Honda RCV ’06 di Nicky Hayden da Kit Tamiya 14106 con set Top Studio scala 1/12

Simone Blasi è un amico modellista che segue con attenzione e continuità il nostro gruppo Facebook. In questo articolo ci racconta come ha realizzato l'Honda Repsol del Campione americano di Moto GP Nicky Hayden da kit Tamiya upgradato con il set Top Studio.

Modello testo e Foto di Simone Blasi

Da buon appassionato motociclista mi sono sempre dedicato nel mondo del modellismo alla realizzazione di moto Tamiya in scala 1/12 appartenenti alla categoria MotoGp. In pochi anni sono arrivato a custodirne nella mia collezione oltre trenta modelli, delle varie stagioni, piloti e grafiche speciali.
Mi godevo la costruzione e la verniciatura certosina un modello alla volta, un passo alla volta, maturando man mano sempre più esperienza e dimestichezza, preso dalla frenesia e dall’impulso fanciullesco di ammirare compiaciuto le mie vetrinette piene di nuovi modelli, iniziai (senza rendermene conto) a costruire stock di moto come se fossi una catena di montaggio: tre, quattro moto alla volta, finché un giorno in un attimo di lucidità mi chiesi che diavolo stessi facendo. Capii che era giunto per me il momento di cambiare segmento modellistico, fu in quelle circostanze che decisi di dedicarmi all’altra mia passione: gli aerei.
Ma prima avrei dovuto chiudere questa fase della mia vita con il mio canto del cigno, un ultimo acuto: dovevo accettare la sfida di costruire un modello spoglio di carenature con l’aggiunta di un kit di super dettaglio.
A questo punto dovevo solo scegliere il tipo di moto. La Top Studio aveva in commercio solo kit per le MotoGp Kawasaki, Yamaha e Honda; avrei costruito una quattro o cinque cilindri? Il numero di quale pilota avrebbe raffigurato la moto? Fu il pilota a determinare la scelta. Scelsi il 69 di Nicky Hayden! Kentucky kid.
Vi chiederete come mai scegliere per il lavoro finale, un lavoro complesso e laborioso la moto di uno semisconosciuto ragazzo americano avendo a disposizione l’imbarazzo della scelta tra i nostri campioni nostrani: Melandri, Capirossi, Rossi e Biaggi?
Il 2006 fu l’anno magico in cui nacque il mio primo figlio, il 2006 fu significativo per un altro dato: si chiuse anche un’era, si cambiò regolamento e fu l’ultimo anno delle moto a cilindrata 1000 prima di passare alle 800 e il mondiale MotoGp lo portò a casa un po’ a sorpresa un ragazzo del Kentucky finito in MotoGp per raccomandazioni della potente Honda America, il suo nome è Nicky Hayden.
Una serie di coincidenze quindi mi portarono all’annata 2006, vincente Hayden su Honda.
Hayden proveniva dalla categoria Superbike americana, dove nel 2002 al suo secondo anno nella massima categoria conquistò il titolo portando al successo la poco competitiva Honda RC51 (l’unico che ci riuscì) diventando al contempo il più giovane vincitore di sempre del titolo.
La potente Honda America portò il suo pupillo nel circus della MotoGp nel 2003 direttamente nel team ufficiale Honda Repsol al fianco di Valentino Rossi. Nelle stagioni 2003 e 2004 raccolse quattro terzi posti, dal 2005 iniziarono le prime soddisfazioni, una vittoria, e diversi podi e il 3 posto in campionato.
Nel 2006, grazie a nove podi di cui due vittorie nelle prime undici gare mantiene la leadership della classifica iridata per quasi tutta la durata del campionato; alla penultima gara in Portogallo viene abbattuto dal compagno di squadra (Pedrosa) ritrovandosi così all’ultima gara in Spagna con 8 punti da recuperare ad un certo Valentino Rossi.. un’impresa quasi impossibile. Ma Rossi parte male e nel tentativo di recuperare cade, Hayden si accontenta del terzo posto e vince il mondiale, il coronamento di un sogno. Il suo giro d’onore è romanticismo, le lacrime mentre abbraccia il padre a bordo pista sono da antologia.
Un semplice ragazzo del Kentucky era arrivato così nel patinato mondo delle superstar della MotoGp.
Nicky, ovunque si legga di lui è considerato dagli addetti ai lavori e dai suoi stessi colleghi un ragazzo gentile, educato, rispettoso, un lavoratore del manubrio con pochi fronzoli e tanta dedizione. Ma per quanto potesse essere veloce era lampante il divario di talento rispetto ai suoi più blasonati e titolati avversari. Il suo palmares sotto la voce vittorie langue, si contano su una mano, ma nella mia mente sono rimaste indimenticabili le sue esplosioni di gioia al traguardo di quelle poche gare vinte.
La sua vita agonistica era diventata lo specchio delle imprese leggendarie che spesso capita di vedere nei film sportivi in tv: benché avesse un talento limitato non ha mai mollato, nel vero senso della parola, si impegnò lavorando il doppio dei suoi colleghi, dando esempio a tutti… e fu un esempio soprattutto per me conquistandomi con il suo spirito, la tenacia, l’impegno, la dedizione, il sacrificio, l’onore e il rispetto dando tutto sé stesso anzi oltre il 100%. Anni di duri sacrifici che lo hanno portato nel 2006 sul tetto del mondo.
Era questo il pilota a cui dovevo dedicare il mio ultimo lavoro!


