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Aermacchi C.205 SCALA 1/32 - Italeri cat. no. 2519

Come era lecito aspettarsi dopo l'uscita del C.202 in 1/32, Italeri ha proposto nella stessa scala il diretto discendente del Folgore, l'Aermacchi C.205 con un modello che rispecchia le  caratteristiche che distinguevano il Veltro della III serie nella configurazione degli anni 1943-1944 . Ecco la presentazione di questo kit molto atteso da chi dedica le sue attenzioni ai soggetti italiani.

Foto e testo di Gabriele Luciani

Alla fine del 1941 l'entrata in servizio nella Regia Aeronautica del Reggiane 2001 e dell'Aermacchi C.202 Folgore, consentì finalmente ai piloti da caccia italiani di misurarsi alla pari con gli avversari, ma la consapevolezza del rapido progesso tecnolgico in atto durante gli anni del conflitto non poteva certo lasciare tranquilli non solo i vertici della stessa R.A. ma anche i progettisti italiani. Uno di loro, l'ing. Mario Castoldi , "padre" del Folgore, era ben consapevole  che il salto di qualità fra la sua precedente realizzazione, il C.200 Saetta (in pratica  il migliore caccia italiano prodotto in larga serie negli anni 1940 e 1941) e il C.202, era dovuto esclusivamente all'adozione di un valido motore come il DB.601A di produzione tedesca al posto dell'asfittico F.I.A.T. A 74 .  Mario Castoldi quindi, venuto a conoscenza dello sviluppo in Germania del motore DB-605A (accreditato ben 1475 CV), una profonda evoluzione del DB-601,  ritenne  opportuno anche in questa occasione di suggerire alla R.A. di acquisire quanto prima la licenza di produzione del nuovo propulsore tedesco, proprio   per un ulteriore sviluppo del C.202. Ottenuta la licenza di produzione del DB-605A , la cui realizzazione fu affidata alla FIAT,  nell'autunno del 1941 viene quindi avviato un programma teso alle realizzazioni di un nuovo caccia con questo motore: malgrado le esperienze pregresse, anche in questa occasione non si arrivò a far concetrare gli sforzi dei produttori su un unico modello e le tre maggiori ditte aeronautiche italiane FIAT, Aermacchi e OMI "Reggiane" ricevettero ordini per tre differenti prototipi, rispettivamente il G.55, il C.205 (si pensava inizialmente ad una nuova versione del Folgore che avrebbe dovuto avere anche un'ala di superficie maggiorata) e il Reggiane 2005. La Aermacchi però si rese conto che comunque il suo C.202 con poche modifiche poteva ospitare in fusoliera il DB-605A: denominato dapprima C.202 Bis e poi C.205V "Veltro", il nuovo caccia viene realizzato usando come prototipo un Folgore prelevato dalla IX serie costruttiva e che fece il primo volo con il DB-605 il 14.4.1942. All'esterno le differenze più evidenti fra il C.202 ed il C.205V erano concentrate nella zona del motore: oltre ad una elica differente (ovvero la Piaggio P2001) con un riduttore più grosso e tale da richiedere una cappotta più bombata, il Veltro presentava un impianto di refrigerazione dell'olio motore sdoppiato in due contenitori posti sempre sotto il muso e di forma cilindrica; il C.205 inoltre adottava un carello posteriore retrattile,il becco di compensazione del timone era maggiorato e come Marco Gueli ha evidenziato in un suo articolo su Ali Antiche n. 39 del G.A.V.S. la posizione dei portellini di ispezione della radio era diversa e più arretrata; anche le carenature delle gambe dei carrelli principali hanno alcune differenze rispetto a quelle del C.202 , di cui quella più evidente è la presenza di due intagli rettangolari; nelle ali del Veltro inoltre trovavano posto in pianta stabile due mitragliatrici da 7,7 mm oltre alle solite due armi da 12,7 mm in fusoliera. Mentre l'Aer.Macchi e le sue sussidiarie Breda e SAI Ambrosini continuavano a produrre il Folgore, vennero  costruiti anche in Italia i DB-605A e fu a questo punto che il gen. Rino Corso Fougier, sottosegretario di Stato all'Aeronautica e capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, nel tentativo di razionalizzare finalmente la produzione aeronautica concentrando le poche risorse disponibili, ordinò una prima serie di cento Veltro alla Aermacchi. Inoltre , per quasi tutto il corso del 1942, si tentò più volte di "convincere" la FIAT-Aeritalia a produrre il C.205 V, riuscendo alla fine a commissionare nell'ottobre 1942  alla  ditta torinese trecento esemplari (era la II° serie, con MM. da 90050 a 90349) del Veltro . La FIAT -Aeritalia dopo il 1940 si era arenata nel vano tentativo di realizzare un suo motore in linea, l'A.38, un propulsore che non vedrà mai la luce...nel frattempo pur di mantenere impegnate le maestranze, ancora nel 1942 venivano costruiti aerei oramai anacronistici come il C.R. 42 e il G.50, ed anzi nel tentativo di risolvere in qualche modo la situazione la FIAT-Aritalia installò il DB-601 sui due citati velivoli ma oramai (e per fortuna,viste le scadentissime prestazioni ottenute anche con il motore tedesco...) i due prototipi (il CR.42 con il DB-601 e il G.50V ) erano in forte ritardo rispetto ai C.202 e al Reggiane 2001. Con molta riluttanza la FIAT-Aeritalia accettò come detto solo nell'ottobre del 1942 di produrre il C.205 V il cui primo esemplare di serie, che aveva volato il 5.10.1942, venne all'uopo trasferito a Torino per fungere da riferimento per la successiva produzione in serie. Tutte le buone intenzioni di realizzare finalmente una standardizzazione della caccia della R.A. andarono in fumo dopo il pesante bombardamento dell'8.12.1942 che non solo distrusse l'esemplare del Veltro portato a Torino, ma anche le prime attrezzature predisposte per la produzione dei C.205 : alla fine prevalsero  le solite rivalità fra i costruttori, arrivando