SPECIAL HOBBY  - 1/72  “F.I.A.T. G. 55 / I° serie ”

Testo e foto di Gabriele Luciani   – socio IPMS Italy
Grazie al gruppo MPM per il  kit fornito in recensione specialmente ai sigg.   Alfred Riedel e Petr Sobisek

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Ritengo il F.I.A.T. G. 55 “Centauro” il più bel velivolo in assoluto per la sua linea che trasmette una immediata e spiccata sensazione di potenza ed agilità, unita ad una robusta compattezza. Inoltre il suo impiego operativo coincide con uno dei momenti più “particolari” della storia italiana, in quanto è nell’estate del 1943 che questo purosangue arriva, sia pure in un numero ridotto di esemplari, nelle file della Regia Aeronautica, distinguendosi subito per le ottime doti di cacciatore. Nei primi mesi del 1944 e fino all’estate dello stesso anno, questo caccia militò intensamente nelle file dei reparti dell’Aviazione Nazionale Repubblicana, venendo sostituito infine dalle forniture di caccia tedeschi Me.109. Nel dopoguerra la carriera di questo velivolo termina come addestratore nella neonata Aeronautica Militare, venendo impiegato su una base a me molto familiare e vicina, l’aeroporto “Fortunato Cesari” di Galatina, mentre alcuni caccia finiscono nelle aeronautiche siriane ed egiziane impegnate nei primi scontri con quella israeliana . E’ proprio per tutto questo che il “Centauro” riesce sempre a colpirmi, anche quando ho il piacere di riprodurlo in scala, da ultimo  con il più recente kit uscito in scala 1/72,  uno stampo in plastica iniettata tipo short run con parti in resina e fotoincisioni, realizzato dal marchio ceco MPM che lo ha commercializzato tramite la sua firma Special Hobby.


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Lo stesso stampo è stato inscatolato in due confezioni diverse, rispettivamente per gli esemplari del velivolo della sotto serie 0 e per quelli più numerosi della Serie 1; inoltre, grazie alla collaborazione con la firma italiana Flyng Machines,  è stata estrapolata un’ulteriore confezione dedicato al prototipo della versione “S” (vedi l’altro mio articolo sul kit nella sezione recensioni di www.modellismosalento.it ).


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Nella scatola dedicata alla serie 1 si trovano 29 pezzi in plastica iniettata, una lastrina di parti foto incise, una ventina di parti in resina, due tettucci in acetato trasparente in vac-u-form, un foglio decals per tre esemplari di diversi reparti della Aviazione Nazionale Repubblicana.


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Le parti in plastica sono concentrate in un unico albero di stampa, come detto di tipo short run: non ci sono quindi perni di riscontro per l’assemblaggio e i punti di attacco all’albero di stampa debordano sui pezzi, specie su quelli più minuti che presentano anche qualche piccola sbavatura; ci sono dei residui degli estrattori che impediscono ad esempio la “chiusura” delle ali. Tutto ciò costringe ad una maggiore attenzione nel distacco delle parti dalla stampate e ad una pulizia delle stesse prima del loro assemblaggio. Le pannellature presenti sulle superfici esterne dei pezzi sono molto fini, forse anche troppo !
Su come il modello riproduca le forme e dimensioni del velivolo reale non posso che riportare qui quando già da me scritto sul G.55/S (lo stampo è infatti identico, tolto l’ulteriore albero con l’ala diversa e con il siluro): anche per il “Centauro” serie 1 ho usato, dopo averli  fotocopiati riducendoli alla scala 1/72, i piani realizzati dall’ing. Angelo Brioschi e pubblicati sul fascicolo (il n. 10 della serie)  dedicato al G.55 dalla collana Ali d’Italia della Bancarella Aeronautica. Posti su questi trittici le componenti esterne del kit, non si riscontrano rilevanti difformità e anche le pannellature seguono quelle dei profili. Anche in questa occasione ho ritenuto di non apportare alcuna correzione salvo accorciare la presa d’aria del motore (riprodotta con un pezzo in resina) e correggere il suo posizionamento sulla sinistra del cofano motore. Da rilevare che il kit riproduce il becco di compensazione del timone verticale del tipo più consistente e tipico di quasi tutti i velivoli di tarda produzione.


