Stuart M 3 A 3 italiano in Somalia nel 1953
Da kit AFV Club scala 1/35 - cat. AF 35053
Testo e foto di Gabriele Luciani
Si ringrazia la Astromodel S.a.s. per il kit gentilmente fornito in recensione

Il carro armato leggero statunitense M 3 A 3 “Stuart” venne realizzato nel corso del 1943 in oltre 3400 esemplari nell’ambito di una famiglia di mezzi di cui lo stesso A 3 era l’ultima versione della serie M 3. In precedenza infatti, centinaia di esemplari del primo tipo di M 3 erano stati impiegati in guerra dall’esercito inglese che però ritenne opportuno destinarli al ruolo ad essi più consono della ricognizione. A questa iniziale versione, successe l’M3 A1, caratterizzato principalmente per una nuova torretta: si passò cioè da una con lamiere fissate da bulloni ad una con lamiere saldate, ed anche lo scafo degli ultimi esemplari della A 1 venne realizzato con questa tecnica; l’ M 3 A 3 infine era un mezzo ancora di più diversificato nelle forme sia nello scafo che nella torretta tanto da poter essere ritenuto un nuovo carro e quasi un immediato predecessore dell’altra famiglia dello Stuart, ovvero la serie M 5. Dopo il termine della 2° guerra mondiale, l’ M 3 come altri mezzi di produzione anglo-americana, venne impiegato dal ricostruito Esercito Italiano fino al 1957, anche nella versione “recce” (senza la torretta) in reparti di diverse armi (bersaglieri, carristi, cavalleria); il carro poi venne utilizzato anche dal Corpo di Sicurezza in Somalia. Pochi sanno infatti che, alla fine degli anni 40, le Nazioni Unite assegnarono all’Italia il compito di “guidare” questo sua ex-colonia fino alla sua indipendenza: per questa missione pure le forze armate italiane furono dislocate ancora una volta in Somalia dove vennero basati fra l’altro velivoli dell’A.M.I. come quattro caccia P.51 D Mustang ed aerei da trasporto C.47. L’E.I. schierò a sua volta un contingente che in pratica aveva la consistenza di una brigata, dotata di battaglioni con blindo Staghound, carrette cingolate e dal 1951 anche una ventina di M 3. Non fu una missione del tutto incruenta (ci furono anche scontri a fuoco, dovuti più che altro a motivi di ordine pubblico, che causarono Caduti fra i militari italiani) e terminò nel 1960 con la costituzione dello stato indipendente somalo: questo impegno oltremare finì presto nel dimenticatoio ed anche le immagini dei mezzi impiegati sono veramente poche, pubblicate per lo più nelle opere del prof. Nicola Pignato noto esperto italiano di storia dei corazzati italiani. Su una delle sue monografie, quella dal titolo “Dalla Libia al Libano” edita a Taranto dall’editrice Scorpione nel 1990, c’è una foto dell’M3 A 3 targato E.I. 103636 che ho pensato di utilizzare come fonte iconografica principale per riprodurre appunto uno dei carri italiani usati in Somalia, adoperando per questo il kit della AFV Club.

La ditta di Taiwan è da anni importata in Italia dalla Astromodel di Genova (www.astromodel.it): la linea di prodotti della ditta cinese è principalmente inerente ad una congrua serie di modelli in plastica iniettata ed in scala 1/35 di mezzi terrestri, corazzati, ruotati e cingolati, di diverse nazionalità e relativi ad un arco temporale che va dal 1940 fino quasi ai giorni nostri, scegliendo spesso soggetti o versioni inediti. Allo M 3 A 3 Stuart, la AFV Club dedica il kit contrassegnato dal numero di catalogo AF 35053.

Aprendo la confezione si rimane colpiti dall’elevato numero di parti del modello con sei telai principali, ed altre parti, tutte rispettivamente poste in altrettante bustine di plastica tanto che una volta tolte dalla scatola riesce un po’ difficile rimetterle dentro…Già ad un primo esame si notano le buone caratteristiche di questo stampo: tutti i pezzi sono esenti da ritiri o sbavature e i dettagli superficiali sono veramente tanti e di gradevole aspetto. Inoltre c’è da stare attenti al fatto che la AFV ha inserito su alcuni dei telai del kit dei bulloni suppletivi che, se pure non utilizzabili in questa occasione , vanno tesorizzati per altre costruzioni di mezzi corazzati. Il telaio A è inerente alla parte alta del carro con la un pezzo unico che rappresenta le pareti superiori e il soffitto dell’M 3 A3.
Quest’ultimo riporta sul soffitto la riproduzione di vari ganci e bulloni oltre a diverse aperture: scontata quella centrale per la torretta, si trovano anche quelle per pilota e mitragliere ed anche per un cofano motore anche se nessun particolare dell’interno dello scafo è riprodotto dal modello al di là degli iposcopi presenti sugli sportelli…

