Visita al
Museo Storico dell’Aeronautica Militare
Di Vigna di Valle

di Silvio Pietropaolo
Si ringrazia l’Aeronautica Militare e la Direzione del Museo per la collaborazione
Per info:
http://www.aeronautica.difesa.it/SitoAM/Default.asp?idente=1404&idSez=716
e-mail: aeromuseo@aeronautica.difesa.it oppure aeromuseo@tiscali.it
A pochi chilometri da Roma, sulle sponde del Lago di Bracciano, nel sedime della prima Base Idrovolanti Rep. Sperimentale dell’Aeronautica Militare da più di Trentenni è ospitato il Museo Storico di Vigna di Valle.

Inaugurato nel 1977, dall’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, il Museo Storico dell’Aeronautica Militare è stato il risultato concreto degli sforzi dei Reparti e degli Uomini dell’Arma Azzurra che ostinatamente nel tempo hanno conservato almeno un esemplare dei propri velivoli da esibire a futura memoria dei tempi andati. Velivoli del passato che hanno partecipato e fatto la storia della nostra nazione negli ultimi cento anni e che come tali non sono soltanto un esempio delle capacità tecniche, dell’evoluzione delle tecnologie, dello sforzo per migliorare efficienza e prestazione dei velivoli che l’uomo ha profuso nella suo ultimo secolo di storia, ma Velivoli che essi stessi sono la storia perché protagonisti di fatti storici o di imprese memorabili.

In questo articolo Vi racconterò, tramite una carrellata di foto, la visita mia e della mia famiglia al Museo Storico di Vigna di Valle. Non per profondere nozioni, ma per provare a trasmettere l’anima di una passione ed il senso di quanto sia importante creare o conservare questi “Contenitori di Storia Vera”, reale e tangibile dove l’oggetto esposto non è virtuale ma vero, con la sua possanza e fragilità al tempo stesso e dove dietro ad ogni oggetto esposto c’è la storia e la passione di un temerario o di uno specialista o di un pioniere al tempo stesso poeta, filosofo e pilota. Storie di uomini straordinari che hanno sfidato le aquile riuscendo a salire sempre più in alto nell’azzurro.

Il Museo si suddivide in quattro padiglioni divisi per epoca storica dell’aviazione. Nel primo padiglione, l’Hangar Troster, ci sono gli albori del Volo Con i Caproni, gli Spad ed i Nieuport. Ma soprattutto il Flyer dei Fratelli Wright esemplare n° 4, sì perché l’Italia subito salì sul turbine scaturito dalla nuova rivoluzione aeronautica e subito cominciò a distinguersi per l’ingegno e l’ardimento dei propri uomini.




Passeggiando tra queste strane macchine volanti, mia moglie ed i miei figli si chiedevano continuamente ma come facessero a volare. Così diverse e lontane dalle leghe leggere, dai motori a turbogetto e dalle forme sfuggenti e sinuose dei velivoli di oggi. Piccoli motori con eliche in legno, struttura in legno ricoperta di tela e ruote a raggi come quelle delle biciclette sembrano anni luce distanti dallo sfrecciare sibilante dei caccia moderni. Eppure soltanto poco più di un secolo ci divide da quei velivoli e quei temerari. Lo sguardo non può non fermarsi d’avanti allo Spad di Fulco Ruffo, all’immagine di Francesco Baracca o allo SVA di Gabriele D’Annunzio.


Velivoli e cimeli che dopo cento anni sono lì, come se cento anni non fossero passati, grazie al lavoro certosino degli specialisti dell’Aeronautica Militare o grazie alla passione di qualche collezionista che li ha conservati per poi donarli al Museo.
Dopo il primo padiglione passando nel secondo, l’Hangar Velo, si fa un balzo di altri 25 anni circa e subito si nota che l’aeronautica cresce e comincia a mostrare i muscoli. L’uomo insieme ai velivoli inizia la sua corsa per fare sempre di più e meglio. Incontriamo Italo Balbo, nuovo eroe dei due mondi che con la sua flotta di idrovolanti supera l’ìmmenso oceano per approdare dall’altra parte del mondo. Incontriamo il Comandante Nobile che con la sua aeronave tenta di conquistare il tetto del mondo, incontriamo i temerari della Coppa Schneider che si sfidavano sul pelo dell’acqua raggiungendo velocità indicibili anche per i tempi attuali.

Ed anche qui il rosso dei nostri velivoli da corsa (che poi divenne il rosso delle nostre vetture da corsa) era d’avanti a tutti gli sfidanti.

Continuando nel nostro percorso ci troviamo di fronte a macchine possenti che sfidano la tecnologia e precorrono il tempo, aerei senza elica che ci indicano che una rivoluzione nella rivoluzione è in atto. Al tempo stesso l’aereo non è soltanto sfida ma macchina bellica che rivoluziona tattiche e strategie ed anche il modo stesso di combattere e la guerra conquista anche i cieli.



Continuando il nostro cammino ci addentriamo nell’Hangar Badoni, struttura recentemente ammodernata che ospita i grandi plurimotori insieme ad alcuni tra i più importanti caccia della seconda guerra mondiale e del dopoguerra.


