La prima e l’ultima: AB.40 e AB.43 Ferroviaria in scala 1/35
Ovvero come mixare al meglio due modelli Italeri …
Testo e foto di Gabriele Luciani


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I vari kit che la Italeri ha dedicando alla famiglia delle blindo italiane della famiglia AB, hanno anche la caratteristica di poter essere mixati fra di loro (per di più senza sprecare nulla) al fine di ricavare anche ulteriori versioni che, almeno per tutto il 2008, la ditta bolognese non ha intenzione di riprodurre.
In buona sostanza, se si prendono le confezioni di una AB.40 ferroviaria e di una AB 43 (come ho fatto io, ma va anche bene quella della AB.41), basta scambiare le rispettive ruote e pochi altri particolari, per ottenere una AB 40 nella sua configurazione originale ed una AB 43 ferroviaria, il tutto con poca fatica.


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La AB.40 con la torretta bassa ed armata di due mitragliatrici da 8 mm, fu la prima versione ad essere prodotta nel 1941,  sia pure in pochi esemplari che vennero impiegati del Regio Esercito, come la. presso la Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo in istituti di formazione


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La versione ferroviaria della AB 43 fu impiegata nel dopoguerra dall’Esercito Italiano che ne recuperò almeno otto esemplari (insieme al alcune analoghe AB.41) e che ne dotò il proprio Genio Ferrovieri, utilizzandole per molti anni; una di queste blindo è sopravvissuta fino ai nostri giorni ed è conservata a Roma presso il Museo della Motorizzazione  alla Cecchignola.


Riproduzione della AB 40 della Scuola di applicazione di Cavalleria del Regio Esercito – Pinerolo primavera 1941


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Si parte dalla confezione dedicata alla versione ferroviaria, assemblando le parti del kit che riproducono il telaio e lo scafo del mezzo; ritengo opportuno evitare di unire al telaio i pezzi riproducenti i dischi retrostanti le ruote per avere una maggiore libertà d’azione al momento della fasi della verniciatura ed invecchiatura del modello. Se si seguono le istruzioni del kit, si devono completare le fasi dalla numero 1 alla numero 8 compresa. Si prelevano quindi dalla confezione della AB 43 (o ripeto anche da quella della AB.41) le ruote motrici, conservando per questa ultima tutti i pezzi riproducenti i particolari della versione ferroviaria.


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La costruzione del modello come da scatola può terminare in poche ore: le stuccature sono poche e l’unica aggiunta che è quasi indispensabile fare è quella della riproduzione del simbolo del Regio Esercito che veniva portato sul frontale dei mezzi e che si può ricavare ad esempio dal kit in 1/35 che la Model Victoria ha dedicato al FIAT 626 (auspico di cuore che Paolo Marcuzzi, titolare della Model Victoria accolga il mio suggerimento di realizzare una lastra in ottone foto inciso con più riproduzioni di questo stemma). Per “vivacizzare” un po’ il modello, ho deciso di montare in posizione aperta le paratie dei due fari frontali: ho forato la parte in vetro di tutti i fari , riproducendoli a costruzione ultimata con il liquido della Toffanol che riproduce le parti trasparenti.