Questo è come si presenta inizialmente il mio lavoro: Kit Tamiya 14106 che non ha certo bisogna di descrizioni.. un ottimo kit di stampate grigie e bianche con combinazioni per costruire la moto del 2002, 2003 e 2006, le plastiche sono perfette, tutto combacia alla perfezione, il foglio delle decals della cartograf è completo, ma solo per la livrea repsol.


Il kit di super dettaglio master è della Top Studio e si presenta in una piccola scatolina; ma all’interno c’è qualcosa di magico: tanti particolari in resina e plastica bianca ben dettagliata, due lastre di fotoincisioni, cavi di diversi diametri e guaine, pezzi in alluminio torniti per lo scarico, gli accessori sono veramente tanti, l’unica nota negativa sono i fogli di istruzioni, veramente poco chiare in certe fasi del montaggio!

La prima fase del lavoro ha coinvolto la chiusura del telaio e del forcellone, questo perché nel kit originale rimane la stampata aperta, a modello chiuso di carenature e con la ruota posteriore montata questi dettagli non si sarebbero notati ma col lavoro che avevo in mente queste aperture sarebbero risultate esteticamente poco convincenti.
Per prima cosa ho realizzato le dime delle due fiancate del telaio e del forcellone posteriore, successivamente ne ho ricalcato i bordi su un foglio di plasticard da 0,5 mm, poi ritagliato e lavorato con lime per farle combaciare sui bordi delle stampate originali. Un enorme lavoro di stucco, carta vetrata e lime ha coinvolto ogni zona, in particolare la zona del passaggio catena nel forcellone.

Lo stucco bianco tamiya mi ha dato una bella mano nel raccordare gli errorini di taglio. Resomi conto che potevo fare di più, ho deciso di creare delle saldature rendendo più verosimile il telaio e forcellone.
Ho dapprima creato piccole fessure sui bordi dei pezzi in corrispondenza di dove si sarebbero dovute inserire le saldature, in primis ho usato lo stucco bicomponente della Milliput stendendo un amalgama dei due componenti (stucco e indurente) piuttosto consistente al tatto in modo che non si schiacciasse al tocco e durante la posa, questo perché parlo di filamenti di stucco veramente sottili e difficili da maneggiare, alla minima pressione si deformavano, quindi una volta trovata la giusta alchimia l’ho tagliato in piccole striscioline e incollate con la ciano sul telaio, dopo un’attesa di poche decine di secondi ho testurizzato le striscioline con la lama di tagliabalsa dando il senso del cordone di saldatura. Si è rivelato un lungo e corposo lavoro. Successivamente su consiglio del maestro Federico Toselli ho usato pezzi di sprue stirato a caldo, una volta incollato con la ciano sul telaio mi sono avvalso della colla tamiya tappo verde per ammorbidire lo spue e dare l’effetto della saldatura.

La fase seguente ha coinvolto l’assemblaggio del motore e qui mi sono scontrato con la scarsa esistenza di documentazione fotografica della Honda RCV ’06, sostanzialmente ho usato i pezzi del kit tamiya unendo le parti in resina del kit di dettaglio, un lavoro più intenso ha coinvolto la modifica del sistema di raffreddamento in cui ho in gran parte modificato e sostituito le parti tamiya con quelle della top studio, compreso la costruzione e fissaggio delle fascette stringi tubo sui tubi neri del radiatore e pompa dell’acqua. Un lavoro per niente facile!