La seconda stampata completa lo scafo ed anche qui abbiamo un pezzo, il 10 B inerente alla paratia posteriore del vano motore che presente i due sportelli relativi come pezzi separati presupponendo la possibilità di montarli in posizione aperta, una opzione vanificata però anche qui dall’assenza di particolari inerenti il motore…

Il terzo telaio è riprodotto in due esemplari in quanto la maggioranza delle sue componenti è relativa al treno di rotolamento del carro, oltre a dei pezzi che credo riproducano delle magli di cingolo supplementare portate da alcune versione del carro in torretta e sulla piastra anteriore dello scafo: comunque sia, il distacco di questi ultimi pezzi dal telaio di stampa è un po’ delicato e va fatto con una maggiore attenzione.
Il quarto albero di stampa contiene le parti per la riproduzione della torretta e dell’armamento principale dello Stuart, oltre a qualche particolare interno della stessa torretta prima fra tutti la riproduzione della radio di bordo.

La parte bassa dello scafo è anche essa riprodotta da un unico pezzo che malgrado le dimensioni non presenta alcun ritiro o sbavatura ed è così immediatamente disponibile per la costruzione.

Alle parti in plastica si accompagno altre di diverso materiale quali i cingoli in vinile, la riproduzione in metallo bianco della canna da 37 mm e del sostegno della mitragliera da 12,7 mm laterale, alcune griglie in ottone foto inciso che come dirò più avanti non ritengo possano servire per la versione italiana. L’esame dei cingoli in vinile inizialmente mi aveva un po’ sconcertato in quanto mi sembravano così esili da spezzarsi al primo tentativo di assemblaggio con il treno di rotolamento e sinceramente avevo pensato che l’AFV Club avesse fatto meglio a riprodurli con pezzi in plastica: fortunatamente un volta dipinti ed invecchiati non mi sono apparsi poi tanto malvagi, hanno resistito bravamente a tutte le sollecitazioni della costruzione ed anzi la loro esilità si è rivelata un fattore positivo in quanto se si vuol porre il modello finito in un diorama con terreno ondulato, gli stessi cingoli si adattano veramente bene al medesimo terreno…
Sempre parlando dei cingoli, v’è da riferire che nella confezione del kit trova posto anche un telaio di plastica di colore nero, contraddistinto dalla lettera T. 16 con la riproduzione di due dozzine di maglie dei cingoli: su questi pezzi però le istruzioni non dicono nulla se non limitarsi ad indicarli sullo schema generale che illustra le componenti totali del kit…Nel corso dell’assemblaggio infatti non c’è alcun accenno al loro ruolo né si può pensare, dato il basso numero di maglie che le stesse possano essere prese in alternativa ai cingoli in vinile e quindi finiranno nella personale “banca dei pezzi”. In effetti le istruzioni sono un pochino carenti sulla identificazione dei pezzi presenti sui telai del kit non precisando ad esempio quali vanno considerati come un “surplus”: il fatto è che alcune componenti del kit dell’M 3 A 3 sono in comune con quelle dell’M 5 A 1 e non pochi pezzi non sono da utilizzare come appunto quelli del telaio T 16…

Un ultimo piccolo telaietto contiene infine i pezzi riproducenti le mitragliere da 12,7 mm e le cupolette che consentivano l’utilizzazione di una di queste armi dal relativo servente dall’interno dello scafo.

Quantomeno “abbondante” il foglio decals che consente la realizzazione di ben sette M 3 A 3 di diverse nazionalità: due esemplari francesi, due cinesi, due inglesi, tutti impiegati durante la seconda guerra mondiale ed uno jugoslavo. Dispiace constatare che la AFV Club faccia alcun accenno all’utilizzo da parte italiana dello Stuart, neanche nella succinta descrizione storica introduttiva del foglio istruzioni ma abbia ritenuto addirittura di offrire la possibilità di riprodurre un mezzo jugoslavo !!! Purtroppo comunque la carenza di decals per riprodurre agevolmente mezzi usati dell’E.I. è un ostacolo abbastanza ostico da superare se non ricorrendo a produzioni artigianali o autocostruzioni anche in questo campo, ostacolo che in effetti si rileverà la parte più difficile di tutto l’assemblaggio del modello…