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 Le parti in resina sono dedicate per lo più agli interni dell’abitacolo del pilota , che vengono ricostruiti con la tecnica “a vasca” tipica di molti kit Hasegawa; sempre in resina sono riprodotti fra l’altro gli scarichi motore, i vani carrelli, il grosso radiatore ventrale. Le foto incisioni sono anche esse per lo più dedicate al vano pilota con il cruscotto che viene completato da un negativo sul quale sono riportati gli strumenti, una tecnica che non mi piace per nulla e che comunque credo che forse sarebbe idonea al limite nelle scale maggiori… Nella confezione ci sono due tettucci stampati a caldo in acetato trasparente: i loro contorni sono abbastanza definiti e si può ritagliarne uno abbastanza facilmente, tanto che se si vuole si può separare il parabrezza (che si è adattato senza problemi alla fusoliera) dal resto del canopy.
Le decals hanno il grave difetto di avere i fasci alari sbagliati come forme e dimensioni, sembrano idonei più per riprodurre quelli dei C.205 sempre della A.N.R. tanto che ci sono anche due di colore bianco…A tal proposito, non capisco come mai, malgrado ad oggi ci sia un solo ed unico esempio di un aereo della A.N.R.  con i fasci alari di colore bianco (ovvero il primo Veltro riveriniciato con i grigi tedeschi), ci si ostini a volerli vedere anche su altri velivoli e quindi a proporne la relativa riproduzione …


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Purtroppo al momento non ci sono decals alternative sul mercato per poter riprodurre correttamente quelle dei G.55 dell’A.N.R. (in scala 1/72 il quadrato dovrebbe essere di 10 mm per lato) e sono stato costretto a riprodurmele con computer e stampante laser…Il resto delle decals per fortuna può essere utilizzato ed è degno di nota la riproduzione dei tricolori italiani posti in fusoliera e sul timone verticale anche nella configurazione  dei velivoli della sq.aut. Montefusco-Bonet . Sarebbe stato opportuno comunque, inserire fra le decals anche la riproduzione della spirale nera presente sulla ogiva dell’elica di alcuni Centauri.
Passando alla costruzione del modello si notano diverse analogie con gli analoghi passaggi del kit della Flyng Machines sul G.55 S e con i difetti di quest’ultimo…pertanto sarò costretto a ripetermi (!)…nella descrizione della stessa costruzione.


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L’assemblaggio è opportuno iniziarlo inserendo subito i due pezzi in resina che raffigurano gli scarichi motore, nei rispettivi scassi in fusoliera e ricostruendo quindi le piccole paratie antifiamma degli stessi scarichi,  non riprodotti dal kit: per fare questo ho utilizzato dei residui di lastre foto incise  dallo spessore molto fine. Ho poi inserito il pezzo in resina che riproduce l’alloggiamento del ruotino posteriore che va un pochino abraso per non creare problemi all’unione delle stesse semi fusoliere che si assemblano così con poco stucco per eliminare i segni di giunzione in prossimità della parte superiore del cofano motore. 
La riproduzione del vano pilota è affidata a pezzi in resina che riproducono le due pareti laterali con la relativa strumentazione, il cruscotto (carente in quanto non riproduce la parte inferiore dello stesso), il pavimento con la closche e la paratia posteriore cui è associato il seggiolino; le foto incisioni completano il tutto riproducendo le cinture di ritegno del pilota, le pedaliere. Vista la scala, con una adeguata colorazione (ho ritenuto di utilizzare come colore predominante il classico verde anticorrosione con il cruscotto in nero ) il tutto potrebbe considerarsi sufficiente, ancora meglio se si lascia il tettuccio chiuso. La vasca abitacolo si inserisce con relativa facilità all’interno delle semi fusoliere, già assemblate. A questo punto si deve passare alle ali dove si incontra il primo problema nell’assemblaggio del modello, ovvero l’inserimento del pezzo in resina che riproduce gli alloggiamenti del carrello principale all’interno delle ali: una volta appoggiato il vano carrelli sul pezzo riproducente l’ala inferiore, le due semi ali superiori, nel punto limitrofo appunto al vano carrelli non si chiudono, anzi in questa zona rimane uno spazio largo oltre un millimetro fra le due semi ali superiori e l’ala inferiore.  Sinceramente non so dire se è il vano carrelli in resina ad essere troppo spesso o se in quel punto sono le semi ali ad essere carenti per un problema di iniezione della plastica in fase di stampa, ma comunque credo che non si può non intervenire su entrambe queste componenti. Infatti se si lascia il tutto così come è, lo spessore alare sarebbe esagerato e quindi irrealistico: ho quindi lavorato dapprima sul vano carrello diminuendo  progressivamente lo spessore fino a quando, anche una volta appoggiato tale pezzo sull’ala inferiore, il distacco della radice delle due semi ali si è ridotto tanto da poter essere riempito dallo stucco e lo spessore apparire in scala , quando si sono assemblati ed incollati i vari pezzi.


