione, fossero sopravvissuti al tempo e alle vicende belliche. La presenza di un contingente italiano in Afghanistan e il movimento di opinione di appassionati e storici che si è spontaneamente costituito alla notizia del rinvenimento, ha reso possibile il recupero di 6 esemplari e tre motori ormai ridotti a poco più che rottami. Nonostante le condizioni dei velivoli il ritrovamento costituiva un’opportunità unica: poter recuperare ed esporre un velivolo che fino ad allora si riteneva perduto per sempre, essendo quelli afgani gli ultimi Ro. 37bis esistenti al mondo. Nel marzo del 2006, furono presi contatti con le Autorità afgane che autorizzarono il trasferimento in Italia.
Le cellule, semiali e motori partirono il 15 settembre dello stesso anno per l’Italia a bordo di un C-130J dell’Aeronautica Militare che effettuava voli regolari a supporto dell’operazione NATO ISAF (International Security Assistance Force).
Si è subito compreso che le pessime condizioni di quanto recuperato in Afghanistan avrebbero richiesto un restauro particolarmente impegnativo anche in relazione alle caratteristiche costruttive e ai materiali peculiari del Ro.37bis. Da qui la scelta dell’Aeronautica Militare di ripartire le operazioni tra la “Celin Avio”, società esperta in questo genere di recuperi, e il 1° e 10° Reparto Manutenzione Velivoli del Comando Logistico dell’AM, rispettivamente di Cameri (Novara) e Galatina (Lecce). Celin Avio ha provveduto al restauro delle strutture metalliche a completamento della fusoliera. Il 1° RMV di Cameri ha ricondizionato e restaurato il motore e gli accessori del propulsore. Il 10° RMV di Galatina ha curato la ricostruzione delle strutture in legno delle ali e successivo rivestimento in tela. Celin Avio ha poi provveduto alla costruzione di parte dei raccordi aerodinamici e infine alla verniciatura e finitura di dettaglio dell’aeroplano. Il velivolo, destinato al Museo Storico di Vigna di Valle, sarà inizialmente esposto nel Parco e Museo del Volo - Volandia. Ogni velivolo ha la propria storia, le proprie caratteristiche costruttive e soprattutto si presenta in condizioni molto diverse all'inizio del restauro. Invariabilmente le prime, importantissime fasi comprendono l'attento esame dell'aereo, l'elencazione dei danni e la catalogazione delle parti riparabili e delle parti non riparabili (ad esempio per eccessiva corrosione del metallo o per marciume del legno), la ricerca storica sul tipo di aereo e sul singolo esemplare, la ricerca di disegni tecnici originali, manuali, cataloghi nomenclatori, pubblicazioni, fotografie e qualunque altro documento originale che dia ai restauratori la maggior possibile conoscenza del mezzo. Poi è indispensabile conoscere bene le tecniche costruttive dell'epoca e applicarle con la maggior fedeltà possibile. Il prototipo volò a Capodichino il 6 Novembre 1933 e superò il collaudo militare nel Dicembre 1934, rivelando buone doti di velocità e maneggevolezza; in un secondo momento fu portato allo standard Ro.37bis con un motore radiale da 560 CV in una carenatura bugnata, elica tripala metallica, finestratura per l’osservatore e altre modifiche di dettaglio. La produzione fu avviata nel 1934 con 12 Ro.37bis di costruzione OFM e proseguì sino al 1939 con altri 310 bis. La dotazione complessiva italiana fu dunque di 621 tra prototipi (tre) e serie. Con i primi Ro. 37bis, il 1° Agosto 1935 fu costituita a Montecelio la 103^ Squadriglia Ricognizione Strategica, subito spedita a Gura per l’attacco all’Etiopia. In Africa Orientale Italiana, ad Addis Abeba, volò a lungo il vicerè Amedeo d’Aosta (con la stessa colorazione del velivolo oggi restaurato). Il duca Amedeo d'Aosta, notissimo sotto tanti aspetti come "l'eroe dell'Amba Alagi", medaglia d'oro al valor militare, a cui è intitolato il  4° Stormo Caccia su Eurofighter. Fu impiegato anche nella guerra di Spagna, in Africa settentrionale e durante la 2° GM su Grecia e Albania dove, a fronte di perdite lievi, riuscì anche a fermare le avanzate nemiche. Nell’Aprile 1941 nove squadriglie parteciparono alle operazioni contro la Jugoslavia. L’obsolescenza complessiva non favorì il reimpiego postarmistiziale. Gli aerei caduti in mano tedesca furono probabilmente demoliti. Per circa 60 anni il Ro.37 fu quindi creduto estinto. L’Italia esportò nel ‘38 16 esemplari di Ro.37bis appunto in Afghanistan. Esportazioni simili furono fatte verso l’Austria, l’Ecuador, l’Ungheria e l’Uruguay. Negli anni Trenta l’Italia perseguiva una politica espansionista che tendeva ad attirare nella propria orbita Paesi sotto l’influenza francese e inglese, fornendo armi a condizioni particolarmente favorevoli. Il valore della commessa dei 16 Ro fu di oltre 15 milioni di lire. Gli aerei partirono a bordo di navi salpate da Venezia e Napoli nell’ottobre del ’38. Sbarcati in Pakistan, da Karachi a Peshawar il viaggio si svolse in treno, caricati con capre di fortuna. Poi su camion arrivarono a Kabul, con le comprensibili difficoltà, derivanti dalla mancanza di strade e ponti e temperature proibitive fino a meno 35 gradi. Il Ro.37bis, il cui primo progetto risale alla fine del 1932 o all’inizio del 1933, era un biplano convenzionale con fusoliera in tubi, ali con due longheroni in alluminio e centine in legno, abitacolo biposto in tandem (chiuso da una capottina scorrevole sul prototipo, poi aperto per facilitare l’impiego dell’arma difensiva posteriore), con carrello fisso, armato di tre mitragliatrici da 7,7 mm, delle quali due sincronizzate anteriori e una brandeggiabile posteriore. Il Ro. 37bis era dotato di macchina fotoplanimetrica, mentre sotto la fusoliera potevano essere trasportate 12 bombe da 12-15 kg o una spezzoniera per 72 bombe da 2 kg.
 L’Aeronautica Militare svolge da tempo questo genere di attività collaborando con ditte private per il recupero di altri velivoli storici. Nel tempo questo genere di attività ha contribuito al risparmio di risorse, a valorizzare e arricchire  il patrimonio culturale della nostra Nazione, e rendere possibile il recupero di velivoli altrimenti impossibile. Questo è stato possibile grazie ad una normativa di legge che consente questo genere di attività e ad una attenta e professionale gestione di questi aspetti da parte del personale dell’Amministrazione capace di dialogare con le aziende private, nell’interesse pubblico, determinando anche ricadute economiche per le stesse aziende e per il territorio.