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La colorazione del mezzo è il “canonico” giallo sabbia italiano che si può riprodurre in scala con una buona approssimazione con lo smalto Humbrol n. 93. Esaminando la foto delle AB-40 sembra che sul cielo delle torrette ci fosse una zona di colore bianco: in effetti uno dei segni distintivi dei mezzi del R.E. per evitare il cd. “fuoco amico” era un disco bianco (a volte anche una Croce di Savoia) sulla parte superiore dei mezzi, applicato con certezza sui carri e sui semoventi della serie M su scafo M 40 ed M 41, ed anche sulle AB.41. Stante la conformazione generale della parte superiore della torretta della AB.40 con un unico largo sportello ho ritenuto che solo questo fosse stato dipinto in bianco.Ci sono alcune immagini relative alle prime AB 40 prodotte pubblicate sul n. 1 di Storia Militare (ottobre 1993) e sul secondo volume dell’Opera “Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano” (1935-1943)   a firma di Filippo Cappellano e Nicola Pignato: da queste foto si evince che il battistrada dei pneumatici è del tipo “Artiglio” ovvero quello riprodotto dalle gomme in vinile dei kits Italeri. Sempre” Sul sul n. 1 di Storia Militare è stato pubblicato anche l’elenco delle targhe di questi mezzi assegnati alla Scuola di Cavalleria, con quelle delle prime blindo che vanno dalla R.E. 117 B alla R.E. 124 B. Sulla monografia di Filippo Cappellano e Nicola Pignato c’è anche l’immagine del mezzo contrassegnato da un numero 3 su una fiancata dello scafo mentre in una fase addestrativa è al guado di un torrente viciniore all’istituto di formazione.


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Ho supposto che fosse stata data una numerazione progressiva alle varie macchine assegnando di conseguenza i numeri sulle fiancate e che quindi alla targa R.E.120 B fosse stato accoppiato il numero 3. I primi esemplari di AB sembra avessero solo la targa posteriore che comunque non può certo andare sul pezzo in plastica che dovrebbe riprodurla nel kit Italeri…Ho preferito pertanto ricavarmi una base di dimensioni adeguate e i relativi sostegni, da un residuo di una lastra di foto incisioni. Una volta dipinta di bianco opaco, ho realizzato le lettere ed i numeri prelevandoli dal valido foglio che anni fa la RCR (una sigla di proprietà del negozio milanese Al soldatino) realizzò per i mezzi del Regio Esercito (oggi è ancora disponibile anche da Italian Kits), aggiungendo il fanalino recuperato dal pezzo in plastica del kit Italeri.


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Dal medesimo foglio decals ho prelevato due numeri 3 che ho messo su entrambi i lati dello scafo . 

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Ho poi applicato un invecchiamento dapprima con passate ad aerografo di grigio chiaro sotto lo scafo e sotto i parafanghi delle ruote, poi con polveri di gessetti di colore nero e marrone stesi senza uniformità con un pennello a setole piatte, in zone limitrofe ai parafanghi (sia all’esterno che all’interno delle stesse) agli sportelli d’entrata dell’equipaggio e del vano motore. Ho ritenuto opportuno lumeggiare di più gli spigoli della torretta con lo stesso sabbia Humbrol 93 schiarito con il bianco. Anche i battistrada delle ruote sono stati “usurati” con passate ad aerografo di grigio chiaro . La costruzione si completa quindi con l’unione dei particolari esterni come la marmitta, gli attrezzi da zappatore, i fari, i dispositivi acustici, l’aereo dell’antenna radio e le ruote di scorta.

Riproduzione della AB 43 del Reggimento Genio Ferrovieri dell’Esercito Italiano primi anni 50


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Delle tre versioni prodotte delle blindo AB, fu rispettivamente sviluppata una variante adattabile all’impiego su rotaie per la protezione dei convogli ferroviari. Nel gennaio 1942 lo Stato Maggiore del Regio Esercito commissionò la trasformazione di alcune  AB 40  per poterle impiegare, nell’ambito di una apposita Compagnia, nelle zone ex-jugoslave affidate al controllo italiano, un teatro d’operazioni che stava rivelandosi sempre più impegnativo. Le aggiunte più evidenti per realizzare questi mezzi furono quattro ruote ferroviarie, mozzi per poter trasportare altre quattro ruote dotate di pneumatici, contenitori di sabbia per evitare lo slittamento delle ruote, dispositivi scaccia pietre, un faretto in torretta. Maggiori particolari su tutta la famiglia delle autoblinda costruita dalla F.I.A.T.-Ansaldo, nonché delle varianti “ferroviarie” si possono trovare sempre sull’Opera edita nel 2002 dall’Ufficio Storico dello S.M.E., “Gli autoveicoli da combattimento dell’Esercito Italiano” volume secondo (1940-1945) a firma dei due noti storici ed esperti Filippo Cappellano e Nicola Pignato. Nel corso del 2007 è stato pubblicato il terzo volume di questa opera che tratta gli anni che vanno dal 1945 al 1955: questa monografia è a dir poco interessantissima per il modellista e per lo storico, trattando della ricostruzione postbellica delle truppe corazzate italiane e del successivo periodo della loro massima efficienza raggiunto per lo più grazie alle copiose forniture statunitensi. In questa opera si possono trovare anche alcune chiare  foto che documentano l’impiego nel Reggimento Genio Ferrovieri dell’Esercito Italiano della AB 41 e della AB 43 adattate all’uso su rotaie.


