Macchi Ni.29 – kit in resina scala 1/32 della Lukgraph cat. no. 32-12

Macchi Ni.29Un notevole kit ,in resina ed in scala 1/32, prodotto da una valida ditta artigianale polacca è stato da poco dedicato ad un velivolo poco conosciuto, il Macchi Ni.29 , il primo nuovo caccia ordinato dalla Regia Aeronautica nel 1924

Testo e foto di Gabriele Luciani

Nei primi anni successivi alla immane tragedia della Grande Guerra, le nazioni europee si richiusero in se stesse, nel tentativo di ricostruirsi in tutti i campi della propria vita pubblica e privata: in particolare per le forze armate di questi stessi stati, dopo gli olocausti accaduti sui vari fronti e la subitanea smobilitazione al termine del conflitto,  si arrivò quasi ad un totale abbandono del settore militare, pure per via delle contemporanee difficoltà economiche. In Italia anche per il Regio Esercito e per la Regia Marina la fine dello sforzo bellico comportò un loro notevole ridimensionamento, con la rescissione dei contratti di forniture ed una lunga stasi nell’ammodernamento delle proprie dotazioni. Il settore aeronautico delle due forze armate italiane fu particolarmente investito già dal dicembre del 1918 dalla smobilitazione tanto che nel settore della caccia, al gennaio 1923 in linea erano rimasti in vita tre soli gruppi , con 74 Hanriot Hd-1 (di cui 26 usati per allenamento caccia) e 20 Spad VIII. La situazione cominciò a mutare con la costituzione della Regia Aeronautica avvenuta il 23.3.1923 ma si pose subito il problema del rinnovamento della linea di volo che era rimasta quella del tempo di guerra, anche se la prima soluzione fu quella di far produrre alla Macchi altri 70 Hanriot HD-1 e a di acquisire un centinaio di SPAD XIII che ancora erano nei magazzini. La necessità di un nuovo caccia era però sempre più impellente e constatato che le ditte nazionali non erano ancora in grado di concepire un proprio velivolo, si continuò a ricorrere alle costruzioni su licenza di realizzazioni francesi , con due modelli che in effetti ebbero larga diffusione non solo nel paese d’origine ma in molti stati : il primo fu il biplano Nieuport Ni.29 seguito subito dopo dal Dewoitine D1 C1 un monoplano ad ala alta, rispettivamente costruiti in Italia dalla Macchi e dalla Ansaldo. Furono due velivoli di transizione, il Nieuport fu il primo nuovo caccia della neonata Regia Aeronautica: il biplano francese fu costruito su licenza anche in Belgio e in Giappone, venendo usato anche dall’aviazione svedese oltre che naturalmente da quella francese. Concepito nel 1918, era abbastanza tradizionale rispetto al Dewoitine D1 ma aveva un motore con 300 cavalli, ed era molto manovrabile e sicuro, un perfetto caccia per una forza aerea come la Regia Aeronautica che doveva passare dai residuati bellici a velivoli più moderni e performanti e di produzione nazionale come i biplani che la FIAT con l’ingegnere Celestino Rosatelli stava sviluppando. Il N.29 venne costruito su licneza dalla Macchi in 50 esemplari (che ebbero le prime Matricole Militari assegnate ad un velivolo della Regia Aeronautica, da 1000 a 1049) e in 110 dalla Caproni ; dopo il primo ordine la Macchi ne costruì altri 15 oltre a sei prototipi: questi caccia rimasero in servizio per soli quattro anni, passando poi all’addestramento. Sull’impiego in Italia del Macchi Ni.29 e sul coevo periodo di vita della Regia Aeronautica, delle buone fonti sono di due volumi di Roberto Gentilli dal titolo “L’aviazione da caccia Italia 1918 -1939 (Firenze: Ed.A.I. s.rl.,rispettivamente 1975 e 1982).

Macchi  Ni.29

Nel modellismo non c’è un stata una grande attenzione riservata in generale a questi velivoli dei primi anni venti, nemmeno al Nieuport Ni.29, cui sino ad oggi è stato dedicato un solo kit, in resina ed in scala 1/72 dalla Choroszy Modelbud, un produttore artigianale polacco. Tale scala ed anche quella in 1/48, viste le già ridotte dimensioni del velivolo reale (in effetti tutti i biplani Nieuport non erano dei giganti…), non danno effettiva contezza di questo elegante biplano così come invece può fare la scala 1/32 . Ed è appunto in questo rapporto di riduzione che, dall’estate del 2018 , un altra valida ditta artigianale polacca, la Lucgraph (www.lukgraph.pl ), ha immesso sul mercato un kit in resina del Nieuport Ni.29, declinato in una serie di confezioni con decals diverse, con quella contrassegnata dal numero di catalogo 32-12 con le insegne della R.A..