Ho leggermente modificato il radiatore e la batteria e il suo alloggiamento rendendola più simile al vero.
Passando alla colorazione ho usato per il telaio e forcellone il metallizzato Alluminium della Alclad2 e come protettivo il lucido della Kcolor X-60.
Il basamento centrale del motore un mix al 70% di XF-56 metallic grey e 30% di gun metal, per i coperchi teste ho usato X-31 Titanium gold, per la coppa dell’olio il magnesium allungato con alluminium della model master. Una leggera mano di lucido Kcolor X-60 per preparare le zone dove ho dato una leggera passata lungo le linee di panel line black della Tamiya e un leggero, ma molto leggero lavaggio di nero ad olio.
Il serbatoio della benzina ha ricevuto un lungo lavoro di modifica, ho cannibalizzato quello del kit originale modificandolo fino a renderlo più fedele possibile a quello reale in base alla documentazione in mio possesso. Usando plasticard da 0,25, stucco, carta vetrata e tanta pazienza sono riuscito nel mio intento. Peccato non aver fatto le foto del prima e del dopo e dei vari particolari modificati durante la fase di lavorazione. La verniciatura sempre con metallizzati Alclad2 su base nera lucida e protetta con trasparente satinato Kcolor X-30

Il montaggio dello scarico è un mix tra il kit originale e parti in resina e metallo tornito del kit top studio, la differenza si nota eccome dallo scarico completamente di serie.
Ho voluto spingermi oltre al semplice assemblaggio delle parti dei due kit, ragionandoci sopra la realizzazione delle molle di fissaggio (tecnica che non avevo mai sperimentato) era necessaria al fine di rendere il modello più completo anche se tutto sommato sono risultate semi invisibili: quelle che tengono lo scarico collegato ai cilindri sono oscurate dal radiatore, quelle lungo i tubi centrali sono nascoste dai tubi stessi, l’unica molla che si nota è quella del terminale laterale.
Per la costruzione mi sono servito di un ago e del filo di stagno da 0.2 mm avvolgendo quest’ultimo attorno all’ago creando così delle strette spirali, una volta tolta dall’ago ho sigillato (e quindi reso più resistente al tatto) la delicata spirale con una goccia di ciano, successivamente ho tagliato di misura la spirale piegandone i bordi a uncino.
Dei pezzetti dello stesso filo sono stati piegati ad U ed incollati in corrispondenza di dove sarebbero state posizionate le molle.
Al termine di una bella mano di primer grigio mi sono avvalso sempre dei metallizzati della Alclad2, ho iniziato con più mani leggere di alluminium airframe, il passaggio successivo prevedeva una leggera mano di chrome e a seguire di poche ore un’altra mano leggera del colore precedente creando così una bella armonia di toni metallici su cui applicare gli effetti delle “scottature”.
Qui, stampate le immagini degli scarichi reali ho cercato di copiare i punti in cui i gas di scarico avevano dato il classico colore di scottature al metallo. I colori usati per questa fase sono: hot metal blue, hot metal violet e infinitesimali velature di gold titanium. Ho più volte ripetuto i passaggi anche in ordini casuali per amalgamare i toni di colore, passaggi delicati senza mai insistere, ad ogni sessione andavo all’aperto, alla luce naturale per valutare il punto della situazione, mi sono reso conto che fissare il modello sotto le luci delle lampade può falsare la percezione del colore e della saturazione.
La colorazione degli scarichi è stato il secondo lavoro più lungo e difficoltoso.

A questo punto potevo assemblare i pezzi preparati, il mio progetto stava pian piano prendendo forma.
Prima di iniziare il mostruoso lavoro dell’impianto elettrico mi sono preparato tutti i particolari su cui applicare la le decal in carbonio: staffe per il supporto dei dispositivi elettronici, protezioni varie e parafango posteriore.


Per questo lavoro mi sono avvalso di un foglio decals con la trama in carbonio della Scale Motorsport, dopo aver ritagliato le sagome le ho immerse dentro un bicchierino di acqua calda per sciogliere il collante della decals e al tempo stesso ammorbidirla, per l’applicazione sui pezzi mi sono corsi in aiuto i prodotti Microset e microsol.
Per il posizionamento corretto mi sono aiutato con un cotton fioc, scaldando lentamente il pezzo con il phon e ruotandoci sopra il cotton fioc sono riuscito a far uscire le piccole bollicine di aria così da far aderire bene la trama in carbonio lungo le curve, le pieghe e gli spigoli; tutte zone davvero infernali su cui stendere le decals!!
Anche questa era fatta, ho lasciato riposare i pezzi per un paio di giorni dando poi un paio di mani abbondanti di clear Gunze H30.
Un’altra modifica necessaria è stata rivolta al piatto degli iniettori e ai cornetti di aspirazione. Li ho svuotati, aperti e sfondati dalla irrealistica plastica del set originale aggiungendo inoltre guaine e cavetteria che al castello degli iniettori.