In questo luogo i Macchi e gli Spitfire che una volta erano antagonisti in combattimento s’incontrano come nuovi amici sotto lo stesso tetto e la stessa bandiera. Da un lato MC 202, 205 e dall’altro Spit MK IX e P 51 Mustang protetti sotto le enormi ali di Cant Z, SM 81, SM 79 e Fiat 212. Aeroplani splendidi che hanno scritto la storia dell’aviazione, aeroplani oggetto del culto degli appassionati, aeroplani che mia moglie ancora stentava a credere avessero potuto volare. Grandi Mastodonti che sembrano d’acciaio ma che, come “l’Oca d’abete” di Hughes, sono costruiti incredibilmente di legno con cura maniacale e perizia artigiana di alta scuola ebanistica.




Sugli aeroplani ritorna il Tricolore ritornano le coccarde ridipinte a pennello sulle originarie insegne inglesi o americane in terra di Salento negli assolati oliveti di Leverano.



Oggetti conservati gelosamente, ripuliti dalla patina del tempo ripristinati da abbandono ed incidenti tramite il lavoro appassionato degli specialisti. Altri aspettano il momento della rinascita, della ricostruzione certosina, pezzo dopo pezzo come i due Imam Ro 41 e 37.


Un giorno anche loro potranno essere ammirati, esemplari unici, fedelmente ricostruiti come quando uscirono di fabbrica.

Si varca una porta ed un altro balzo è compiuto, una nuova rivoluzione è in atto. Entrando nell’Hangar Skema ci si rende conto che i tempi sono diventati maturi e lentamente le eliche spariscono dal muso degli aerei. Tra gli anni 50 e 60 si compie il miracolo. Un getto di aria compressa spinge gli aerei come il palloncino di un bimbo che veloce è soffiato via dall’aria che esce mentre si sgonfia. L’ultima aggiunta alla collezione è lì, splendida e lucida, col suo metallo a vista ed i suoi fregi gialli, rossi e blu. L’F 84F delle Tigri Bianche è arrivato da poco al museo e da perfettamente l’idea della cura maniacale e della passione che gli specialisti dell’A.M. profondono in ogni operazione di restauro di un velivolo antico. Migliaia di ore di lavoro ci permettono di poter ammirare vecchie glorie del passato ringiovanite come al giorno della loro nascita. Un vero miracolo che poi corrisponde all’aspirazione di ogni modellista: passare un giorno dal costruire modellini a poter riportare all’originario splendore un aereo vero e vetusto. Questo sicuramente è ciò che accomuna il nostro passatempo con il lavoro del restauratore. Le tante ore di ricerca della documentazione, della ricostruzione delle parti della riproduzione del più piccolo dettaglio, la passione e la cura nel fare tutto ciò. Fare lo Specialista Restauratore dell’A.M. è un lavoro che non può essere portato a termine se alle spalle non c’è una passione vera ed un profondo rispetto per questi oggetti e per gli uomini che li hanno utilizzati.




Tutto questo lavoro è svolto presso i Reparti, presso il Museo e spesso presso le strutture del 10°R.M.V. di Lecce Galatina. Da sito di modellismo che nasce in terra di Salento, la cosa non può che riempirci di gioia e di orgoglio.

Per cui speriamo che presto il Museo possa affiancare a questo G 59 anche un Fiat G 46, poi magari un RE 2002 o chissà cos’altro. Aerei che ormai sono diventati pezzi unici e come tali devono essere preservati e conservati come fonte di documentazione e memoria storica.





Il Tornado e lo “Spillone” (Così viene spesso chiamato l’F 104 Starfighter) ci rammentano la storia recente della nostra Aeronautica Militare. Ma sempre di storia si tratta, perché tra altri trent’anni chissà con cosa si volerà?

Quello tra gli aeroplani esposti è un percorso disegnato da mirabili gesta, fatti storici, tristi o bei ricordi, comunque un percorso guidato dal cuore. E proprio col cuore è realizzata la “nicchia” dedicata al Fiat G 91, un piccolo settore riservato esclusivamente a questo aeroplano italiano che è rimasto nel cuore di piloti, tecnici ed appassionati. Non perché fosse il miglior aereo, non perché fosse di produzione italiana, non perché era l’aereo delle Frecce Tricolori, ma perché è un aereo che supera il suo tempo ed ancor oggi è bello, è elegante nelle sue forme e proporzioni. Un vero esempio dell’Italian Style anche nel settore aeronautico.


Così facendo la nostra visita volge al termine. Si torna all’aperto a rivedere le acque del lago di Bracciano. Di nuovo ci saluta un Albatross lasciato sul pontile sotto la gru a ricordare che questa era la sua casa.

L’Albatros ci saluta e ci invita a tornare da curiosi, da studiosi, da appassionati con i propri figli, con le proprie famiglie e con i propri amici. Per osservare oggetti, cimeli, leggere storie dai pannelli esplicativi guardare aerei veri ed in miniatura che ci parlano di ricordi, di storie, di storia. Della storia della nostra Nazione. Per cui Vi invito a passare una giornata sul lago di Bracciano, vicino Roma al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, non costa niente, neanche il prezzo del biglietto dato che l’ingresso è gratuito, ma Vi assicuro che tornerete alle Vostre Case con una borsa piena di Storie, Storia e Passione che forse non immaginavate neanche potesse esistere.
Silvio Pietropaolo