così di nuovo al paradosso che ben tre tipi diversi di caccia vennero prodotti ed impiegati anche nel 1943 prima dell'armistizio dalla R.A., ovvero il Reggiane 2005, il F.I.A.T. G. 55 e l'Aermacchi C.205 V che già nel gennaio 1943 raggiungeva i reparti operativi. Pochi mesi prima, la Aermacchi con poche modifiche interne ed esterne alle semi ali del C.205V era riuscita inoltre ad installare sul Veltro il tanto agognato dai piloti italiani armamento pesante, ovvero due cannoni Mauser MG151/20 da 20 mm, per quella che poi sarà la III° serie del C.205V che l'8.9.1942  veniva commissionata in centocinquanta esemplari (MM dalla 92153 alla 92302, prodotti dal 25.6.1943 sino al 6.9.1943 sino alla MM 92221 , i restanti sino al 21.2.1944) venendo distribuiti ai reparti dal luglio 1943 . A differenza del C.202, il C.205 V fu costruito solo dalla Aermacchi e malgrado la perdita delle colonie, tutti i Veltro sia della serie I che della serie III, furono dotati delle attrezzature antisabbia (filtro sulla presa d'aria del motore e apposite carenature a copertura della parte soffitto degli interni dei vani carrelli principale) visibili nella Tav. 26 del Manuale di "Istruzioni e Norme per il montaggio, la regolazione e la manutenzione del velivolo Aer.Macchi C.205V"; inoltre, la mimetica applicata in fabbrica fu sempre quella ad anelli di fumo di colore Verde Oliva Scuro 2 sul fondo Nocciola Chiaro 4 per le superfici superiori e Grigio Azzurro Chiaro 1 per quelle inferiori. Un'altra ottantina di C.205 della serie III furono poi costruiti sino al febbraio 1944 mentre nel marzo del 1944 la Aermacchi completò una piccola ed ultima serie (la IV°) di 15 caccia C.205, del tutto simili a quelli della serie III ad eccezzione di un ulteriore e piccolo sportellino ovale sul cofano motore superiore destro: contrassegnati dalle MM. 98218-98232, vennero collaudati fra il 10.3.1944 e il maggio dello stesso anno; il decimo (MM. 98227)  ed uno degli ultimi cinque costruiti vennero abbandonati, dopo il loro rispettivo volo collaudo, a Lonate Pozzolo (la foto dei resti delle loro fusoliere di questi due caccia, è stata pubblicata a pag. 26 della monografia N.27 dedicata al C.205 nell'ambito della collana Ali D'Italia); gli ultimi quattro Veltro di questa serie forse non furono nemmeno consegnati alla A.N.R.. Questi quindici  C.205 realizzati dalla Aer.Macchi (così come gli ultimi G.55 "Centauro" costruiti anche loro sempre nella marzo-aprile del 1944 dalla FIAT Aeritalia) erano poi caratterizzati da  uno schema mimetico a bande trasversali e larghe di due colori, distribuite "a spina di pesce" sulle superifici superiori dei velivoli e che Ferdinando D'Amico e Gabriele Valentini sulla monografia Air War over Italy 1944-45 hanno denominato "herringbone". Su “Camouflage and Markings of the Aviazione Nazionale Repubblicana 1943-1945” sempre di Ferdinando D'Amico e Gabriele Valentini, ci sono diverse foto (alcune di quelle dei Centauro sono state pubblicate già negli anni 70 in diverse pubblicazione ma sempre male interpretate...) che testimoniano come questo particolare schema fosse stato usato anche sul G.55 che un colladautore civile consegnò agli alleati: proprio le immagini di questo Centauro evidenziano l'uso del Nocciola Chiaro 4 e del Verde Oliva Scuro 2. Quasi tutti i C.205 prodotti prima dell'armistizio vennero consegnati a vari reparti della R.A. appartenenti al 1° st, 3° st. 4° st. 51° st., usati dalla primavera del 1943 nella strenua difesa del territorio nazionale fino all'8.9.1943. I C.205 dei reparti della R.A. che dopo l'Armistizio rimasero in linea in Sardegna e poi tutti nel Salento, vennero inizialmente usati contro i tedeschi nei Balcani fino alla metà del 1944 quando per il logorio operativo i Veltro furono sostituiti da aeromobili anglo-americani e furono progressivamente concentrati nel 5° st. finendo per essere usati   come velivoli da addestramento. In precedenza, il Servizio Tecnico Caccia della R.A. durante il 1944, nel tentativo di aumentare la scarsa autonomia del Veltro, tolse ad alcuni C.205, per lo più della III serie, le mitragliatrici da 7,7 mm in fusoliera installando al loro posto un serbatoio realizzando così la versione GA (Grande Autonomia), mentre ad alcuni della I serie vennero installati due travetti subalari per trasportate due serbatoi sganciabili da 100 litri ciascuno (erano i C.205 Scorta) Al nord invece, i C.205  prodotti dopo il settembre 1943 furono assegnati ad un reparto tedesco (il secondo gruppo dello JG/77 ) che li usò sino al 31.12.1943 quando questi caccia furono trasferiti al 1° gr. ct. della A.N.R. che li usò sino all'estate del 1944; un altro reparto della A.N.R. che usò il Veltro fu la sq. aut. "Montefusco" nata nel gennaio 1944 e poi confluita nell'aprile sempre del 1944 nel 1° gr. ct., reparto che ebbe in dotazione anche i C.205 della IV° serie; dopo l'estate del 1944 nessun velivolo da caccia di fabbricazione italiana fu poi usato dalla A.N.R..Mentre i velivoli della R.A. conservarono la loro mimetica di fabbrica, quelli della A.N.R. nel marzo del 1944 furono ridipinti in reparto con colori e schemi mimetici simili a quelli coevi della Lufthwaffe. Terminata la guerra solo due C.205 rimasti al Nord furono recuperati insieme ai 30 Veltro sopravvissuti del 51° st. della Regia Aeronautica che vennero concentrati nel maggio 1946 presso il 5° st. della R.A. all’epoca basati a Galatina. Nel luglio del 1947 il reparto si trasferisce a Treviso lasciando nel Salento i suoi Veltro che vennero riassegnati alla Scuola Caccia di Galatina dove, riverniciati in alluminio,  prestarono servizio sino al 1951 quando furono definitivamente radiati .  