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Terminata la suddetta operazione sono passato ad unire ali e fusoliera e qui ho riscontrato il secondo problema della costruzione del kit…La linguetta posteriore dell’ala inferiore che si deve inserire nello scasso della fusoliera è troppo lunga  e non segue affatto la linea della zona inferiore della fusoliera ma anzi ne fuoriesce di parecchio…Per il primo inconveniente basta tagliare un po’ di plastica ma per il secondo purtroppo non ho trovato altra soluzione che forzare e piegare la linguetta fino a farla stare dentro la fusoliera; infine con una generosa stuccatura ho poi pareggiato tutta la zona.  Per fortuna in questa zona la presenza del grosso radiatore ventrale, riprodotto nel kit da un unico pezzo   in resina e due foto incisioni per riprodurre adeguatamente le griglie, contribuisce a mascherare in modo ottimale tutto il lavorio di stuccatura e relativa carteggiatura.Poco stucco alla giunzione fra le ali e la relativa radice in fusoliera. 


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Una sola aggiunta che ho fatto al modello è stata l’anello esterno posto sotto la fusoliera mentre il tubo di pitot è stato rifatto con un filo di rame; i travetti alari per il carico esterno alare nel kit sono riprodotti con delle belle foto incisioni. Abbastanza idonee le carenature dei cannoncini alari da 20 mm anche se per posizionarle con maggiore solidità ho scavato un pochino il bordo d’attacco alare sul punto dove dovevano essere poste. Altra modifica effettuata, il distacco ed il riposizionamento delle parti mobili dei timoni orizzontali, la riduzione dello spessore dei copri carelli .  Le gambe di forza di questi ultimi non sembrano il massimo in quanto a fedeltà della riproduzione dell’originale e seguendo foto e disegni tecnici andrebbero migliorate se non proprio ricostruite…


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La costruzione termina senza particolari rilievi per poter passare così alla interessante fase della colorazione del modello montato. Il kit come detto riproduce un G.55 1 serie di produzione intermedia (becco di compensazione del timone verticale di maggiore superficie e cannoncini alari con carenature lunghe) ma, sembrerà strano, non è semplice realizzare un esemplare che aveva con certezza proprio queste caratteristiche e del quale si possano conoscere, contestualmente e con altrettanta sicurezza, le altre peculiarità  proprie come mimetica, codici di reparto e pure le insegne di nazionalità. I G.55 della A.N.R.  si  caratterizzavano poi per  le insegne alari che quando realizzate in fabbrica, anche nella colorazione a fasce tipo Herringbone,  avevano fondo di colore bianco, pure per quelle sulle superfici superiori; i fasci di queste insegne poi avevano le lame a metà della loro altezza e non erano speculari, avendo cioè la lama di quello sinistro sempre rivolta in alto. Basta fare attenzione alle foto dei G.55 della A.N.R., usciti di fabbrica e nei primi periodi del loro impiego e si noterà questa circostanza, come ad esempio la foto a pag. 172 di Aerofan 95 ott.-dic. 2005. Sugli esemplari riverniciati sul campo con vernici tedesche e in qualche caso anche per gli esemplari della 1°sq. del 2° gr. ct. con lo schema a losanghe a tre toni, le insegne alari dei G.55 potevano essere conservate inalterate (vedi Aerofan n.88-marzo 2004 pag. 29) o avere invece configurazioni diverse, avendo a volte il fondo trasparente anche sulle superfici inferiori e le lame dei due fasci che a volte divenivano speculari come nei C.205 sempre della A.N.R. , altre volte solo quelli inferiori  venivano lasciati inalterati.


