Un Ariete leccese in 1/35

Il kit Trumpeter in scala 1/35 del carro Ariete si attanaglia perfettamente alla filosofia di questo sito: è un modello la cui costruzione si può definire “divertente”, non ponendo in effetti che pochi problemi. Inoltre il suo assemblaggio come da scatola, consente di  occuparsi di un argomento correlato alla magnifica Terra d’Otranto (altra motivazione alla base di “modellismo salento”) ovvero della Scuola di Cavalleria dell’Esercito Italiano la cui sede principale è Lecce. Questo importante istituto di formazione negli anni ha assunto diverse denominazioni rimanendo sempre correlato all’addestramento del personale destinato ad operare con mezzi corazzati. Una di queste è stata “polo blindo-corazzato”, assunta  con una cerimonia pubblica, tenutasi a Lecce il 31.10.1998, durante la quale furono esposti almeno due “Ariete” dei primi esemplari costruiti e distribuiti ai reparti, ovvero quelli con la canna dell’armamento principale con il recuperatore di fumi bombato, una configurazione identica a quella raffigurata dal kit Trumpeter che può riprodurre uno di questi due mezzi venendo assemblato senza ricorrere ad ulteriori prodotti aggiuntivi.

Il prodotto cinese è ormai così ben conosciuto che una sua analitica descrizione anche in questa sede appare superflua: lo stesso è stato infatti preso in esame da completi articoli editi sulla carta stampata (vedi ad es. Mezzi Corazzati n. 35 o Steel Art n. 16 ) e sul web (http://guide.dada.net/modellismo_statico/interventi/2006/01/242179.shtml e http://guide.dada.net/modellismo_statico/interventi/2005/02/197097.shtml) ricevendo sempre lusinghieri apprezzamenti. Posso solo aggiungere che ne ho già costruiti due, notando che è necessario seguire scrupolosamente le istruzioni del modello quantomeno durante le fasi di costruzione dei braccetti delle ruote del treno di rotolamento; in entrambe le occasioni ho dovuto ricorrere allo stucco solo per eliminare i segni della giunzione della zona anteriore dello scafo superiore e di quella inferiore e per  l’unione dei due pezzi riproducenti il cannone. Le varie maniglie del carro è meglio riprodurle con filo di rame sia per ottenere lo spessore adeguato sia perché i pezzi originali del kit sono un po’ difficili da staccare dall’albero della stampata.

 Per realizzare i due cavi di traino presenti sui lati del carro ho recuperato da un sottile cavetto elettrico i fili di rame in esso contenuti: li ho attorcigliati fra loro e, dopo averli tagliati per la lunghezza occorrente e colorati con un mix di smalti Humbrol, per lo più rame con gocce di grigio e sabbia, li ho inseriti, a costruzione ultimata, negli occhioni in plastica del kit (pezzi A 11) .

Per riprodurre uno dei suddetti esemplari salentini da me fotografati durante la cerimonia del 1998, l’esemplare targato E.I. 18771, ho :

  1. eliminato i rampini ad x , presenti sulla piastra anteriore dello scafo del mezzo, lasciando solo le relative cornici orizzontali: con un archetto da traforo per orefice ho così modificato il pezzo del kit (n. B 15) che riproduce questi rampini;

  1. omesso l’aggiunta sulle fiancate  della torretta gli attrezzi da zappatore
  2. spostato i ganci di traino posteriori (pezzi A 16 e A 17) dagli anelli superiori (pezzi B 23) a quelli limitrofi alle ventole e già  presenti sulla piastra posteriore dello scafo;

  1. utilizzato i pezzi riproducenti gli specchi retrovisori.

Terminata la costruzione del kit, si deve passare alla sua colorazione entrando in una fase quantomeno un po’ complicata…Più volte infatti mi sono avvicinato ai mezzi dell’E.I. con il catalogo Federal Standard’s ma non sono mai riuscito ad accostare con sufficiente approssimazione una delle tinte alle vernici realmente utilizzate sui mezzi…Queste ultime sembrano sfuggire a qualsiasi esatta definizione anche per tutta una serie di fattori come la fabbrica di provenienza del mezzo in esame, la data di realizzazione, il reparto di appartenenza, le condizioni meteo durante le quali viene utilizzato, le eventuali riverniciature parziali o totali e se queste sono state effettuate in reparto o in sede di revisione, pure la luce solare sembra dare sfumature diverse !