In precedenza, nel giugno del 1948 i governanti dell'Egitto, nell'intento di rinforzare la propria aviazione militare contro quella israeliana si rivolsero alle fabbriche italiane ordinando dei caccia FIAT G.55 e Aermacchi. Fu così che la ditta varesina recuperò alcuni C.202 e C.205 dismessi dall'A.M. , installando sui Folgore destinati alla Royal Egyptian Air Force  il  FIAT  RA 1050 RC58 (copia costruita su licenza del DB-605A) , il radiatore sdoppiato e l'elica Piaggio P2001 con la sua ogiva più bombata, lasciando per il resto inalterate le altre caratteristiche dei C.202 . Invece sui C.205 che dovevano essere forniti alla R.E.A.F. si rese fisso e carenato  il carrellino posteriore e sia sui C.202 che sui Veltro , oltre ai travetti subalari, vennero montate le radio statunitensi RT.AN.104/VHF-SCR.522 che erano poste subito dietro il seggiolino pilota in una posizione analoga a quella dei medesimi apparati di produzione italiana montati anni prima sui Folgore: per questo motivo vennero modificate le fusoliere dei Veltro con l'installazione degli sportelli di accesso alle radio della stessa foggia di quelli del C.202. Anche l'asta dell'antenna era diversa da quella usata dai C.202/205 prima serie ed anche da quella dei C.205 III/IV serie. Fra il settembre ed il novembre 1948, un primo gruppo di 15 velivoli arrivò in Egitto, spediti via mare in cassoni dove erano inseriti con le ali smontate: dalle foto dell'epoca  si nota che questi velivoli erano stati ridipinti con un primer scuro  usato nelle fabbriche (Aermacchi, Ambrosini e Breda) che si occupavano nel 1948 del ricondizionamento dei velivoli destinati al medesimo paese arabo: una volta arrivati nelle file della R.E.A.F. i caccia italiani (così come i G.55) venivano ridipinti con schemi e colori simili a quelli della R.AF. per teatri desertici. Fra il gennaio e l'aprile del 1949 altri nove Aermacchi  conclusero il primo lotto contrattuale costituito da sedici C.202 con il FIAT  RA 1050 RC58 e  otto C.205 (di questi tre erano della III° serie); alla fine del 1949 la R.E.AF. commissionò un secondo loto di altri 18 velivoli (sedici C.202 con il FIAT  RA 1050 RC58 e tre C.205, uno della I° serie e due della III° serie) ma nel frattempo incominciarono a sorgere dei contrasti fra il committente e la Aermacchi...I velivoli italiani affidati a piloti poco esperti come quellio egiziani non ebbero risultati operativi di rilievo ed anzi a seguito di alcuni gravi incidenti vennero persi ben dieci aerei.Unicamente per questi motivi , un terzo lotto di venti esemplari (dieci C.202 con il FIAT  RA 1050 RC58 e dieci C.205, quattro della I° serie e sei della III° serie) pur commissionato in data 12.5.1949, non venne alla fine ritirato dagli egiziani e questi aerei vennero quindi ripresi dall'A.M. e, ridipinti anche loro in alluminio con un lungo pannello antiriflesso in nero che partiva dal parabrezza ed arrivava sino all'ogica dell'elica, vennero nuovamente  assegnati alle  Scuole di Volo dove rimasero in linea per alcuni anni...   Due C.202 rimotorizzati con il DB.605 (uno dei quali è quello della foto di cui appena sopra e che evidenzia gli sportellini radio tipo C.202) e un C.205 (ovvero la M.M. 92166 un C.205 serie III°, oggi conservato presso la Aermacchi,  l'unico vero C.205 oggi esistente in Italia)  con carellino posteriore reso fisso e radio statunitensi, appartenenti alla terza commessa egiziana, sono sopravvissuti sino ai nostri giorni e la loro presenza ha ingenerato alcuni errori da parte dei pochi produttori di kits che intendevano riprodurre il C.205 in scala, in quanto nessuno di questi velivoli superstiti  è nella esatta configurazione che i C.205 avevano durante la seconda guerra mondiale ...uno dei velivoli della terza commessa egiziana poi non ritirata, ovvero la M.M. 92166 un C.205 serie III°, è scampato per sua fortuna alle distruzioni (molti residuati bellici vennero usati come bersagli al poligono di Furbara o per l'addestramento delle squadre anti incendio dell'A.M.) e/o alle demolizioni dei tanti velivoli,  seguite alla loro radiazione : q  presentando in fusolieria gli sportellini d'accesso alla radio della stessa forma di quelli del C.202.