Durante l’assemblaggio mi sono reso conto di un altro dettaglio mancante ma necessario, le pipette della candele erano presenti nel modello di base, ma i cavi?? Questa mancanza è stato un dettaglio che mi è capitato di scorgere quasi per sbaglio; ho preso del filo di stagno da 0.3mm e lo infilato dentro una guaina nera (eccedenze del kit di dettaglio) lo scaldata con la fiamma di un accendino fino a farla restringere e aderire sul mio filo, in questo modo mi sono fatto i cavi che dalle cinque pipette andavano verso la parte bassa del motore. Non sapendo dove andassero collegati li ho fatti “morire” dentro la guina centrale.

Veniamo alla parte più complessa e che più ha messo a dura prova la mia vista e la mia pazienza: minuterie da far venire raptus omicidi!
La creazione del cablaggio elettrico in certe fasi non del tutto chiara, lascia spazio diciamo… al proprio intuito. Ho avuto un bel da fare per capire dove andassero a finire i cavi, dove collegarli e come farli passare sulla moto.
Dapprima ho verniciato i cablaggi piccoli in black rubber Tamiya XF-85, in seguito con un minidrill e una punta da 0,3 ho praticato alle estremità di ognuno un piccolo forellino in cui avrei infilato dei pezzi di filo da 0,3 tagliati più lunghi del necessario; in seguito li avrei ritagliati di misura in base alla posizione in cui li avrei alloggiati sulla moto prima però avrei inserito la guaina nera da 0,5mm , questa scaldandola con un accendino e allungandola avrebbe aderito alla perfezione al cavo di stagno creando un vero effetto da cavo elettrico. Ho ripetuto questa procedura per tutti cablaggi sia piccoli che grossi.


Servendomi della punta di un ago e stuzzicadenti ho versato gocce infinitesimali di colla ciano tra i cablaggi e il filo, prima ovviamente ho eseguito prove a secco per dare ad ogni filo la giusta piega e direzione, ma nonostante ogni accortezza purtroppo mi è capitato durante l’alloggiamento che dei cablaggi si staccassero dai fili mettendo a dura prova la mia pazienza, questo perché ad un certo punto i fili cominciavano ad essere veramente tanti attorno alla moto.. soprattutto nella zona del cruscotto!

A questo punto il più era fatto, non rimaneva altro che sistemare altri piccoli dettagli come il pignone, per questo scopo ho distrutto la catena del kit originale tenendo solo il pignone, servendomi di un minidrill e una punta da 1,2 mm ho bucato e staccato le maglie della catena attorno ai denti del pignone, a seguire con una fresina cilindrica ne ho armonizzato i denti.


La difficolta principale è stato maneggiare il pignone perché diventava sempre più piccolo. Dalla banca delle foto incisioni ho trovato un dato esagonale che avrebbe conferito al modello maggiore credibilità di serraggio sul blocco motore.

Per concludere ho incollato sul sellino una pellicola adesiva che rende la seduta del sellino simile al materiale che si trova sulla moto reale. La trovai per caso in un sito inglese diversi anni fa.
Il cavalletto anteriore è stato auto costruito con del filo di ottone da 1mm, piegato con una dima, i due anelli in alto dove passa la barra orizzontale sono stati ricavati da scarti di guaina da cablaggi elettrici, una volta incollati con la ciano ha servito alla perfezione il suo scopo.

La moto intera montata come da kit tamiya è stata verniciata con colori acrilici della Zero Paints, come tutto il resto dei miei modelli di moto, mi sono trovato ottimamente, le decals sono state stese seguendo il medesimo procedimento delle dacals in carbonio descritto in precedenza. Ho sigillato il tutto con il trasparente bicomponente della Zero Paints.

Avendo bisogno del catalizzatore è leggermente più brigoso da usare, ma una volta trovato il giusto mix tra indurente e thinner ma la resa è veramente ottima, coprente e trasparente! Lo consiglio.




Il risultato di tanta fatica mi ha davvero soddisfatto, peccato che in foto tanti dettagli dell’insieme non vengano colti come dal vivo.
L’unica cosa che ancora manca è una cornice attorno alla basetta, la quale è in costruzione dal corniciaio.. appena si decide a tagliarle le monterò !
Ma adesso basta moto, è ora di imparare tecniche nuove con l’altra mia passione: gli aerei!

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