 

 

 

10° Reparto Manutenzione Velivoli

 

 

 

Il 10° Reparto Manutenzione Velivoli è un Ente dell’area logistica dell’Aeronautica Militare. E’ ubicato sul sedime dell’aeroporto militare di Galatina ed opera in stretta sinergia con il 61° Stormo.

 

 

L’Ente, divenuto ormai una importante realtà del territorio salentino, vanta antiche e gloriose tradizioni storiche che risalgono all’ottobre 1943.

 

 

Il 10° RMV, attualmente, è responsabile della gestione del sistema d’arma MB339, velivolo utilizzato nelle sue diverse versioni dalle scuole di volo, da reparti operativi e dalla Pattuglia Acrobatica Nazionale, ne assicura il supporto tecnico-logistico, il controllo di configurazione, le attività manutentive di livello superiore, l’addestramento e la qualificazione sul sistema d’arma di tutto il personale tecnico dell’Aeronautica Militare.

 

 

Analogamente il 10° RMV è responsabile della gestione tecnico logistica di tutte le barriere d’arresto dell’Aeronautica, della loro manutenzione ed installazione su tutti gli aeroporti militari del territorio nazionale ed in caso di rischieramento all’estero, nonchè della pianificazione e svolgimento dei corsi di qualificazione per tutto il personale che opera sullo stesso sistema d’arma.

 

 

Il Reparto è certificato secondo le norme UNI EN ISO 9001:2008

 

 

Negli ultimi anni il Reparto, su richiesta dello Stato Maggiore, è stato impegnato, a margine delle attività di istituto, nel recupero di alcuni velivoli storici; tali attività furono uno dei settori di eccellenza negli anni passati e portarono al restauro, da parte delle maestranze dell’Ente, composte soprattutto da personale civile, della maggior parte dei velivoli storici che sono ora esposti presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle. Presso il 10° R.M.V. vi sono infatti le condizioni ambientali migliori per attività di questo genere quali la disponibilità di attrezzature e strumentazioni all’avanguardia, la forte volontà di mantenere vive le tradizioni ereditate da parte del personale (la maggioranza del quale è del luogo), ma soprattutto la professionalità e la passione per questo tipo di attività. Tutti questi elementi hanno consentito e consentiranno in futuro di mantenere sempre aperto quel canale di fattiva collaborazione fra il Museo ed il Reparto.

 

 

In tale contesto nel 2007 è stato ultimato il restauro di un FIAT G46 che ha comportato il ripristino del velivolo alle condizioni originarie con la rimessa in stato di funzionamento del motore e di tutti i sistemi.

 

 

Nel mese di marzo 2010 è stato completato invece il restauro di un vero e proprio cimelio dell’Aeronautica Militare, il velivolo Savoia Marchetti SM.55 denominato “Jahù”. Le parti restaurate, lo stabilizzatore ed il timone di coda, essendo di proprietà del governo brasiliano, hanno fatto ritorno a san Paolo per essere esposte all’interno del Museo della Fondazione “Santos Dumont”.

 

 

Nel 2011 il 10° RMV ha contribuito, con il 1° RMV di Cameri e la Ditta Celin Avio di Venegono Superiore (Varese), al restauro del velivolo storico Ro.37bis curandone il recupero delle semiali.

 

 

 

 

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