Le precedenti note storiche,  non sono solo un ripasso ma hanno sempre una loro importanza nel modellismo, a maggior ragione, nel caso del C.205, in particolare quando si tratta di riproduzioni dello stesso in scala grande come la 1/32. Infatti questo velivolo della Aermacchi da anni viene considerato come uno degli aeromobili più importanti della storia dell'aeronautica italiana ed ha sempre attratto anche le attenzioni dei modellisti che dedicano le loro attenzioni ai velivoli nazionali. Ma in passato, la presunta identità con il C.202 e la presenza nei musei di due Folgore rimotorizzati nel dopo guerra dalla Aermacchi con il DB-605 per le commesse egiziane  ha sempre tratto in inganno anche quelle poche ditte modellistiche che si sono interessate al Veltro che hanno infatti realiizato modelli del C.205 inficiati da diversi errori. Non sono moltissimi i kits di C.205 usciti nel corso degli anni e quasi tutti  sono stati sempre realizzati sulla base di precedenti kits di C.202 ...Il primo, nel 1973, fu un kit in scala 1/72 di una ancora oggi misconosciuta ditta italiana la Delta, tutto sommato un discreto prodotto, per anni in assoluto la migliore riproduzione di un caccia Aermacchi della seconda guerra mondiale, ben presto divenuto molto ricercato, anche quando nel 1975 apparve il kit della Supermodel. La ditta bolognese aveva realizzato infatti in quell’anno il C.205 e poco dopo, basandosi sulla presunta quasi identità fra i due velivoli, anche quello del C.202 ma i due kits erano inficiati da diversi e pesanti errori nella riduzione in scala di forme e dimensioni delle ali e delle fusoliere dei due velivoli. Nel 1987 il negozio milanese Al Soldatino rintracciò gli stampi della Delta fra cui il C.205 che venne così reso nuovamente disponibile almeno per un altro decennio. Finalmente, nel 2002, Italeri, dopo aver realizzato l’anno precedente un kit del C.202, usando naturalmente molte parti di questo suo Folgore, ha realizzato una adeguata riproduzione del C.205 che con pochi aggiustamenti si può perfezionare al meglio. Lo stampo è stato ripreso dalla ditta ceca Bilek che lo ha riproposto con decals diverse da quelle Italeri.    Nella scala 1/48 la prima riproduzione fu nel 1991 quella della torinese Tauromodel, che aveva realizzato l’anno prima un C.202 attesissimo in quanto annunciato nel lontano 1980 al Salone del Giocattolo di Milano : i due kits della Tauromodel sono in pratica quasi due short run, molto esatti nella riduzione in scala dei velivoli rappresentati ma consigliabili a modellisti abbastanza esperti per via di un montaggio non molto semplice. Nel 1996 la giapponese Hasegawa fa lo stesso percorso della Tauromodel, offrendo una degna riproduzione del Veltro basata naturalmente sul precedente suo C.202 uscito l’anno prima, ma che ha la necessità di essere corretto nella configurazione di alcune delle pannellature delle ali e della fusoliera per rappresentare correttamente un Veltro ; il kit è stato distribuito da Italeri   (https://www.modellismosalento.it/it/recensioni/recensioni-kits/810-macchi-mc-205-veltro-italeri-scala-1-48-cat-no-2765.html ).  Nella scala 1/32, per lo più sul mercato statunitense, sono comparsi nei primi anni duemila kit di Veltro offerti da produttori artigianali che come al solito spesso sfruttavano la comunanza di parti fra il C.202 e il C.205, proponendo modelli  che già ai tempi della loro uscita avevano costi probitivi come quello in resina della Craftworks o il die cast della The Ultimate Soldier, fino a quando nel 2007 il negozio californiano Pacific Coast in collaborazione con il gruppo ceco MPM ha offerto uno short run del Veltro, sempre con molte parti in comune con un suo analogo kit del C.202 uscito nel 2006, due prodotti oggi non più reperibili. tutti questi prodotti in 1/32 non sono da anni più reperibili divenendo oggetto di ricerche estenuanti e quindi di compravendite con prezzi altissimi nel mercato dell’usato. L’uscita nel 2024 del modello Italeri in 1/32 del Veltro li fa passare tranquillamente tutti nel campo del collezionismo: la ditta italiana dopo aver proposto nel 2023  il C.202, evitando di incappare negli errori fatti da altri produttori, ha proposto un corretto Veltro serie III° nella configurazione del 1943-45, sfruttando in modo oculato molte delle componenti del suo kit del C.202 . 

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V.C.C. 2 O.P. Btg. "Lombardia" C.C. da kit Italeri con conversione WIP 3D Scala 1/35

V.C.C. 2 O.P. Btg.