In effetti tutte le varie fasi della costruzione si sono succedute senza particolari problemi…Non ho seguito del tutto alla lettera le istruzioni del kit in quanto per evitare complicazioni durante la fase di verniciatura del kit, ho assemblato dapprima il corpo del mezzo evitando momentaneamente di unire allo stesso il treno di rotolamento. Le varie componenti della parte bassa dello scafo si sono unite fra loro senza problemi mentre la giunzione fra i due grandi pezzi che costituiscono il corpo dell’M3 A 3 è l’unica fase che ha richiesto un minimo di stuccatura nelle zone anteriori laterali. Fortunatamente non ci sono bulloni sulla superficie esterna in questi punti e la carteggia tura dello stucco procede rapidamente. Dalle foto dei mezzi italiani che ho esaminato (sono state pubblicate ad esempio sul numero B 2 febbraio 1978 del periodico Storia Modellismo e sulla monografia di Nicola Pignato e Filippo Cappellano, Gli Autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano vol. terzo, 1945-1955) non ho intravisto il “cassone” posteriore che alcuni Stuart portavano ed ho quindi omesso dalla costruzione le parti che lo riproducevano (fra queste erano compresi anche le griglie foto incise). Sono poi passato alla torretta per la quale ho omesso la mitragliera laterale destra (anche questo particolare non l’ho visto nelle foto). A questo punto mi sono fermato per dare al tutto una mano di fondo grigio chiaro che uso come al solito per evidenziare eventuali problemi inerenti la stuccatura e per dare uniformità alla superfici che saranno poi interessate dal colore che deve riprodurre la tinta impiegata sulle superfici esterne di questi mezzi.

Altro punto spinoso nella costruzione di un qualsiasi modello di uno dei mezzi militari italiani usati dopo il 1945 e fino quasi ai giorni nostri, è sempre la adeguata riproduzione del colore verde oliva usato sugli stessi mezzi. In questo passaggio entrano in gioco diversi fattori come la provenienza del mezzo, lo stato di conservazione dello stesso presso i precedenti proprietari, se si è proceduto o meno ad una sua ripitturazione integrale o no quando è arrivato in mani italiane, le tinte utilizzate (ricordo sempre l’indicazione fatta dal Prof. Pignato a pag. 116 della sua monografia “Dalla Libia al Libano” dove precisava che fino al 1983 si utilizzò un cachi-oliva simile al F.S. 24064 e poi un altro verde oliva simile al F.S. 34098 un po’ più scuro) le successive condizioni di utilizzo da parte dell’E.I.. A questo si aggiungono le fasi modellistiche di invecchiamento (come lumeggiature ed ombreggiature varie) che interesseranno il colore utilizzato: alla luce di tutte queste considerazioni sembra quasi inopportuno indicare una tinta da utilizzare in questi casi ma è forse meglio parlare in termini di sensazioni personali…Per questo Stuart ho ritenuto che dalla visione delle foto dei mezzi destinati all’impiego in Somalia, si debba parlare di esemplari riverniciati prima della loro partenza dall’Italia ma che comunque, visto
Il teatro operativo e l’utilizzazione certo non solo in esercitazioni ma in un contesto abbastanza operativo, debbano aver subito un certo logorio della loro colorazione esterna. Ho quindi passato una vecchia tinta Humbrol della serie “authentic colour” ovvero l’HM-3 in modo non omogeneo in modo da lasciar quasi trasparire il precedente colore grigio chiaro di fondo, passato anche sul treno di rotolamento dei cingoli.

A questo punto ho dipinto con un grigio scuro le parti gommate delle ruote dei cingoli procedendo con delle lumeggiature e polveri di gessetto ad invecchiare le medesime ruote. I cingoli sono stati dipinti anche loro prima di essere montati sul modello con alluminio nelle parti metalliche e poi con una passata di grigio chiaro per il loro invecchiamento. Come detto prima alla fine i cingoli, dopo questi trattamenti ed una volta uniti fra loro (ho usato per questa operazione una tecnica forse antidiluviana ma rivelatasi valida ovvero unire i cingoli in vinile con due piccoli punti metallici applicati con una cucitrice…) mi sono sembrati abbastanza realistici e comunque tali da non dover essere sostituiti da un set di cingoli da reperirsi a parte.