Macchi Ni.29

Aprendo la confezione, la prima cosa che si nota è che la maggior parte dei i pezzi del kit sono già pronti per essere montati e che la pulizia dalle materozze della colata della resina, sarà in questo caso una operazione che occuperà pochissimo tempo, sempre da farsi in ambienti ben ventilati e proteggendo adeguatamente mani e vie respiratorie per via della polvere della stessa resina che si sviluppa ogni volta che si carteggia o si segano pezzi fatti di questo materiale. Da notare poi che le due semi fusoliere ed anche gli alettoni che sono realizzati con pezzi distinti dalle ali , sono trattenuti con dei piccoli adesivi personalizzati della Lucgraph ! ll kit è suddiviso in 73 pezzi in resina che non presentano ritiri o sbavature, una lastra di foto incisioni, un foglio decals, delle maschere adesive per realizzare i tricolori italiani sui timoni di coda, un foglio decals ed un chiaro foglio decals.

Macchi Ni.29

La fusoliera del biplano è divisa in due grosse parti , che all’esterno come il velivolo reale (che era realizzato a guscio in legno) non hanno quasi nessuna pannellatura; si assemblano senza alcuna difficoltà anche grazie alla presenza di alcuni spinotti di riferimento (come nei kit in plastica ad iniezione…) anche se un filo di stucco per far sparire il segno della giunzione dei due pezzi andrà certo usato.

Macchi Ni. 29

Le due semifusoliere sono vuote al loro interno anche se hanno sulle pareti, in corrispondenza del vano pilota, la riproduzione della intelaiatura del velivolo. Dentro la fusoliera troveranno posto con una certa facilità diversi pezzi che riproducono molte delle componenti interne del Macchi Ni.29

Macchi Ni.29

come il motore con i caratteristici scarichi che fuoriescono dalla parte anteriore della fusoliera e che saranno alla fine gli unici particolari che rimarranno visibili una volta chiuse se semifusoliere.

Macchi Ni. 29

Nel kit ci sono le paratie divisorie dei vani motore e abitacolo: calzano molto bene all’interno delle semi fusoliere e costruiscono un ottimo supporto alle altre parti

Macchi Ni. 29

che riproducono il seggiolino del pilota , la pedaliera e il supporto degli stessi, le leve di comando. Una volta chiuse le semi fusoliere, la zona visibile dell’abitacolo del pilota  apparirà abbastanza particolareggiata; per la colorazione interna è opportuno seguire le indicazioni offerte dal foglio istruzioni.

Macchi Ni. 29

Per completare l’esterno fusoliera ci sono parti che riproducono l’armamento del caccia (due mitragliatrici Vickers) con la relativa copertura riprodotto come pezzo a parte soluzione obbligata vista la configurazione del Ni.29 : la copertura in questione infatti era aperta dal lato rivolto verso il pilota ed inoltre sulla stessa c’erano degli scassi per i montanti centrali delle ali.

Macchi Ni. 29

La riproduzione di questi ultimi fatta dal kit ha inoltre una caratteristica peculiare : hanno infatti alle loro estremità degli spinotti di metallo per meglio inserirli sulle ali e , considerando che assemblare un biplano è sempre un processo abbastanza delicato, avere questo tipo di supporto aiuta veramente e tanto…I montanti vanno rifiniti con attenzione in quanto presentano alcuni residui della colata di stampa.

Macchi  Ni. 29

Se la fusoliera del Ni.29 era molto elegante e cruvilinea, la velatura alare era del tutto opposto in quanto squadrata: nel kit della Lucgraph per le ali ci sono quattro pezzi principali , con gli alettoni separati ; le costolature della ali sono per riprodotte ed anche qui ci sono degli spinotti di riscontro alla base dei pezzi per dare ancora maggiore solidità all’insieme. Il foglio istruzioni del kit indica poi come vanno inclinate le parti dell’ala superiore che rispetto all’asse del veivolo erano inclinate alle loro estremità verso l’alto.

Macchi Ni.29

I timoni sono realizzati con le parti mobili separate, cosa molto opportuna visto che dalle foto dei Ni.29 a terra, queste parti sembra siano sempre inclinate verso il terreno.