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Pure per realizzare l’AB 43 si parte del kit della medesima, assemblando lo stesso seguendo le fasi della costruzione descritta dal relativo foglio istruzioni ed utilizzando tutti quei pezzi che nel kit della AB 40 consentono di riprodurre la relativa versione ferroviaria e che si sono omessi per realizzare il modello del mezzo in uso dalla Scuola di Applicazione di Cavalleria. Dalle foto della AB 43 del Genio Ferrovieri si nota che queste blindo non avevano i supporti per taniche all’esterno dello scafo e i due contenitori che nel kit Italeri sono indicati dai pezzi nn. 69 d, 96-96 d. Erano invece presenti gli attrezzi da zappatore e gli pneumatici, se non sostituiti da quelli di produzione straniera, erano del tipo “Artiglio”.
L’unica “noia” della costruzione sta nella erronea posizione della piastra di ritegno dei  due tubi spargi sabbia anteriori e nella eccessiva lunghezza degli stessi: a differenza di quanto indicato dalle istruzioni del kit la piastra non va al termine della struttura para sassi ma sullo sperone laterale posto sull’arco della stessa struttura. Per fortuna basterà recidere il tubo spargi sabbia in prossimità del condotto che si innesta nella scatola contenente la sabbia per risolvere il tutto.   Le modifiche che ho ritenuto opportuno apportare al kit sono state solo quelle inerenti all’apertura delle cornici dei tre fari del mezzo   riempiendoli tutti poi a colorazione ultimata con il liquido della Toffanol per riprodurre le parti vetrate.


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Dall’esame delle foto ho appurato che sulla piastra frontale delle blindo erano stati aggiunte due maniglie poco sotto al portello del pilota e che sotto il faro anteriore destro v’era un ulteriore dispositivo acustico, due particolari  che vanno autocostruiti o cercati nella propria banca dei pezzi. Il faro supplementare in torretta era alla destra invece che a sinistra come nella AB.40. Va aggiunta la riproduzione  dei due “galletti” ubicati sullo scafo e che servivano a tenere fermi i tiranti delle ruote di scorta quando questi non erano utilizzati: li ho recuperati da una lastra di fotoincisioni contenuti nel kit in scala 1/35 della Model Victoria dedicato al F.I.A.T. 626 dove erano in numero superiore alle necessità del kit medesimo. Si devono poi riprodurre i comandi flessibili grazie ai quali era possibili comandare dal vano equipaggio le sabbiere. Questi comandi li ho realizzati con un filo sottile di rame verniciato in nero e posizionati, quello anteriore seguendo la foto a pag. 148 della su citata opera di Filippo Cappellano e di Nicola Pignato, dove si vede  con molta chiarezza che lo stesso fuoriesce dallo scafo  in prossimità delle protezioni dei fari anteriori, passa all’interno delle paline poste sui parafanghi, arrivando così agli attuatori delle sabbiere, passando altresì sul muso dello scafo davanti ai due ganci di traino.