V.C.C. 2 O.P. Btg. "Lombardia" C.C. da kit Italeri con conversione WIP 3D Scala 1/35

Il V.C.C. 2 è una  delle versioni dell'M.113 , sviluppate in Italia con la variante O.P.  concepita  principalmente per la pubblica sicurezza. Con una apposita conversione della WIP 3D e il kit Italeri dell'M.113, la riproduzione in scala 1/35 di uno di questi mezzi in dotazione all'Arma  dei Carabinieri 

Modello , testo e foto di Gabriele Luciani (tutti i diritti riservati)

Agli inizi degli anni settanta anche in Italia si era ben consci delle varie limitazioni del veicolo corazzato da truppe l'M113, all’epoca diffusissimo negli eserciti dei paesi del blocco occidentale: prodotto su licenza pure dalla OTO Melara, questo mezzo fu generosamente distribuito alle  componenti meccanizzate dell'E.I. a partire dal 1964 ma l'uso dello stesso, perfino in compiti addestrativi , aveva evidenziato diverse problematiche, quali scarsa blindatura anche nei confronti delle armi leggere avversarie,velocità inferiore a quella dei carri armati la cui azione doveva essere supportata dalla fanteria trasportata dagli stessi M 113, l'impossibilità di usare armi dall'interno del mezzo e la sovraesposizione del capo carro all'offesa nemica, capo carro cui era affidata anche la gestione dell'armamento esterno (ovvero la Borwning da 12,7 mm). Nel 1971 un impietoso studio apparso sulla Rivista Militare evidenziò ufficialmente queste pecche  avviando così la pianificazione da parte dello Stato Maggiore dell'E.I. della acquisizione di un adeguato sostituto. Al solito , motivazioni di natura prettamente economica impedirono l'adozione di un mezzo effettivamente valido e si ripiegò su una versione italiana dell'aggiornamento statunitense dell'M.113, noto come Product Improved. La variante nazionale, progettata nel 1972 dal generale Camillo Cacciò, denominata Veicolo Corazzato (da) Combattimento 1  e soprannominata quindi "Camillino", si caratterizzava all'esterno principalmente  per l'inclinazione della metà superiore delle pareti laterali del compartimento equipaggio. L'aumento di peso veniva compensato da quello della potenza del motore mentre il vano equipaggio era del tutto stravolto rispetto all'M113: malgrado tutte queste modifiche il V.C.C.1 non risolveva pienamente il problema di una valida dotazione di un trasporto truppe per l'E.I. ma ugualmente ne veniva disposta l'adozione di trecento esemplari a partire dal 1978. Un secondo ordine di altri cinquecento Camillini fu però contratto a trecento perché sempre per motivi economici si preferì procedere non alla produzione dei V.C.C. 1 ma a modificare durante le rispettive manutenzioni generali in ditta, esemplari di  M113  nella variante V.C.C. 2  . Anche questa versione ebbe un motore diesel (i primi M 113 italiani avevano un propulsore a benzina) , ma i lati del trasporto truppa rimasero inalterati con la sola modifica dell'aggiunta di protezioni in acciaio nelle quali venivano installati visori blindati e feritoie per l'uso di armi individuali dall'interno del mezzo. Pure sul tetto V.C.C. 2 venne spostata a sinistra la postazione del capo carro e venne ricavata una ulteriore botola per il mitragliere con una protezione balistica differente da quella del V.C.C.1 .  Oltre 1200 M.113 vennero trasformati in V.C.C. 2 venendo distribuiti dal 1979 a diversi reparti meccanizzati dell'E.I. (compreso l'allora Gruppo Squadroni Meccanizzato "Genova Cavalleria", unica formazione dell'Arma di Cavalleria italiana a montare, dal 1984 al 1993, su questo mezzo) ed anche al Rgt. "San Marco" della M.M. . Il V.C.C. 2 è stato impiegato per anni anche nelle missioni all'estero a partire da quelle in Libano dei primi anni ottanta, venendo infine  radiato solo nell'ottobre del 2012.  In precedenza, alcuni V.C.C. 2 furono modificati per essere utilizzati al fine di mantenere l'ordine pubblico in contesti urbani : all'esterno questi blindati si caratterizzavano subito per l'assenza del grosso pannello in legno posto sull'anteriore (veniva usato per stabilizzare il mezzo durante i guadi di corsi d'acqua) oltre a diverse modifiche ed installazioni  per operare in sicurezza anche in occasione di lanci di bottiglie incendiarie e gas lacrimogeni.  Ulteriore aggiunta era la possibilità di montare ed operare una benna meccanica per rimuovere grossi ostacoli.  Denominati appunto O.P. vennero consegnati ai Battaglioni dell'Arma dei Carabinieri venendo dipinti nel blu scuro tipico dei mezzi della quarta Forza Armata della Repubblica Italiana .