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Ulteriore particolarità dei velivoli della Sq. Montefusco era la dentellatura dei tricolori in fusoliera a frange larghe e conservata anche quando questa formazione fu inquadrata nel 1°gr. ct.  
Per tutte queste considerazioni, ritengo che una possibilità di usare il kit Special Hobby senza modifiche ma con decals alternative tratte dal foglio Sky Models 72-010, è la riproduzione dell’esemplare 5 giallo, M.M.91097, della Sq. Montefusco-Bonet, in quanto le immagini dello stesso (ovvero le foto 30 e 31 dell’Opera a firma di Ferdinando D’Amico e Gabriele Valentini, “Camouflage and marketing of the A.N.R.”)  lo identificano bene sotto tutti i suoi aspetti tanto che questo esemplare è stato scelto dal G.A.V.S., a seguito del referendum dei soci aviato nel 1991 su Ali Antiche 23 nuova serie, nel restauro del G.55 oggi esposto al Museo A.M.I. di Vigna di Valle, nella sua livrea in verde oliva scuro 2 uniforme per le superfici superiori e grigio azzurro chiaro 1 per quelli inferiori.
Un altro  G.55 analogo è il 10 giallo M.M. 91096 sempre della Sq. Montefusco-Bonet (foto n. 13 di “Camouflage and marketing of the A.N.R.” e a pag.10  della monografia a firma di Maurizio Di Terlizzi sul Centauro pubblicata  dalla IBN Editore), ma anche in questo caso si devono trovare delle decals per il numero individuale in fusoliera.
Altra possibilità è la riproduzione del G.55 MM.91150 nello schema a bande nocciola chiaro-verde oliva scuro (cd.  Herringbone) : le foto dello stesso su “Camouflage and marketing of the A.N.R.” ne fanno vedere tutti i particolari, confermando che ancora nell’estate 1944 e con il nuovo schema la F.I.AT compresi realizzava sempre i fasci alari dei suoi Centauro sempre non speculari e con il fondo bianco, nonché i cannoncini alari con il copri canna corto. Poichè si tratta  dell’esemplare appena uscito di fabbrica e “consegnato” agli alleati da un colladautore nell’agosto 1944, sinceramente, proprio per questa circostanza,  la riproduzione di questo specifico esemplare in scala non mi attira affatto…
Anche il F.I.A.T. G. 55 giallo 7 della 2° sq. del 2 gr. ct   è un serie 1 con il timone in questione, quasi certamente riverniciato con i grigi RLM, (vedi foto n. 176 di “Camouflage and marketing of the A.N.R.” e  altre due di sequenza edite su Aerofan 95 ott.-dic. 2005) ma almeno per me, la riproduzione in 1/72 della complessa mimetica della sua fusoliera non è affatto una passeggiata, ammettendo poi che i fasci alari siano stati riverniciati in modo speculare …
Oltre a questi è difficile rinvenirne altri esemplari  esaminando le  immagini dei vari G.55 pubblicate nella citata opera sulle colorazioni della A.N.R. ed in altri Opere.

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Infatti i Centauro che si possono identificare certamente con il timone verticale con il becco di compensazione di tipo “grosso” non si lasciano ben definire  in altri particolari: ad es.   il 6 nero (foto a pag. 30 di Ali d’Italia n.10), della 1° sq del  2° gr. ct. potrebbe  essere anche un esemplare della sotto serie 0 come la M.M. 91060 (foto 16 e segg.) della Montefusco; ma pur ammettendo fosse della serie 1  è difficile precisarne la mimetica del dorso alare, certo rifatta in reparto e molto probabilmente con colori tedeschi, sembra fatta da piccole macchie scure su un fondo chiaro;  le sue  insegne di nazionalità sulle ali e di reparto proprio non si distinguono .
Un altro Centauro con il tipo di timone in questione è l’esemplare M.M. 91124 che è certo della serie 1  ma la foto dello stesso (la N 167 di “Camouflage and marketing of the A.N.R.”) ritrae solo i piani di coda…
Ci sarebbero due altri velivoli da considerare  ma le immagini che li raffigurano non chiariscono tutte le loro rispettive caratteristiche: sono il velivolo 7 nero della 1° sq. del 2° gr. ct. (con la caratteristica mimetica a losanghe a tre toni e uno dei soggetti del foglio decals della Special Hobby) e l’8 giallo M.M. 91094, della 2° sq. del 2° gruppo, ma le foto degli stessi per il primo non definiscono bene la demarcazione  dei colori della mimetica   sul dorso delle ali, per il secondo (foto a pag. 1402 del vol. 3 de “Gli ultimi in grigio verde” di G. Pisanò, e a pag. 375 de “L’A.N.R.” vol.2 di N. Arena ed. 1975) pur identificandone la appartenenza alla serie 1 per via dei cannoni alari e le insegne alari (fasci a fondo bianco non speculari) non danno la certezza piena della configurazione del timone, ritraendo il velivolo in volo e da non molto vicino …