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Anche per la AB 43 ferroviaria non è semplice stabilire con certezza l’esatto andamento dei comandi delle sabbiere posteriori: quello a destra dello scafo partiva dalla scatola porta sabbia, passava dietro la marmitta e quasi verso la fine del cofano motore curvava a sinistra verso l’interno e sopra le griglie dello stesso cofano, ricurvando poi a destra   verso l’apertura del vano equipaggio, dopo la mitragliatrice dello scafo; credo invece che quello a sinistra doveva avere un andamento più lineare…
La colorazione delle superfici esterne di questi mezzi e degli altri coevi, era in un verde scuro uniforme che Nicola Pignato a pag. 116 nel suo libro Dalla Libia al Libano edito a Taranto nel febbraio 1989, definisce simile al Federal Standard 24064. Per riprodurlo in scala, dopo aver dato al modello una mano di fondo grigio chiaro (smalto Testor’s 1728) stesa ad aerografo, ho utilizzato lo smalto Humbrol n. 75, sempre steso ad aerografo. Anche in questo caso ho proceduto ad invecchiare il colore con le solite conosciute tecniche. Unica nota di colore sono le quattro paline sui parafanghi in colore bianco.


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Il soggetto da me scelto è la blindo con targa E.I. 104616 e proprio uno scoglio nella riproduzione di questo mezzo  è la riproduzione in scala dei contrassegni di reparto e delle targhe che lo stesso aveva: i contrassegni anteriori erano posti sulle sabbiere, con la targa situata sulla piastra frontale bassa dello scafo,  mentre quelli posteriori erano insieme alla targa sulla piastra posteriore più esterna dello scafo. Erano costituiti da due rettangoli bianchi realizzati con delle mascherine ed avevano rispettivamente all’interno il numero 517 bianco su fondo rosso cremisi quasi marrone, il numero sette in lettere romane e in colore bianco su fondo neutro.


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Per realizzarli ho usato decals di vari fogli : ad esempio il sette in lettere romane proviene dal foglio decals del kit Zweda in 1/35 dell’M 13/40, i numeri 517 da un kit di un velivolo russo in scala 1/72, il fondo rosso cremisi è uno dei contrassegni tattici sempre dell’M 13/40, le cornici possono essere realizzate con un pennellino sottile. Le targhe invece provengono da un foglio di trasferibili della torinese S.B. Model in commercio molti anni fa.


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Dal kit della AB 40 ferroviaria ho preso le parti necessarie a realizzare un tratto di ferrovia, ovvero le dieci traversine in legno e quattro tratti di binari che vanno congiunti a due a due con della piastre bullonate di raccordo. L’unione di tutte queste parti è stata ben studiata con degli alloggiamenti sulla traversine molto idonei. Per colorarle tutte ho proceduto dapprima a verniciare con un marrone scuro acrilico le parti in legno procedendo poi ad un invecchiamento con polveri di gesso di colore nero e marrone fino quasi a fare divenire il marrone un nero. Le parti metalliche invece sono state dipinte in un alluminio sulla zona di contatto con le ruote dei treni, in acciaio brunito nelle restanti.  Ho terminato così in poco tempo la costruzione del modello che in effetti ha un unico grande ostacolo: la riproduzione dei contrassegni e delle targhe del mezzo reale non essendoci nulla ora in commercio che si possa definire espressamente studiato per lo stesso….


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Nota conclusiva
Forse prima o poi a queste medesime conversioni ci penserà pure la stessa Italeri che al momento non sembra aver tanto interesse a rimpinguare ulteriormente il suo catalogo con altre confezioni dedicate alle autoblinda della serie AB , considerando anche che ne ha già tre in 1/35, una in 1/48 e due in 1/72 ( cui si aggiungono i kit in scala 1/72 e 1/35 della Sahariana..). C’è però un sottile piacere nel poter completare delle conversioni dei modelli esistenti sul mercato senza dover sprecare nulla degli stessi…
Gabriele Luciani