Sono diversi quindi i motivi che possono rendono interessante una raffigurazione in scala di un V.C.C. 2 OP dei Carabinieri ed in 1/35 la si può realizzare con i prodotti della WIPD3D (https://www.wip3d.it/veicoli/wwii-modern-1-35/ )  stampati in 3d ed in resina . Ribadisco  l'avvetenza che quando si lavora con modelli realizzati in materiali particolari come in questo caso, vanno usati sempre un paio di guanti di lattice ed una mascherina sul viso, per la protezione rispettivamente della pelle e delle vie respiratorie; si deve  operare in ambienti ben ventilati quando si usano carte abrasive per lisciare le parti ed inoltre vanno seguite scrupolosamente le indicazioni fornite dai produttori di colla ciano acrilica che si dovrà usare nella costruzione di questo tipo di prodotti . La ditta modenese offre due differenti possibilità per realizzare un modello del V.C.C. 2 OP : si può usare un "cannibal" kit cui vanno aggiunti i cingoli, maglie e  ruote , presi da un M 113 in plastica oppure partire da un suo kit in resina completo , opzione questa certo più comoda. In entrambi i casi , prima di assemblare le parti in resina, vanno eliminati dalle superfici esterne dei pezzi dei micro-rilievi della stampa 3d: c'è da dire comunque che ad ogni nuovo modello la WIP3D migliora la qualita dei materiali impiegati e la stampa dei pezzi ed anche in questo  caso ho usato carte abrasive di grana sottile, più che altro per essere sicuro al 100 % di non rivedere poi questi micro-rilievi al primo passaggio di vernice

La costruzione non è in effetti molto impegnativa ,  i pezzi in 3d si amalgano bene con quelli del kit Italeri anche se qualche miglioria e correzione si può sempre fare, aiutandosi con le foto dei V.C.C. 2 O.P. reperibili on line su diversi siti.  Si possono aggiungere ad esempio le riproduzioni dei vari gancetti presenti all'esterno del tetto del mezzo mentre un particolare attenzione va posta nell'unione della benna anteriore e dei suoi meccanismi allo scafo; è necessario poi procurarsi un filo sottile di catenella , la si può trovare ad esempio su Temu, da inserire fra scafo e benna .  

 

Passando alla colorazione, realizzata per lo più ad aerografo,  ritengo  opportuno dare una mano di  grigio chiaro a smalto  come base d'appoggio per le successive vernici e dare  in vari punti dello scafo del nero opaco per la pre-ombreggiatua. Per  riprodurre  la tipica vernice blu scuro lucido dei mezzi dell'Arma dei Carabinieri e che caratterizza anche questi V.C.C. 2 con gli alamari ho usato lo smalto Humbrol n. 15, un colore che pur essendo  lucido,  non ha tirato fuori la famigerata  "buccia d'arancia" tipica appunto delle vernici "gloss" .  

La WIPD 3 D in questo caso offre un corposo foglio decals per diversi esemplari di V.C.C. 2 ed anche per un esemplare in versione O.P. dei Carabinieri, appartenuto al Btg.  "Lombardia" con le scritte sui fianchi, targa e stanag ; le decals sono di nuona fattura ed hanno una buona adesività .

Questi V.C.C. 2 O.P. non sono certo delle "Gazzelle" tirate a lucido per i ruoli d'istituto e quindi un pò di usura della colorazione esterna in effetti c'è . Senza comunque esagerare, è opportuno passare il colore blu con aggiunta di bianco su alcune parti più esposte del mezzo come ad esempio le zone centrali delle botole dell'equipaggio e con maggiore decisione sul vomere della benna; su questa ho poi passato i pigmenti del set di invecchiamento n. 1 della Tamiya ,posti anche sulle ruote e le maglie dei cingoli (da notare che la "famiglia" degli M.113 ha sempre un colore molto chiaro delle maglie dei cingoli che appaiono in un giallo grema grigiastro . Qualche velatura di grigio chiaro sulle parti più basse dello scafo può completare l'opera di riproduziuone di sporco ed usura operativa del mezzo . Infine  I quattro blindo vetri del vano equipaggio si possono riprourre con il liquido Kristal Klear della Microscale mentre gli altri visori del pilota, capo equipaggio e mitragliere vanno in nero lucido 

Gabriele Luciani 

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IVECO VTLM "Lince" Gruppo Fucilieri dell'aria 9º St. A.M., Grazzanise, da kit Italeri scala 1/35 cat.no. 6504

IVECO VTLM "Lince" Gruppo Fucilieri dell'aria 9º St. A.M., Grazzanise, da kit Italeri scala 1/35 cat.no. 6504

Il Lince dell'IVECO ha avuto buoni riscontri operativi e un lusinghiero successo commerciale: distribuito alle quattro FF.AA. italiane , è stato e viene impiegato anche dalle forze speciali nazionali fra cui i Fucilieri dell'aria dell'A.M.. Con il kit Italeri la riproduzione in scala 1/35 di un mezzo in dotazione al 9° Stormo  dell'Aeronautica Militare  

Modello , testo e foto di Gabriele Luciani (tutti i diritti riservati)

 

 