 

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Alla fine, ho deciso di modificare il timone del kit portandolo alla configurazione con il becco corto, configurazione un pochino più documentata e diffusa: una stuccatura rapidissima ed una altrettanto veloce reincisione, seguendo i piani in scala, e il gioco è fatto. Avendo già realizzato in 1/48 il suddetto 5 giallo M.M.91110, non volendo riprodurre un puro sangue italiano con vernici tedesche ed anche per sfruttare quanto di corretto presente nel foglio decals del kit (fra l’altro di buona qualità come adesività e trasparenza del film di sostegno) ho scelto un altro esemplare, sempre in verde oliva scuro 2 (Humbrol 91) sulle superfici superiori e grigio azzurro chiaro 1 (Humbrol 140) 1 su quelle inferiori, della  Montefusco-Bonet, quando ormai questa formazione era stata inquadrata come la 3° Sq. del 1° Gr., ovvero il 2 blu, proposto dal foglio decals, un esemplare non riverniciato e che quindi conservava la configurazione di fabbrica delle insegne alari.


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Dalle immagini di questo velivolo si possono estrapolare con certezza, oltre alla sua colorazione e alla presenza della spirale nera sull’ogiva bianca dell’elica (caratteristica tipica degli esemplari di tarda produzione), la configurazione del timone con il becco corto e la sua appartenenza alla serie 1, nonché i dentelli larghi dei tricolori in fusoliera e sulla parte fissa del timone, la posizione dello stemma del reparto (la firma del Cap. Giovanni Bonet) che a destra della fusoliera è posta in prossimità dell’elica mentre a sinistra è sopra il grosso numero 2 blu .
La colorazione di questo velivolo è stata chiaramente realizzata in fabbrica e quindi le insegne alari dovrebbero essere analoghe a quelle visibili in altre foto di  esemplari dello stesso reparto come quello della foto n. 32 di “Camouflage and marketing of the A.N.R.” e degli esemplari con la spirale sulla ogiva come il G.55 che fu portato in mano alleata il 4.8.1944. Queste insegne le ho realizzate, posando su un quadrato ricavato da un foglio decal bianco della Tauromodel, i fasci ricavati con computer e stampante laser, così come la spirale dell’ogiva.  Le altre insegne sono tutte tratte dal foglio decals . Da rilevare che uno dei pannelli del cofano motore era stato sostituito con uno forse lasciato nel primer di fabbrica, da me riprodotto  con un verde più chiaro di quello del resto del velivolo.

 
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La riproduzione dei fumi dagli scarichi del motore e dell’usura irregolare di parte della mimetica, hanno completato la fase della colorazione .
L’aggiunta di un filo di nylon di adeguato spessore per riprodurre l’aereo dell’antenna radio è l’atto conclusivo della costruzione di questo kit che costituisce certo un grosso passo avanti rispetto ai precedenti modelli in plastica sul G.55 usciti in 1/72 (quello Aliplast/ Italeri/Supermodel  uscito nel 1969 e poi quasi clonato dalla Polistil a fine anni 70, il Frog di metà anni 70 poi re-inscatolato raramente dalla Revell) fra l’altro oramai introvabili; alla fine però la sensazione è quella che,sia pure con qualche piccolo sforzo in più (ovvero decals, gambe dei carrelli e scarichi motori corretti, migliore giunzione ali-fusoliera) si sarebbe potuto finalmente ottenere un kit veramente perfetto dello splendido Centauro…
Da notare infine che il terzo esemplare suggerito dal foglio decals, oltre al citato 7 nero della 1 sq. del 2 gr. ct., è il 5 giallo della 2° sq. del 1gr. ct riverniciato con colori e schema tedeschi: anche questo è certamente analogo al 2 blu da me riprodotto, ma ha i fasci alari ridipinti e con il fondo trasparente, le lame a metà altezza del fascio e speculari sopra le ali mentre sotto sono inalterati, tipo fabbrica (vedi ad es. foto a pag. 1385 del vol. 3 de “Gli ultimi in grigio verde” di G. Pisanò).
Concludo suggerendo di visionare il sito della A.M.S. di Verona dove all'indirizzo http://www.ams.vr.it/AircWalkAround/Museo%20Vignadivalle/Fiat_G.55/Fiat%20G.55%20Centauro%20pag%2001.htm si trova un ottimo walkround fotografico del G. 55 oggi conservato a Vigna di Valle .


Buon Modellismo Gabriele Luciani