Macchi Ni. 29

Una delle più evidenti particolarità del Ni.29 era quella di avere i serbatoi dell’acqua del circuito di raffreddamento del motore posti fra le gambe di forza del carrello; le ruote del kit non hanno l’effetto peso del velivolo a terra: una limatina risolve anche questo fatto , spesso dimenticato da molti che pure realizzano pregevoli modelli…Le stesse ruote sono offerte dalla Lucgraph nelle due configurazioni: con il cerchione intero e carenato oppure con quello a raggi, riprodotti dalla lastra di fotoincisioni presente nella confezione. Da notare che i pezzi che nel kit riproducono le gambe di forza del carrello hanno alle loro estremità degli spinotti metallici per facilitare e rendere più solido il loro posizionamento.

Macchi  Ni.29 Il set di fotoincisioni riproduce diversi particolari interni del Ni.29 come il cruscotto del pilote, le fibbie del seggiolino, ed anche di quelli esterni come il telaio del parabrezza, le alette dei radiatori sotto il muso.

Macchi Ni.29

Per la strumentazione del cruscotto c’è un film autoadesivo con la riproduzione dei quadranti dei strumenti presenti sul medesimo pannello.

Macchi Ni. 29

Le decals sono per tre esemplari, tutti con la finitura esterna in alluminata, senza insegne di nazionalità sulle ali e sulla fusoliera: dopo la Grande Guerra infatti la presenza di coccarde tricolori sui velivoli italiani divenne sempre più sporadica scomparendo dalle ali mentre comincia a diffondersi l’uso di stemmi di squadriglia anche al posto dei codici del reparto; gli stemmi poi, nel caso dei Ni.29, venivano inseriti in fasce intorno al centro della fusoliera e dello stesso colore del gruppo di appartenenza dell’aereo. Le uniche insegne nazionali che rimasero furono quelle sui timoni applicate in modo difforme a secondo del tipo di velivolo e fu solo nel 1927 che saranno introdotto il fascio littorio in fusoliera e di nuovo i codici di linea del reparto con la conseguente riduzione dei vistosi simboli araldici . I Macchi Ni.29. sono quindi da un punto di vista delle insegne e dell’araldica i tipici velivoli del periodo fra il 1924 ed il 1927 e i tre velivoli proposti dal foglio decals della Luckgraph sono :

-    1) nero 5 della 91° sq. (di base a Ciampino negli anni 1925-1926) con fascia rossa in fusoliera e cerchioni delle ruote con raggi; qui la Lukgraph secondo me forse è inccapata in un errore ovvero quello di non aver riprodotto per il lato destro del velivolo il Cavallino Rampante in quanto i velivoli di questo famoso reparto negli anni venti avevano due simboli, a destra appunto il Cavallino Rampante già del Rgt. “Piemonte Cavalleria” (3°) e poi emblema personale della M.O.V.M. Magg. Cav. Francesco Baracca, a sinistra il Grifo , una usanza introdotta con certezza nel 1924 sugli SPAD XIII della 91° sq.; il Grifo comunque è un po’ troppo stilizzato…Il produttore ha seguito in questo caso un profilo pubblicato in Francia che per le ragioni anzidette, con ogni probabilità non è esatto...

Macchi  Ni. 29

-    2) nero 12 della 74° sq. (di base a Lonate Pozzolo nel 1925) con fascia gialla in fusoliera e cerchioni delle ruote carenati; le decals per numero di linea e simbolo di reparto sono corrette;

 3) nero 10 della 70° sq. (di base a Cinisello nel 1926) con fascia gialla in fusoliera, parte anteriore dei timoni orizzontali di cosa gialli , e cerchioni delle ruote carenati; le decals per numero di linea e sono corrette, la bellissima piovra , simbolo di reparto , non è precisa al 100% ma tutto sommato può andar bene.Nel foglio decals sono presenti anche le scritte di servizio che erano ubicate all'esterno del velivolo. Lo stesso foglio sembra essere di buona qualità per saturazione e precisione dei colori, spero che le decals siano poi di facile utilizzazione .

Macchi Ni. 29

Le strisce adesive presenti nel kit servono per realizzare i tricolori italiani presenti sui timoni del velivolo, un aiuto veramente gradito , tenuto conto che questi poi sono i particolari coloristici pià notevoli del velivolo.Il modello una volta montato del Ni.29 è lungo poco più di 19 cm con una apertura alare di quasi 30 cm., non dovrebbero esserci quindi grossi problemi per riporlo in un vetrina. Lo stesso kit della Lukgraph rende molto bene le forme e dimensioni del velivolo ed è insomma un bel prodotto la cui costruzione è veramente molto invitante e consente di interessarsi ad un periodo ingiustamente trascurato della storia della aviazione militare italiana.

Gabriele Luciani 

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