Altre varianti nascono poi in campo strettamente “modellistico” e possono essere la riduzione in scala del mezzo, l’aver steso o meno sul modello una mano di fondo (e con quale colore chiaro o scuro) prima di dare il verde oliva, il grado  di usura che si intende riprodurre… Alla luce di tutte queste considerazioni credo che ogni appassionato farà meglio a seguire una propria “ricetta” per riprodurre il verde oliva dei mezzi del nostro esercito dal 45 ad oggi…Tornando alla tinta esterna del mio Ariete, ho preferito quindi discostarmi dalla attuale tendenza che predilige l’utilizzazione dello smalto Humbrol 102 matt Army Green per il verde oliva dell’E.I. . Evidentemente tale smalto è ritenuto più che altro una buona base di partenza per tutti i successi lavorii di invecchiamento, con i vari passaggi di vernici ad olio e solventi vari, cui sarà poi sottoposta, per riprodurre un aspetto vissuto al mezzo. I carri della scuola leccese invece presentano quasi sempre un aspetto immacolato (è pur sempre una scuola e non un reparto “operativo”!) con le superfici senza scrostature, sporche per lo più solo di una consistente patina di polvere di terra (di colore marrone rossastro molto carico) che gli stessi corazzati sollevano durante le esercitazioni sul poligono di Torre Veneri e che poi si deposita sulle loro pareti esterne. Tenendo presente tali ultime circostanze, dopo aver passato con l’aerografo una mano di grigio chiaro Testor’s a smalto, ho riprodotto la colorazione esterna del mezzo con lo smalto Mo-Lak 1155-m olive drab, sempre dato a spruzzo.

 Dopo aver colorato così le superfici esterne del modello, ho riprodotto alcuni particolari che caratterizzavano molto il carro da me scelto: in torretta è presente il rettangolo che come da regolamento indica il plotone di appartenenza del mezzo che in questo caso è rosso, mentre è inusuale che lo siano anche i quattro occhioni dei cavi di traino nonché l’estremità dei ganci di traino. La spiegazione di questo fatto me la diede un amico ufficiale tuttora in servizio alla Scuola di Cavalleria e valente modellista: si trattava di un accorgimento adottato in reparto per evitare che determinati elementi “passassero” (sic!) da un carro di un plotone ad un altro ed anche gli attrezzi da zappatore venivano segnati in questo modo quando venivano portati…Ulteriori note di colore (comuni a tutti gli Ariete) sono i tappi dei bulloni in torretta di colore giallo e i bulloni a forma di cerchio presenti sulla protezione del periscopio (da me realizzati con filo di rame) in colore rosso. Sono passato poi al treno di rotolamento che ho aggiunto prima dei grembiuli laterali e dopo aver eliminato una maglia da entrambi i cingoli (altrimenti sarebbero troppo lunghi rispetto al kit): la parte in gomma dei cerchioni l’ho riprodotta con un grigio scuro ed ho dipinto le maglie dei cingoli con una miscela di sabbia chiara e grigio chiaro, lasciando inalterata la parte centrale degli stessi.

Per le insegne portate dal carro sono ricorso a decals ricavate da un set realizzato con una stampante da computer e dedicato ai carri in servizio in diversi momenti di vita della scuola di Lecce, interamente basato su altre mie foto inviate a suo tempo ad un produttore artigianale oggi scomparso dal mercato (mi auguro prima o poi che Tauromodel, al limite Ali italiane o magari Model Victoria , inizino finalmente a produrre fogli decals per i mezzi italiani): le targhe anteriori e posteriori sono state realizzate mixando i numeri di due targhe, mentre sono rimasti inalterati i tricolori e lo stanag  con il numero M 603 e i colori dell’arma dei carristi, così come i rettangoli in torretta.  Applicate le decals, ho realizzato un leggero invecchiamento con polvere di semplici gessetti ottenuta grattando gli stessi con un coltellino e poi passandola con un vecchio pennello sulle superfici del modello. Ho passato dapprima il nero alleggerito con un po’ di bianco sulle zone che riproducono le piastre di materiale composito sul cielo della torretta, poi  il marrone più all’interno dei cerchioni, sui cingoli, sui grembiuli, sotto lo scafo e sulle zone anteriori del carro sfumandolo progressivamente verso il posteriore, aggiungendo in qualche punto polveri di gessetti bianche, gialle e un mix di questi ultimi con il marrone. Il passaggio di questi polveri ha anche alterato in qualche zona il colore verde dandogli un ulteriore effetto teso a spezzare un po’ anche la monotona uniformità del colore generale del mezzo. 
In conclusione un bel modello non c’è che dire: magari averne tanti altri così dedicati a mezzi italici…
Gabriele Lucani