A partire dagli anni novanta, le FF.AA. Italiane sono state coinvolte in missioni all’estero che hanno richiesto un deciso adeguamento  dei vari sistemi d’arma già in dotazione e delle relative modalità d’impiego, nonché lo sviluppo e relativa adozione di nuovi mezzi per via dei nuovi scenari operativi. Nei teatri medio orientali e soprattutto in Afghanistan, il diffuso ricorso, da parte degli elementi ostili ai vari interventi, all’uso di ordigni esplosivi posti lungo vie di comunicazione terrestri e la contestuale esigenza di proteggere  il personale da queste pericolosissime insidie, sempre meno improvvisate, ha inizialmente costretto i  reparti italiani ad adottare spesso sistemi artigianali per adeguare i vari veicoli da trasporto. Fu subito chiaro però che questi accorgimenti non raggiungevano un adeguato livello di sicurezza  e per porre rimedio a questo stato di cose, basandosi anche su esperienze  di altri eserciti occidentali, in particolare di quello sudafricano che già negli anni ottanta aveva già affrontato queste problematiche adottando veicoli ruotati capaci di resistere alle mine, la dita Iveco di Bolzano incominciò a sviluppare un nuovo veicolo leggero da trasporto. Nel giro di pochi anni, con una progettazione molto intelligente, l’Iveco riuscì a realizzare un compatto veicolo 4x4, costituito da tre moduli (motore, abitacolo e vano posteriore) installati su un robusto telaio, con la parte centrale per l’equipaggio   integralmente ricoperta da corazzature e blindovetri, con ulteriori possibilità di aggiungere altre piastre. Battezzato Veicolo Tattico Leggero Multiruolo “Lince” , questo fuoristrada  risultò essere di dimensioni e peso tali da poter essere trasportato nelle stive dei C27J e C.130J dell’A.M. e al gancio baricentrico di molti degli elicotteri dell’AVES . Dal 2004 incominciò la distribuzione della serie iniziale del nuovo mezzo all’E.I. e  dopo la prima missione in Libano del 2006, sono pervenuti alla ditta costruttrice diversi suggerimenti da parte dei comandi militari, prontamente recepiti dalla stessa Iveco che ha continuato nello sviluppo del suo fuoristrada, con alcune modifiche (è la serie 1 riconoscibile all’esterno per l’adozione dei maniglioni metallici in prossimità delle portiere laterali) ; dal 2010 è stata realizzata la variante 1A caratterizzata dal nuovo tetto predisposto per una torretta armata controllata dall’interno del mezzo, seguita dalla serie 2 con una seconda botola sul tetto. Con queste due varianti si è cercato di risolvere il problema dell’arma di squadra  posta al centro del tetto del mezzo in quanto la stessa postazione è risultata troppo scoperta per il  “rallista” ovvero l’operatore addetto all’impiego della medesima arma; sui mezzi delle serie precedenti si è cercato di ovviare a questa esigenza dapprima con una scudatura coassiale all’armamento, poi con una più estesa blindatura della postazione realizzata dalla Iveco ma che è risultata essere molto pesante tanto da elevare il baricentro dei Lince su cui era stata installata in modo tale da renderne difficoltoso l’impiego fuoristrada.   

Dal 2013 è stata realizzata una ulteriore versione del Lince (LMV-2) che malgrado le rassomiglianze esterne con il precedente modello ne è in pratica un esteso rifacimento con anche un motore più potente.  Subito il Lince ha attratto le attenzioni dei diversi operatori militari nazionali  finendo per essere adottato non solo dalle quattro FF.AA. italiane ma anche dalle rispettive forze speciali. Il mezzo in diverse occasioni ha dimostrato la sua validità salvando la vita dei militari trasportati al suo interno e rispondendo spesso in modo ottimale a quelle esigenze per cui era stato concepito, rivelandosi in buona sostanza uno dei migliori prodotti dell’industria della difesa italiana di tutti i tempi. Infatti la bontà del medesimo VTLM è tale che già dal luglio 2003 ha suscitato l’interesse di molti stati esteri a partire dal Regno Unito dove  è stato prodotto su licenza  con molte modifiche (si tratta del Panther ). Molti esemplari Lince sono stati successivamente acquisiti da diversi altri paesi europei e dall’Ucraina , spesso in centinaia di unità ma il “colpo” più importante sarebbe stato l’ordine da parte della Russia per migliaia di esemplari pure da far produrre dalla Kamaz in Tatarstan: purtroppo il programma  nel 2013 è stato sospeso e “solo” 358 Lince sono entrati in servizio con l’esercito russo. Nel luglio 2024 è giunto l’ordine da parte del Brasile per 420 esemplari di Lince dell’ultima variante e che saranno consegnati dal 2026

Anche nel modellismo questo prodotto della Iveco ha trovato un positivo riscontro, dapprima con un kit in resina in scala 1/35 della ditta ceka MMK uscito quasi in contemporanea con il vero Lince e molto ricercato all’epoca dagli appassionati italianofili (https://modellismosalento.it/it/modelli/mezzi-militari/291-iveco-lince-operazione-leonte-libano-2007-da-kit-mmk-in-scla-135.html )  sino all’uscita nel 2015  di un pregevole kit in plastica iniettata della Italeri ( per gli amanti della 1/72 c’è invece il modello in resina della G B Models  https://modellismosalento.it/en/modelli/mezzi-militari/1039-iveco-lmv-lince-taskforce-45-da-kit-gb-modelli-n-72051.html  ). Dopo un anno il kit Italeri è stato  riproposto in un confezione specifica dedicata ai Lince usati nelle missioni di “peace keaping”  e comunque, viste le caratteristiche del mezzo reale, si può usare per diverse versioni e colorazioni , da quella NATO a tre toni (applicata i fabbrica secondo uno schema fisso per tutti gli esemplari) , a quelle realizzate in reparto come quella integrale bianca e le più particolari usate in Afghanistan delle forze speciali italiane. Il kit felsineo si può pure impiegare per riprodurre un Icarus della Protezione Civile  ( https://modellismosalento.it/it/modelli/mezzi-civili-e-competizione/836-icarus-il-lince-della-potezione-civile-da-kit-italeri-scala-1-35-cat-no-6504.html ).