E’ arrivato quindi il momento della riproduzione delle insegne del carro…Gli Stuart inviati in Somalia presentavano sul parafango anteriore destro un rettangolo di colore bianco con all’interno il numero indicativo di reparto 5049 sempre di colore bianco mentre sul parafango anteriore sinistro un rettangolo con due fasce rispettivamente di colore rosso e blu, con un leopardo. Dalle foto di altri M 3 A 3 italiani non ho visto le stesse insegne poste nella parte posteriori dei mezzi che non avevano neanche le targhe che oltre che sulla piastra anteriore erano poste sulle fiancate verso il posteriore del carro. Come già sottolineato, già in generale non è semplice riprodurre le insegne e le targhe dei mezzi dell’E.I. in quanto le decals presenti sul mercato non sono poi così tante…C’è solo un foglio della Ba.Fra. (il BA D 006) oggi distribuito dalla RIPA S.a.s. di Milano, inerente anche targhe, dischi ponte e tricolori che possono essere utilizzati per Leopard italiani. Anni, basandosi su un articolo apparso su un numero dei primi anni 70 del Notiziario IPMS Italy, fa la romana Cri.El.Model offrì tre diversi fogli per mezzi corazzati impiegati fra gli anni 60 e 70 dall’E.I. , fogli che ora non so se siano ancora reperibili, ma sia questi che quello della Ba.Fra. non sono idonei per l’M 3 A 3 in Somalia. L’unico altro produttore che recentemente abbia realizzato fogli dedicati ai mezzi in servizio con l’E.I. era la milanese A.W.D. (A Word of Decals) che produceva fino alla metà degli anni 2000 piccoli fogli decals con le delicate stampanti ALPS, la cui manutenzione sembra però essere una impresa ardua e molto costosa, tanto che la produzione della A.W.D. da tempo dovrebbe essere sospesa e che i suoi fogli decals non sono di semplice reperibilità…Sarebbe ora che un produttore di decals più…”normali” (intendendo con questo termine riferirmi al tipo di decals contenute ad esempio nei kits) si decida ad interessarsi a questo settore del modellismo che non credo sia tanto secondario…Per il momento avendo la fortuna di detenere un set della A.W.D. ,il n. A 1-019-01, dove ci sono le insegne per lo Stuart in servizio di polizia coloniale in Somalia, ho potuto fino ad un certo punto ovviare al problema di riprodurre uno Stuart di tale reparto. Le targhe infatti, pur riproducendo i numeri 103636, lo fa erroneamente per quanto riguarda il loro carattere ed inoltre fornisce solo una targa di forma rettangolare mentre ne servirebbero tre…Per poter riprodurre queste targhe ho pensato di autocostruirmi le decals per poterle riprodurre…

Prima di tutto mi sono procurato il foglio Tauromodel art. 401 che in pratica è un unico film trasparente; dopo di che ho realizzato in word tre targhe con la scritta E.I. 103636 usando il carattere Stencil che ho stampato su carta fino a trovare le dimensioni che mi servivano per riprodurre le dimensioni delle stesse targhe. Grazie ad un amico possessore di una stampante laser a colori che mi ha messo a disposizione tale apparato, ho stampato su un pezzetto del foglio Tauro le tre targhe che poi ho ritagliato per porle poi su altrettante striscette di decal bianca (presa sempre da un foglio Tauromodel) già poste sul modello. In tutto questo sono stato fortunato a trovare come detto la disponibilità di un amico possessore di una stampante laser altrimenti non so proprio come avrei fatto…

Applicate le decals ho continuato nell’opera di invecchiamento di tutte le superfici del modello, utilizzando diverse metodologie come passaggi ad aerografo di verde di tonalità diverse per lumeggiare o ombreggiare alcune zone per spezzare l’uniformità della colorazione che certo non poteva rimanere inalterata stante il clima africano; inoltre ho effettuato analoghi passaggi di grigio chiaro sempre ad aerografo, ho applicato polveri di gessetto con un vecchio pennello a spatola, per di più sulle parti basse del carro per

simulare lo sporco, l’usura e la polvere dovuta all’utilizzazione in un paese certo non dotato di molte strade asfaltate come la Somalia ed infine pochi passaggi di pennellate a secco di alluminio e di nero ad olio diluito con acquaragia per l’usura dovuta al calpestio dell’equipaggio e dei meccanici. Ho quindi terminato la costruzione aggiungendo gli ultimi particolari esterni come ad esempio gli attrezzi da zappatore.

In conclusione devo dire di aver assemblato questo kit della AFV Club abbastanza agevolmente e forse avrei potuto completarlo in ancor meno tempo se non lo avessi usato per la riproduzione con questo kit un esemplare italiano ma per realizzare invece uno degli esemplari di M 3 A3 presenti fra le decals del modello !

Scherzi a parte spero che con questo mio piccolo lavoro sia servito ad evidenziare un impegno delle nostre FF.AA., ovvero le operazioni di polizia coloniale negli anni 50 svoltesi in Somalia, purtroppo passate oramai nel dimenticatoio…
Gabriele Luciani