In buona sostanza è un bel kit con due difetti però...ovvero le ruote in vinile  materiale che personalmente non sopporto   (nel tempo si può spaccare se si è cercato di riprodurre ad esempio sul battistrada l'invecchiamento per l'usura, utilizzando colori a smalto che possono intaccare il vinile)   e la sua assenza da qualche anno a questa parte dal catalogo cartaceo Italeri  mentre sul sito della ditta è indicato come “discontinued production” e quindi a tutti gli effetti non disponibile...C’è quindi da augurarsi in un suo celere ritorno sul mercato visti come detto la diffusione e il successo operativo del LInce...Avendo a disposizione alcune confezioni recuperate alcuni anni fa, ho deciso di usarne una di queste (quella con il numero di catalogo  6535 - Scala 1 : 35 LMV LINCE UNITED NATIONS per riprodurre un veicolo in dotazione al 9° Stormo dell’A.M. con targa AM CM 177 usato dal Gruppo Fucilieri dell’Aria dipinto all’esterno con la mimetica NATO a tre toni : una foto di questo  mezzo è stata pubblicata a pag. 98 della monografia edita dal Gruppo Modellistico Trentino di studio e ricerca storica a firma di Luigi Carretta e Daniele Guglielmi dal titolo “Lince LMV –Light Multirole Vehicle” (Trento : G.M.T., 2013; ISBN 9788890565199), che è una imprescindibile base documentale per qualsivoglia riproduzione in scala del Lince. Per quanto riguarda la descrizione e costruzione del kit Italeri  rinvio ad altri articoli già pubblicati sul sito ovvero https://modellismosalento.it/it/recensioni/recensioni-kits/669-abbiamo-rotto-la-scatola-dell-lmv-lince-scala-1-35-kit-italeri-n-6504.html   e https://modellismosalento.it/it/modelli/mezzi-militari/699-lince.html .

In questa sede evidenzio solo le peculiarità del Lince da me riprodotto ovvero, prima di tutte, la sua appartenenza alla serie 1 caratterizzata all’esterno sugli sportelli laterali di maniglioni metallici adottati al posto delle cinghie: in scala si possono riprodurre con sottili pezzi di metallo e filo di rame. Non vanno usati i pezzi che riproducono lo snorkel presente sulla destra del cofano ed al suo posto va inserito un elemento scatolare a copertura del foro di aspirazione Si nota poi l’assenza del taglia cavi anteriore e di tutte le aste delle antenne dovuta al fatto che il mezzo della foto non è in teatro operativo ma in Italia dove al contrario la presenza di queste dotazioni in effetti è certo fastidiosa quanto meno per il parcheggio del mezzo. Come arma di squadra sul tetto del mezzo c’è una mitragliatrice MINIMI installata su un supporto che nel kit è previsto per la Browning da 12,7 mm . Ho poi sostituito le ruote in vinile del kit con delle autarchiche riproduzioni delle stesse in resina.

Per riprodurre quindi la colorazione  mimetica NATO a tre toni ritengo vadano molto bene le tinte acriliche della Tamiya  numeri XF-67  (green) XF-68 (borwn) XF-69 (black):  per dare il meglio  questi colori devono essere stesi con l’aerografo anche se i contorni della macchie nere e marroni delle Lince non sono sfumati. Per l’andamento dello schema mimetico (come detto uguale per tutti gli esemplari essendo applicato in fabbrica) vanno seguite le istruzioni del kit Italeri che sono molto esatte. Eccetto il grosso gancio del verricello anteriore in rosso, molti particolari esterni sono in nero come gli specchi retrovisori , il telaio anteriore a protezioni dei fari, i cerchi delle ruote mentre i pneumatici sono in un grigio molto scuro. Finita la fase della colorazione c’è il problema della riproduzione delle insegne in quanto il mezzo oltre alle targhe e al tricolore , inalberava lo scudetto del 9° st. dell’A.M. ovvero il Cavallino Rampante nero su fondo bianco. Da altre immagini  dello stesso mezzo e di altri del medesimo reparti trovate in rete, ho poi constatato che c’erano le bandelle rettangolari giallo-rosse che possono prelevate dal foglio decals del kit, mentre per targhe ed insegne  mi ha aiutato Federico Zotti, ( componente del gruppo Whatsapp di Modellismosalento)  che oltre ad essere un valido modellista è anche un valido grafico. Federico mi ha disegnato pazientemente un mio eclettico foglio decals (stampato poi dalla ditta Inkam di Genova) dove gli ho fatto inserire anche le targhe,  i tricolori e gli scudetti del 9° Stormo. Una volta applicate le decalcomanie e passato una mano dell’ottimo trasparente opaco acrilico KSW 01 della Kustomservice, usando le polveri più chiare del set A di invecchiamento sempre della Tamiya,  ho passato una leggera patina di invecchiamento su tutto il modello insistendo in particolare sulle ruote.

Gabriele Luciani

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Da GB Modelli due kit in resina di grande pregio in scala 1/72.

Da GB Modelli due kit in resina di grande pregio in scala 1/72.

Abbiamo ricevuto dall'amico Giorgio Brigà due ultime sue creazioni. Due piccoli kit in resina per due soggetti altamente dioramizzabili e di grande fascino. La Topolino ed il Fiat 508 Camioncino in scala 1/72 e li presentiamo sul nostro canale Youtube

Clicca per vedere l'Unboxing

 

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